Il nostro viaggio nel cinema italiano: L’Ultimo Ultras, Stefano Calvagna, 2009

Trama: Si avverte la gentile clientela che il tasso di spoiler di questo post è del 110%. Per cui, se avete intenzione di guardare prossimamente questo film e gustarvi le incredibili sorprese che la trama saprà regalarvi, state attenzione! Altrimenti, leggerete sereni.

Luca, interpretato dal regista, è un ultrà (singolare di ultras…) in forze alla brigata Gladio. Durante una trasferta a San Siro, il suo autobus viene attaccato dai tifosi della squadra avversaria, gli ultras della brigata Albatros. Durante gli scontri, Luca accoltella a morte un ragazzo. Resosi conto dell’accaduto, coperto dai suoi amici, si nasconde sotto falso nome (Giovanni) in una pensione presso il Lago di Garda. In esilio forzato, il nostro passa le sue giornate scommettendo alla ricevitoria Snai, frequentando una prostituta e guardando intensamente il lago. Il suo cuore palpita per la cassiera della ricevitoria, la signora Marina, una milf che nasconde un orribile segreto.  Ma i “demoni interiori” di Luca/Giovanni lo portano a frequentare il piccolo stadio della squadra della sua nuova cittadina, la Bardo. Incapace di resistere al richiamo della violenza, si intrufola tra i tifosi ospiti e cerca apertamente lo scontro. Inevitabilmente finirà per inimicarsi il capo della curva locale, il quale – scaltro come una faina – scopre per quale motivo Luca/Giovanni si nasconde lì. Il perfido tifoso della Bardo, insieme alla prostituta del paese, comincia a ricattare il povero Luca/Giovani. Il nostro protagonista, che da poco ha intrapreso una relazione con la signora Marina della ricevitoria Snai, a questo punto è costretto a fare un passo indietro e assecondare i ricatti del suo aguzzino. Ma i nodi verranno tutti al pettine nel momento in cui il campetto locale viene scelto per ospitare l’ennesima partita tra Gladio e Albatros (se non siete stati attenti, la stessa partita che ha segnato il destino di Luca/Giovanni). Nell’arco dei dieci minuti finali succede un po’ di tutto e di più. Marina rivela a Luca/Giovanni il suo segreto: suo figlio è stato accoltellato allo stadio da un tifoso che s’è dato alla macchia. Indovinate chi è stato? Provate un po’ a indovinare. Dai. Eh? Chi sarà mai stato? Eh? Luca/Giovanni urla delle cose come: “Noooooooo, perché proprio amme! Marinaaaaaaa!” e fugge. Marina si arrabbia un po’, ma dieci secondi dopo è già pronta al perdono. Il cattivo chiede a Luca/Giovanni di uccidere una persona, ma lui si rifiuta perché va bene tutto “ma oh, sei scemo?”. Inevitabilmente i tifosi della brigata Gladio e quelli dell’Albatros si picchiano. Gli amici di Luca/Giovanni stanno avendo la peggio, ma vengono tratti in salvo proprio dal nostro eroe, che li nasconde nella sua camera d’albergo. Una volta però scoperto che durante questi scontri il suo migliore amico ha accoltellato un tifoso avversario per emularlo, Luca/Giovanni non ci vede più. Decide di prendersi la colpa del suo amico e di consegnarsi alla polizia. Colpissimo di scenissima: prima di entrare in centrale, Marina gli rivela di aspettare un figlio da lui. Luca/Giovanni capisce quanto è importante il dono della vita, si consegna lo stesso alle forze dell’ordine, ma viene ucciso mezzo secondo dopo da un tifoso dell’ Albatros che era lì in sala d’attesa. Il film si chiude su un filmatino in simil super 8 del figlio di Luca/Giovanni e Marina che gioca  da solo a calcio con indosso la maglia delle brigate Gladio del padre.

Giudizio sbrigativo: Tipo che si ride da quanto è brutto.

