Vallanzasca – Gli angeli del male, Michele Placido, 2010

Premesso che Michele Placido non è Jean-Pierre Melville.
Premesso che questa roba qua ha poco a che vedere con il poliziesco italiano degli anni Settanta (a parte la polizia, l’Italia e gli anni Settanta) e quindi non ha molto senso lamentarsi perché in Milano calibro 9 c’era Rocco Musco e qui no.
Premesso che questa roba qua ha molto a che vedere con i racconti storici di Lucarelli e di Minoli  su Rai Tre e, ovviamente, con quella specie di euroaction basato su crimini e trame oscure di qualche decennio fa (Romanzo criminale, La banda Baader Meinhof, Nemico pubblico n.1 , Il divo).
Premesso che i fatti e la cronologia della vita di Renato Vallanzasca sono stati ampiamente modificati a tutto vantaggio della figura del protagonista.
Premesso che a me, all’epoca, Romanzo criminale non era piaciuto granché.
Premesso tutto questo, secondo me Vallanzasca – I fiori del male è un film che funziona parecchio bene. Perché?

1) Placido fa quello che gli riesce meglio: scegliere e dirigere gli attori. Tutti parleremo (giustamente, eh) di Kim Rossi Stuart, bravissimo bellissimo superespressivo campione di mezzi toni. Però, vediamo di capirci, Placido scommette su Stefano Chiodaroli, il fornaio di Zelig, nel ruolo di uno dei rapinatori e la cosa viene anche bene.
2) Placido fa un’altra cosa che gli riesce bene: dirigere l’azione, per merito anche di una sceneggiatura che si concentra su quello. La fase di scrittura a quanto pare è stata estremamente complicata e al risultato finale hanno contribuito una decina di persone.  A differenza di Romanzo criminale non ci sono Rulli e Petraglia, quindi niente modelli della società italiana e niente spiegoni. La continuità temporale è spezzata in episodi che corrispondono ad altrettante “imprese” del bandito, con poco spazio per la psicologia e molto per le pallottole.
3) Vallanzasca è presentato prima di tutto come un personaggio mediatico. Qua una bella discussione in proposito.
4) La mitizzazione del personaggio è temperata, in maniera secondo me efficace, dalla sua definizione in termini sessuali. Per farla breve, il bel Renato non riesce a portare a conclusione un rapporto amoroso tra i molti che avvia nel film. Anzi uno sì, ma coi bigodini in testa. Viene sempre interrotto dalla polizia, dai carabinieri o da altri imprevisti. La questione sarebbe ancora diversa, ma pure il rapporto con Francis Turatello è giocato sul filo dell’ambiguità (“Ci siamo appena sposati…”).
Nonostante la ripulitura di certe azioni del protagonista, le giustificazioni morali che gli vengono fornite e la faccia irresistibile di Kim Rossi Stuart, viene fuori quindi un personaggio impotente e irrisolto, che vorrebbe fare delle cose incredibili, ma poi è incapace di affrontare quelle più semplici.
5) Anche se il sentimento nelle ultime sequenze è sempre un po’ dietro l’angolo, il film decide di finire nel momento giusto: quando Vallanzasca si ritrova a mettere un intervallo tra la sua voglia di sparare e il fatto di farlo davvero. Quando appunto la psicologia rischia di prendere il sopravvento.

IMDB | Trailer

3 Comments

  1. fedemc
    Posted 22 gennaio 2011 at 13:46 | Permalink | Rispondi

    D’accordo su tutto (ottimo il punto 4), tranne che sulla direzione degli attori: tolto kim rossi stuart, il resto mi è sembrato uscire da un campionario di gente cool che si trovava una decina di anni fa alle feste revival seventies. timi è insostenibile, il terrunciello con i capelli bizzarri non si può vedere e il panettiere di zelig non fa altro che comparire sullo sfondo. deo gratias senza fare il panettiere…
    Fmc

  2. paolo
    Posted 22 gennaio 2011 at 21:02 | Permalink | Rispondi

    Ma alla fine la penso abbastanza come te… Diciamo che a quegli attori non puoi chiedere di più: Timi a me di solito non convince perché lo trovo monocorde, ma nel ruolo del tossico debole di cervello l’ho trovato buono. Lo stesso ti potrei dire per Valeria Solarino.
    Sul protoabatantuono hai ragione, mi sa che serve per bilanciare un po’ i toni, per dare una nota di colore meridionale che funziona anche all’estero.

  3. babidec
    Posted 27 gennaio 2011 at 23:25 | Permalink | Rispondi

    Non so se il film funzioni o meno. Due cosine, però, volevo scriverle:
    a.Nel collage di quotidiani che appare subito dopo la prima cattura, a un certo punto, appare un titolo che recita:”Vallanzasca l’uomo (o il simbolo, non ricordo di preciso) degli anni ’70”. Messa in relazione con il tuo punto 4 (molto interessante), direi che la cosa fa riflettere…
    b.Quì non ci sarà Rocco Musco ma quel “Ci siamo appena sposati”, di cui parli, a me l’indimenticabile “Ci mettiamo insieme” muschiano lo ha fatto venire in mente. L’appunto, ovviamente, non vuole essere il pretesto per creare collegamenti tra due cose che considero anch’io diverse.
    c. Del cast direi che promuovo la Solarino. Boccio la Vega (spreco vergognoso!quel ruolo poteva farlo anche la mia vecchia prof. di filosofia senza scomodare Rocchetti&Carboni)e, sorpattutto, boccio Timi. Di solito mi piace ma, non so, quì sembrava fuori posto. Colpa del personaggio, del look o mia che non riuscivo a non guardare Kim(Milian)Rossi Stuart?

2 Trackbacks

  1. By Vitaminic – Violenze on 26 gennaio 2011 at 16:01

    […] o promosso a pieni voti. Potete avere un’idea di una delle posizioni sul film di Placido qua. Insieme a noi ne ha parlato il dott. Marchesi, uno dei padri fondatori del […]

  2. […] Torniamo al classico: un film in un minuto. Ieri in trasmissione è arrivato un voto solo, dall’ascoltatrice M., che mi ha imposto di parlare in sessanta secondi dell’ultimo film di Michele Placido, Vallanzasca: gli angeli del male. […]

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