Precious, Lee Daniels, 2009


Una delle cose più curiose che ho rilevato su Precious è che la protagonista quasi oscarata Gabourey Sidibe da mesi ormai ripete nelle interviste che Precious non è lei.
Ora sarebbe interessante comprendere da dove nasce questa necessità impellente di presa di distanze. Dopo aver visto il film, e riflettuto su di esso, comprendiamo che l’affermazione equivale ad una excusatio non petita. Perchè Precious è uno dei film più brutti ed ingiustamente strombazzati che vi capiterà di vedere al cinema di qui all’eternità. Provare per credere.
Brutto, senza rimedio. Obamiano, non obamiano, di denuncia o ferocemente razzista. Balle. Discussioni inutili. E’ un film fastidioso, sgradevole, imbarazzante. Ridicolo nella sua esasperata drammaticità. Vecchio. Dice, è ambientato negli anni Ottanta, si tratta di ricostruzione d’epoca. No. Si tratta di vecchiume.
Che poi la storia la sappiamo. Sono mesi che ci viene raccontata. Non ricordo a che punto della faccenda è saltata fuori anche l’ennesima polemica Photoshop perchè pare che  la Gabourey Sidibe fosse stata sbiancata e smagrita sulla copertina di Elle. Ma questa è un’altra roba. O forse nel calderone di sfighe del film potrebbe pure starci. Dalla finzione alla realtà, per osmosi. Comunque: Clareece Precious Jones ha 17 anni ed un nome da farfallina che ovviamente stride come una grattata d’unghie sulla lavagna con tutto ciò che è. Ed è tanta roba. Nell’ordine: nera, obesa, di Harlem, analfabeta, stuprata dal padre, madre di una bambina down, figlia di una balena megera, in attesa di un secondo figlio. Se entra in classe nessuno si accorge di lei. Se va dalla preside non ne ottiene comprensione ma solo la porta sbattuta sul muso. Se cammina per strada i ragazzi neri si bullano di lei e la fanno anche inciampare. Non è grassa, è che la madre la costringe a mangiare quando le gira, così. Pentole di zampe di maiale putrefatte. Tipo la merda agli adolescenti di Salò (scusa PPP). Per non farsi mancar nulla, le capita pure Mariah Carey come assistente sociale.  Così trotterellando tra una disgrazia e l’altra capita in una scuola con un programma speciale, nella quale si ritrova gomito a gomito con una serie di puttanelle nere o meticciate dei bassifondi, che all’inizio sembrano superficiali ma alla fine hanno un gran cuore e se ogni tanto scrivono “cazzo” sulla lavagna nonostante si siano trasformate nelle sorelle Bronte è solo per non far dimenticare da dove vengono, come cantava  J.Lo.
E l’insegnante, imbarazzante gnocca votata alla professione dell’insegnamento in barba a tutte le Gelmini del mondo, la aiuta a capire che è bella dentro (sic). Anche perchè ha un sovrappiù di sensibilità (l’insegnante), dato che è lesbica. Quindi è più buona.

Robe che l’unico paragone possibile è con Lovely Sara in versione afro.
O peggio, ma ora non mi vengono in mente.

Boicottiamolo, per carità.

IMDB | Trailer

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2 Comments

  1. Posted 1 dicembre 2010 at 11:33 | Permalink | Rispondi

    …magari dice che Precious non è lei perché la scambiano per la protagonista del film; può darsi che invece lei se la passi discretamente meglio…

  2. babidec
    Posted 1 dicembre 2010 at 13:00 | Permalink | Rispondi

    1)che bello ri-leggere la papessa! :)
    2)che bello, la papessa cita “Lovely Sara” (il tono è un optional)!
    3)che bello leggere un pezzo della papessa mentre in tv passa lo spot dell’attesissimo libro di Barbara D’Urso (hai letto bene, si!): “Più forti di prima – Storie di donne dalla tragedia alla rinascita”… cosa che non si allontana poi tanto da “Precious” e chissà, magari è anche meglio ;)

One Trackback

  1. […] conquistare il pubblico del Sundance: ambientazione periferica (urbana, come per l’Harlem di Precious o ai limiti del mondo civile, come accadeva in Frozen river), realtà sociali e familiari […]

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