Perché lo abbiamo visto: Puro sprezzo del pericolo. Mi ricordavo inoltre della visione del trailer, con un’impagabile frase detta da uno spaesato Andrij Ševčenko. Ve la ricordate? Ricordatevela!

Perché la viulensa? A questo, bisogna aggiungere una mia totale fascinazione verso Stefano Calvagna, regista, scenaggiatore e interprete del film. Perché mi affascina Stefano Calvagna? Grazie per la domanda. Per questa notizia, che ha dell’incredibile. Calvagna nel 2007 scrive e dirige Il Lupo, istant movie su Luciano Liboni. Il film viene più o meno snobbato sia dal pubblico sia dalla critica, ma Calvagna trova i soldi e il tempo di realizzarne anche un adattamento per il teatro. Nel febbraio del 2009, dopo uno rappresentazione dello spettacolo: “due uomini a bordo di una moto (lo) hanno atteso all’esterno del teatro, per poi esplodergli contro cinque colpi di pistola, di cui solo uno ha raggiunto il regista ad una gamba.” (Fonte). Ma qualcosa non torna in questa storia. Nel novembre dello stesso anno, Calvagna viene arrestato: “I reati ipotetici commessi dal noto regista sono: calunnia aggravata, detenzione e porto di arma clandestina, ricettazione. La procura ha chiesto e ottenuto il processo immediato nei suoi confronti e in quelli di un finanziere che si ritiene lo abbia aiutato ad allestire una messa in scena, in cambio di un provino cinematografico per la figlia”. (Fonte). Ancora: “Stefano Calvagna, il regista balzato agli onori delle cronache per la sparatoria fuori dall’Anfitrione il 17 febbraio 2009, finirà sotto processo. Accadrà il prossimo 12 ottobre. Il regista de Il Lupo è accusato di calunnia aggravata, detenzione e porto di arma clandestina, ricettazione.” (Fonte). Al momento non riesco ad avere notizie più precise sul processo e sul destino di Clavagna. Se escludiamo però i fatti di cronaca, resta innegabile il fatto che Stefano Calvagna sia una delle più interessanti personalità del nostro Cinema. Come ovviamente segnala sul suo sito, Gian Luigi Rondi lo ha definito “Il Tarantino Italiano”. Copio e incollo dalla sua bio: “Nato a Roma, Calvagna ha iniziato il suo percorso di formazione cinematografica giovanissimo negli Stati Uniti, studiando prima recitazione all’Actor’s Studio di New York e poi regia a Los Angeles, dove ha lavorato come assistente alla regia per la serie televisiva Beverly Hills 90210“. Dal 1999 ad oggi, ha diretto alcuni episodi della fiction Vivere e ben sette lungometraggi, quasi sempre da lui scritti e interpretati. Oltre al già citato Il Lupo, citiamo almeno il suo esordio Senza Paura (incentrato sulla storia de la banda del taglierino), L’Uomo Spezzato (un professore accusato di molestie sessuali da una sua studentessa minorenne) e Il Peso dell’Aria (e qui si parla di usura. Paiura. Datura.). Come potete vedere il nostro è un regista attento all’attualità, forse l’unico nel nostro paese capace di rielaborare velocemente in forma cinematografica le notizie di cronaca che ci circondano. Grazie a questo, i film di Calvagna hanno sempre goduto di una buonissima pubblicità. Guardate come viene elogiato al Tg1, alla trasmissione il Cinematografo (Anselma Dell’Olio lo paragona addirittura al Kevin Smith di Clerks) e in uno spazio promozionale fatto da Lorena Bianchetti a Domenica In Rosa.

Insomma, che voi lo sappiate o meno, Stefano Calvagna è un regista e attore italiano. Gira film, lavora in teatro, va ai festival, è ospite delle trasmissioni televisive di settore, lavora con attori e personalità come Enrico Montesano, Corinne Clery, Dario Ballantini. Ha una sua casa di produzione, la Poker Film, di cui però non riesco a dirvi nulla di più, visto che il sito non è al momento funzionante. Detto questo, non sono tanti quelli che hanno mai visto un suo film. Sul Dizionario dei Film Il Mereghetti, edizione 2008, una sola pellicola (L’Uomo Spezzato del 2005. per la cronaca, voto: una palla. “… Calvagna mette sul piatto temi come il disagio giovanile, la crisi della famiglia, la voracità dei mass media, e tira in ballo Borges e L’Urlo di Munch; ma pecca di superficialità e di presunzione, tra ingenuità, personaggi mal scritti e scelte registiche suicide…”), ma Calvagna è sempre lì. Un vero e proprio mistero.

Fulmine di Pegasus (aka triplo dolly carpiato con avvitamento aka la scena ricca aka buttiamo due soldi su questa sequenza che facciamo il botto aka “la mia arte si esprime nella visione”): Niente! Volendo proprio cercare qualcosa da segnalare, citerei gli scontri iniziali. Questa è forse l’unica sequenza in cui ci sono dei movimenti di macchina, un’idea di montaggio e un rallentì.  Magie dell’internet, ecco a voi la sequenza!

Impossibile non notare la scelta dei costumi: maglietta nera per un team, felpa azzurra con cappuccio per l’altro. Il risultato è che il tutto sembra uscire da una puntata di Giochi Senza Frontiere. Squadra delle fragole contro quella dei limoni. E questo, pensate, è il meglio.

Momento Centovetrine (alias la scena povera alias hai speso i soldi per il triplo dolly, adesso quest’altra la fai con un totale di 3′ e la illumini con la luce di emergenza Beghelli, e il fonico oggi non viene perché aveva un torneo di karate): Tutto il resto del film? Dispiace essere così cattivi, ma la mano registica di Calvagna è profondamente legata al (brutto) linguaggio televisivo: movimenti estremamente semplici, camera per lo più fissa e frontale agli attori, goffe dissolvenze incfrociate, flashback “spiegoni” didascalici, dialoghi letterari e poco credibili e recitazione discutibile.

Dai, dai, dai che la giriamo: (alias la scena in cui il film sembra decollare): Non esiste. Fin dai primi secondi di film, sarà infatti chiaro allo spettatore smaliziato che L’Ultimo Ultras sarà un brutto film.

Enchanted Bunny (alias la scena in cui il film si suicida): Come potete immaginare, sequenze suicidio qui non mancano. Avete già potuto ammirare l’ospitata di Sheva, per cui mi limito a segnalare le due più evidenti. La prima è un flashback (seppiato) in cui il protagonista si confronta con il padre sul tema della violenza, dopo che quest’ultimo ha scoperto un arsenale nascosto nella camera del figlio.  “Avete rovinato la cosa più bella del mondo: il calcio!”. “Papà, ma io tutti i giorni rischio il culo per l’onore!” e fesserie del genere. La seconda è uno dei momenti più WTF dell’intera storia del Cinema. Luca/Giovanni nella sua camera d’albergo sente spesso suonare un violino. Un giorno, mentre passeggia sul lago, incontra una ragazza con sottobraccio un violino. “Ma allora sei tu!”.  La ragazza si presenta e rivela al protagonista che le piace suonare guardando il lago, per trarre ispirazione dal panorama. Luca/Giovanni la invita quindi a suonare in camera sua. Il risultato è che da quel momento in avanti, ogni volta che si vede il nostro impegnato a fare qualcosa in camera sua (per altro: scrivere le sue memorie su un quaderno, accarezzare il viso della signora Marina), sullo sfondo c’è la violinista. Maccosa.

Lui sta scrivendo le sue memorie.

