Regalo di Natale

Caro Babbo Natale,

scusa per la lettera ritardataria. Se faccio ancora in tempo vorrei chiederti un altro regalo, in sostituzioni di quello per cui si era già d’accordo.
Ieri sera ho visto In un mondo migliore di Susanne Bier. No, questa non è la recensione. Per quella devi aspettare domani, la scrive Francesco.
Questo è il mio desiderio: vorrei che tu portassi gli sceneggiatori italiani a vedere In un mondo migliore. Quanti saranno tutti quelli che scrivono sceneggiature in Italia? Quarantacinque, cinquanta? Li porti con un pullman, come alle scuole superiori. Ci stanno su un pullman, hai voglia.
Se tutti sono troppi portane almeno due: Stefano Rulli e Sandro Petraglia. Hanno tante qualità: sono esperti, sanno parlare col pubblico italiano, scrivono per la tv, sanno scrivere storie con tanti personaggi e anche con i bambini. Però hanno un po’ la mania dello “spiegone”.
Ah, scusa, lo spiegone sarebbe quella scena in cui tutto quello che hanno fatto i personaggi viene spiegato, quel momento che cancella ogni ombra, in genere c’è un personaggio che che ti dice chi ha torto e chi ha ragione. Per esempio ne La nostra vita quella scena in cui Gabriela, la signora rumena, spiega a Elio Germano che a forza di pensare ai soldi si perdono i valori veri della vita, hai presente? A che serve? A me non piace, anzi ogni volta mi irrita.
Nel film di Susanne Bier invece niente spiegoni. I personaggi sono densi, fino alla fine non si capisce che hanno per la testa. E soprattutto non ce n’è uno più illuminato degli altri che dice a tutti come va il mondo. Eppure è una sceneggiatura “europea”, con tanta contemplazione e tanta indagine sui personaggi. Quindi si può fare! Ah, l’hanno scritta la regista e Anders Thomas Jensen.
Oh, se poi questa mia ti arriva tardi o non riesci a esaudire il mio desiderio, procedi pure con quella V11 Le Mans di cui s’era detto. Nera se c’è.

Con grande affetto,
p.

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