Qualunquemente, Giulio Manfredonia, 2010

Io adoro Albanese. L’ho sempre trovato di una ferocia unica. Capace come pochi di smascherare attraverso i suoi personaggi le italiche debolezze e le umane miserie (Ivo Perego, per citare uno dei più riusciti) ma pure di passare ad un registro di stralunata poeticità (lo ammetto, io impazzisco per Epifanio) o di meridionalissima teatralità (la croce e l’autoflagellazione di Frengo ad ogni sconfitta del Foggia).
Cetto La Qualunque non fa eccezione: comparso per la prima volta (scopro in rete) nel 2003 in Rai, definitivamente consacrato assieme ai Gialappi, dal 2007 con Fazio, è però in questi ultimi mesi che la sua spaventosa aderenza al reale è diventata talmente conclamata da regalargli una nuova nascita, plasmata sulle quotidiane cronache di privati vizi non bilanciati da pubbliche virtù (come sono diplomatica). Così quando qualche settimana fa a “Che tempo che fa” con ghigno cattivissimo e disgustoso Cetto ha indicato il pubblico (e Saviano tra il pubblico) sibilando “io sono la realtà, voi siete la fiction”, a me è corso un brivido lungo la schiena. Non so a voi.

La premessa mi serve forse come excusatio non petita per poter affermare che Qualunquemente non è un film riuscito. E non lo è per varie ragioni, che cercherò di elencare. Il pretesto narrativo è la ricostruzione della nascita politica di Cetto, le ragioni della sua candidatura a sindaco di Marina di Sopra, Calabria, una campagna elettorale fatta di colpi bassi, atti intimidatori e stock di cubiste contro allo sbiadito rappresentante della lista civica De Santis (interpretato da Salvatore Cantalupo), triste residuato di una politica di sezione, impegno civico e sacrificio, quando il disimpegno è la reale misura di un approccio vincente all’esistenza. Assieme ovviamente al pilu, al machismo esibito, al sistematico, sacrale dispregio di ogni regola, al razzismo, alla misoginia e chi più ne ha più ne metta. Da spettatori televisivi tutto il campionario lo conosciamo bene, sia nella declinazione laqualunquiana che in quella reale. Ed è proprio qui il punto. Perchè il film di Manfredonia nulla aggiunge alla potenza dei sipari televisivi di Albanese. E il risultato è una pellicola che sa di raffazzonato (una regia quasi inesistente, debole, per non parlare del montaggio con l’accetta) perchè accosta senza preoccuparsi di amalgamarli inserti veristi (Cantalupo che viene da Gomorra, da Fortapasc) alla dissacrante, feroce satira laqualunquista. Forse è un contrasto voluto per ingrigire e rendere più squallido il tutto. Forse è nelle corde del regista l’amalgama di dramma e sorriso (amaro).Il problema è che l’amalgama riesce poco, lasciando una sensazione di inutilità al tutto. Non si capiscono molte scelte, come  per esempio la ragione di un personaggio come quello interpretato da Sergio Rubini, millantato professionista del successo in dieci mosse, lumbard nel parlato, chè conferisce nordico rigore ma con animo pugliese che straborda. O ancora l’inserto patetico della seconda moglie brasiliana (chiamata Cosa) con prole non identificata a seguito, e svolgimento della sua storia. Insomma, ci si chiede il perchè di un’operazione del genere. Tentazioni da facile successo? Volontà di raggiungere un pubblico più ampio, meglio più eterogeneo? Non so. So solo che mi sono venuti in mente i Monty Phyton, tanto per citare un salto da tv a cinema. E un po’ di amarezza m’è venuta.

IMDB | Trailer

One Comment

  1. dicksick
    Posted 6 febbraio 2011 at 15:58 | Permalink | Rispondi

    E ci si chiede perché sia così difficile capire in Italia che cinema e televisione sono due linguaggi totalmente diversi.

3 Trackbacks

  1. […] l’ha costretto a una prova estenuante: 25 secondi sul film con Colin Firth, 25 secondi su Cetto La Qualunque e dieci secondi per ricordare John […]

  2. By Vitaminic – L’arte del discorso on 2 febbraio 2011 at 17:00

    […] Secondo film in scaletta, a grande richiesta, Qualunquemente, di Giulio Manfredonia. Lo sbarco al cinema di Cetto La Qualunque, riuscito personaggio di Antonio Albanese, ha purtroppo il fiato corto. Premiato dal pubblico, il film non ci ha convinto, come potete leggere sul blog. […]

  3. […] Vaporidis per Maschi contro femmine – Ascanio Celestini per La pecora nera – Sergio Rubini per Qualunquemente – Robert De Niro per Machete – Colin Farrell per London […]

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