Tarallucci e vino: (alias c’è un conflitto? che cos’è il conflitto alias l’altro umiliato in sottotesto): Be’, L’Ultimo Ultras è la storia di un uomo che, come nei migliori noir, non può fare a meno di confrontarsi con il proprio destino. Un uomo che fugge dalle proprie colpe, dai propri demoni, ma che prima o poi si trova a dover pagare per quello che ha fatto. C’è quindi il conflitto tutto interiore del protagonista che vuole lasciarsi alle spalle i propri sbagli per rifarsi una vita. Sfortunatamente questa possibilità gli è negata, proprio a causa delle sue azioni. Mettiamolo così, va là…

La società si prende le sue colpe?: Stefano Calvagna si dichiara ex ultrà della Lazio. “… ho militato fino ai 33 anni negli Irriducibili della Lazio. Ancora oggi sono un ultrà nel cuore, di quelli veri…”. (Fonte). Non è sbagliato quindi pensare che il nostro abbia voluto fare un film a tema, in grado di dare una spiegazione all’annosa questione: “perché la viulensa?”. Peccato però che il tutto sia piuttosto confuso, o quantomeno espresso in maniera goffa. In primo luogo lo spettatore non può provare simpatia per un protagonista che è colpevole di omicidio e che, invece di consegnarsi alla polizia o scontare la propria pensa, decide di nascondersi e di vivere indisturbato una vita tra tutti gli agi che gli permettono le sue finanze, evidentemente non modeste. Vive in un albergo, ha una macchina molto costosa, frequenta assiduamente una prostituta, esce spesso a cena e passa le sue giornate a scommettere. I genitori e la sorella lo difendono dalla polizia, testimoniando il falso. Gli amici lo esaltano e lui non sembra particolarmente pentito. Quando a un certo punto il padre gli suggerisce di consegnarsi alle forze dell’ordine, egli risponde: “Per liberarmi la coscienza, che dovrei fà? Finì in galera? No, grazie!”. Sì, insomma, la morte del ragazzo è stato uno spiacevole incidente, ma tra gli ultras una cosa del genere può capitare. Ma Calvagna non vuole lasciare le cose a metà e in un’altra sequenza spiega per quale motivo è diventato un violento. La colpa è di una rissa a cui ha assistito in giovane età proprio allo stadio.  “Quello che mi è successo è tutto ancora qui dentro: ho metabolizzato la violenza! La violenza fa parte della vita di tutti i giorni. Ci sono i serial killer che emulano le gesta dei film dell’orrore! Ma che non lo vedi?”. Siamo a questi livelli.

Indice di in-vaccabilità (alias quanto è riconducibile a: “è di destra o di sinistra?”): L’onore di cui parla il protagonista, che vanta un tatuaggio del Duce sul petto, è evidentemente riconducibile a una certa destra.

Spostando l’attenzione verso la cronaca, è interessante la presenza nel cast – nella parte del perfido aguzzino di Luca/Giovanni – di Giancarlo Lombardi, detto Sandokan. Lombardi – capo dei “Guerrieri”, gruppo ultras della tifoseria milanista –  nel maggio del 2009, su richiesta del pm milanese Luca Poniz, viene rinviato a giudizio. Le accuse, per lui e altri dieci tifosi, sono a vario titolo: “associazione per delinquere finalizzata alla tentata estorsione, minacce e violenza ai danni della società rossonera” (Fonte). Per quale motivo si parla di tentata estorsione? “Gli ultrà avrebbero prospettato ad alcuni dipendenti della società di via Turati “in modo allusivo – come si legge nell’avviso di conclusione dell’inchiesta – la capacità del gruppo (…) di provocare disordini in occasioni di partite di calcio, fino alla loro possibile sospensione”, con lo scopo di costringerla accogliere le loro richieste. Avrebbero richiesto, tra le altre cose, “lo stesso trattamento riservato alla disciolta Fossa dei leoni”. Trattamento che si traduceva in una serie di benefit, in particolare la concessione dei biglietti anche a titolo gratuito” (Fonte). Alla fine della stagione calcistica 2009/09, i Guerrieri e le Brigate Rossonere, “confluiti sotto il marchio “Curva Sud Milano”, avevano messo in scena una robusta contestazione contro Berlusconi (e il giocatore-simbolo Paolo Maldini). “Sono anni che compri bidoni e figurine, quest’anno chi compri… le veline?” era scritto su un lenzuolo srotolato in curva. Accompagnato da un invito rivolto al premier a vendere il Milan e a andare “fuori dai c…”. E poi? Poi, passata l’estate, qualcosa è successo. Annunciate nuove contestazioni alla ripresa del campionato – per sfogare le frustrazioni di mercato – gli ultrà hanno improvvisamente cambiato linea. Stop alle contestazioni, “avanti con Silvio” (Fonte). Infatti, il 29 agosto del 2009 a San Siro si disputa il derby Milan – Inter. Durante il match, nella curva rossonera si alzano due striscioni. Il primo recita: “Avanti con Silvio. L’amore non è bello se non è litigarello”. Il secondo reca la scritta: “Il 4 settembre tutti al cinema: L’ultimo ultras!”.

