Kill me please, Olias Barco, 2010

La clinica del dottor Kruger, una sontuosa e vagamente sinistra villa immersa in un freddo, innevato paesaggio svizzero, offre ai propri pazienti una via di fuga dall’esistenza attraverso il suicidio assistito.  Niente di cruento,  poche gocce di un potente veleno da sorseggiare con acqua o champagne e il gioco è fatto. L’anticamera della morte, sospesa in un non-tempo e non-spazio, contiene nell’ apparente ordine di pareti e stanze linde le bizzarrie da tragicommedia degli aspiranti suicidi. C’è chi ha perso la moglie a una mano sfortunata di poker, chi ha cominciato a sette anni coi tentativi di suicidio,ci sono l’ex cantante sfiorita sul viale del tramonto e l’esangue fanciulla inchiodata da una vita alla propria malattia rara.  Da medico il dottor Kruger non può esimersi dal tentativo di far desistere i propri pazienti, ma quando la volontà è salda e la decisione irrevocabile egli non può far altro che congedare col sorriso e la cortesia del perfetto padrone di casa i propri ospiti, dopo essersi assicurato che il loro ultimo desiderio venga soddisfatto. Ma nè il dottor Kruger nè i suoi bizzarri pazienti mettono in conto che il caso può essere più forte di qualsiasi appuntamento predeterminato con la morte, e si troveranno del tutto inaspettatamente a fare i conti con una serie di eventi che metteranno i bastoni tra le ruote agli aspiranti suicidi (e non) decidendo della loro sorte in maniera sfrontatamente anarchica, in una corsa verso un finale grandguignolesco. “Calate il sipario, la farsa è finita” cita uno dei pazienti, ricordando la frase di Rabelais sul letto di morte: e un finale scenografico e teatrale, da tragedia a braccetto costante col grottesco, è quello che chiude quest’operetta irriverente, scomoda, straordinariamente spiazzante.

Ecco un film che potrebbe essere un piccolo cult. Potrebbe, perchè l’impressione finale che lascia è che manchi qualcosa, che ci sia uno squilibrio, un dosaggio un po’ sballato degli ingredienti, lo humour nero, il grottesco, il dramma, l’irriverenza, il comico, il macabro che lo condiscono. Detto questo stiamo parlando di un film che è una boccata d’ossigeno quanto a novità, a coraggio e a beata scorrettezza. Il fatto stesso di trattare un argomento come l’eutanasia o il suicidio con lo sberleffo continuo, almeno agli occhi di chi ha ancora in mente l’attacco del “Nessun dorma” di Mare dentro, dovrebbe essere premiato (al quinto Festival del Cinema di Roma, per quanto lo si voglia definire inutile con tutte le buone ragioni del mondo, lo è stato). La follia, l’inatteso, il sovvertimento di ogni ordine a contrasto con la pulizia e quiete tutta svizzera della clinica della dolce morte è uno schiaffo ad ogni tentativo di cercare un senso, una direzione, un ordine, che semplicemente non esistono. La realtà non si può preordinare perchè la dominano il caos e l’assenza di qualsivoglia disegno di carattere umano o divino. Della vita, e della morte, non si è padroni, per quanti tentativi si possano fare. Il regista si diverte a spiazzare costantemente lo spettatore, facendo esplodere risate che in un contesto di “normalità” apparirebbero oltremodo sconvenienti. Turbando la coscienza, facendoci sentire un po’ più sporchi e brutti di quanto non vorremmo apparire agli occhi del mondo, lasciando un vago senso di nausea e stordimento. Cast ottimo, da Aurelien Recoing alla straordinaria trans  Zazie De Paris a  Bouli Lanners (visto in Louise-Michel). Da vedere.

IMDB | Trailer

Advertisements

3 Trackbacks

  1. […] Nelle scorse settimane Olias Barco è stato ospite di “Humus”, la trasmissione culturale pomeridiana di Città del Capo – Radio Metropolitana. Ecco a voi, grazie ai potenti mezzi di LessTv, in esclusiva per SecondaVisione, l’intervista al regista di Kill Me Please. […]

  2. […] di Rodrigo Cortés – 127 ore, di Danny Boyle – Biutiful, di Alejandro González Iñárritu – Kill Me Please, di Olias Barco – The Ward, di John Carpenter – La versione di Barney, di Richard J. […]

  3. […] di bronzo Kill Me Please, di Olias […]

Pubblica un Commento

Required fields are marked *

*
*

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: