Amministrare Virzì

Il vantaggio di scrivere su secondavisione invece che, per esempio, su “Vita Ermeneutica” è che uno può dire tutto quello che gli viene in testa, anche le semplici impressioni. Ultimamente, per esempio, ho l’impressione di vedere Paolo Virzì ovunque. Quando vado a vedere un film italiano (medio, ben fatto, con delle ambizioni sociologiche), mi sembra di trovare tracce dei suoi film sparse in ogni dove. Qualche esempio, ma probabilmente ce ne sono altri. In La passione, ambientazione toscana, c’è la coppia anziana di La prima cosa bella, Stefania Sandrelli-Marco Messeri. In Figli delle stelle compare, anche se per poche inquadrature, la coppia giovane di Ovosodo, Claudia Pandolfi-Edoardo Gabbriellini. In La donna della mia vita c’è di nuovo Stefania Sandrelli nel ruolo di mamma un po’ svampita che ha rovinato la vita ai due figli, una specie di versione allegerita di Anna Nigiotti di La prima cosa bella. (Sì, poi due di questi tre film avrebbero un altro elemento comune: Giuseppe Battiston, ma magari ne parliamo un’altra volta). In La nostra vita di Luchetti c’è una delle coppie di Tutta la vita davanti, Isabella Ragonese-Elio Germano, ma in versione romanista.

Coincidenze? Ci sta, ma mi piace pensare a un’altra possibilità, così, tanto per discorrere. Mi pare che Virzì, oltre a fare dei film che funzionano (perché di solito incassano, perché se ne parla, perché gli permettono di farne altri) abbia avuto negli ultimi anni rispetto al nostro cinema un ruolo più decisamente istituzionale, quello cioè di proporre forme e moduli di racconto riutilizzabili. Le cose che funzionano in certi film di Virzì funzionano anche nei film di altri registi. Perché? Chi lo sa. Forse è meglio provare a capire cosa funziona e poi circola altrove.

La prima cosa a dirla sembra una scemenza, ma probabilmente non lo è: Virzì nei suoi film riesce a legare in maniera pressoché inscindibile funzioni e attori, personaggi e persone. Non si tratta solo di scrivere dei buoni ruoli per interpreti adatti, ma di saldare le due entità in tipi che siano già implicitamente pezzi di racconto. Stefania Sandrelli di suo non è detto che funzioni, il personaggio della mamma ossessiva nemmeno, la combinazione sì ed è anche ripetibile in contesti parzialmente diversi.

La seconda cosa potrebbe avere a che fare con la famosa eredità della commedia all’italiana. I film di Virzì raccontano storie di formazioni sociali (la famiglia più spesso, ma anche la classe,  il condominio, il call center). Raramente il singolo spicca sulla società, con l’eccezione parziale e – secondo me – poco riuscita di N – Io e Napoleone.  Lo stesso in linea di massima vale per i titoli ricordati prima, in cui la strada della commedia (anche nel film di Luchetti) conduce a una proliferazione di caratteri e a una composizione di ambiente che non sono strettamente riconducibili ai modi consueti della macchietta.

La terza cosa che mi sembra interessante è che, nonostante la densità sociologica e, per capirci, realistica di queste rappresentazioni i film di Virzì contengono quasi sempre una sorta di apertura all’irrealtà (al sogno, alla fantasia). I balletti di Tutta la vita davanti, ovviamente, e anche la trasferta americana di Tanino e il trip/non trip di Baci e abbracci. Ma soprattutto, non so se è solo una mia impressione, le proiezioni del piccolo Bruno in La prima cosa bella, in cui il bambino è l’unico testimone dei comportamenti disdicevoli della madre. Momenti analoghi si ritrovano in tutti i film che ho nominato prima, magari legati a istanti di impotenza dei protagonisti.

Oh, poi magari non è nulla vero, ma questo è il bello di non scrivere su “Vita Ermeneutica”.

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One Comment

  1. babidec
    Posted 3 dicembre 2010 at 12:35 | Permalink | Rispondi

    pensi che stamane, appena finito di leggere il suo pezzo, salita in treno e aperta la Settimana Enigmistica, anche a me è apparso Virzì(si veda Bartezzaghi a p.37)caro dr. Noto.Non solo mi si chiedeva anche della Spaak … la migliore controparte della Sandrelli versione ’60-’70 (chissà anche 2000) che, a mio avviso, esista. Cmq. il pezzo spinge alla riflessione. Grazie!

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