Indice “Montale e i suoi limoni” (alias sfoggio di high culture a caso): Niente. Nussuna citazione colta. Ed è un peccato perché Calvagna mi è capace di dotte citazioni. Come quella a Ladri di Biciclette, nell’incpit de Il Lupo.

Indice di Tarantinabilità: (alias c’è qualcosa che tra vent’anni ci sembrerà troppo avanti?): Anche in questo caso, direi nulla. Mi preme però farvi ascoltare un brano tratto dalla colonna sonora del film. il titolo del brano è Ultras Più Che Mai di Riccardo Della Ragione, musicista che ha firmato molte delle colonne sonore dei film di Calvagna. C’è anche un vero e proprio collegamento tarantiniano, visto che Della Ragione ha curato le musiche di Carribean Basterds, ultimo film di Enzo G. Castellari, regista di Quel Maledetto Treno Blindato a cui è ispirato – come ovviamente saprete – Bastardi Senza Gloria. Per cui, giocando ai gradi di separazione: Stefano Calvagna -> Riccardo Della Ragione -> Enzo G. Castellari -> Quentin Tarantino.

Maggio 2007 (alias segnali di calendario possibile alias tette laterali): Al minuto 14 si spoglia la prostituta Lucrezia, interpretata dalla bella Federica Famea.

Ce lo meritiamo: forse solo se lo chiedete a Il Cinematografo.

IMDB | Trailer

5 Comments

  1. paolo
    Posted 13 gennaio 2011 at 13:27 | Permalink | Rispondi

    a parte che il post spacca.
    a parte che temo che gli ultras (plurale) invadano il nostro blog.
    a parte questo, urge un monografico su Riccardo Della Ragione.

  2. Posted 14 gennaio 2011 at 01:13 | Permalink | Rispondi

    Applausi scomposti.

  3. Posted 18 gennaio 2011 at 04:37 | Permalink | Rispondi

    Quando la Poker Film venne a Imola a girare quell’abominio de “Il soffio dell’anima” Il buon vecchio Stefano fece un’ospitata nella televisione locale per la quale lavoravo. Immagino tu mi stia invidiando parecchio eh? :)
    Conoscerlo ha ridefinito nel mio vocabolario il termine burino e non fatico a credere fosse un ultrà della Lazio, il livello di fasci nell’entourage della Poker Film era abbastanza allarmante…

  4. Riccardo
    Posted 14 maggio 2011 at 10:43 | Permalink | Rispondi

    Incredibile…non ce l’ho fatta a guardarlo…da voltastomaco.

  5. mat
    Posted 2 luglio 2016 at 15:43 | Permalink | Rispondi

    occhio, che Ultra’ non e’ AFFATTO il singolare si Ultras…

One Trackback

  1. […] i film di denuncia sociale sul fenomeno delle tifoserie violente come Ultrà, o l’incredibile L’Ultimo Ultras di quel paradosso che è Stefano Calvagna. C’è stata l’agiografia di Risi dedicata a Diego […]

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