Il Grinta, Joel & Ethan Coen, 2010

Come già fatto due settimane addietro, vi riproponiamo un post già pubblicata sul sito Pampero Fundacion, sito specializzato in documentari ma che il lunedì si concede il lusso di recensire un film presente in sala. E noi, il mercoledì, tac. Che forte! Ma non solo! Lo sapete che è la settimana dedicata agli Oscar, no? Per cui, eccovi qui un altro entusiasmante post sulla decina di film candidati a vincere l’ambita statuetta come miglior pellicola. Mi raccomando: partecipate numerosi al nostro concorso che altrimenti il disegno del prode Ratigher me lo appendo io in camera. A proposito del disegno: mi suggerisce l’autore che “è largo nel punto maggiore 24 cm e alto 33cm ed è un tronco di cono, bianco e nero con la matita e i pennarelli”. Vi faccio notare inoltre che a maggio uscirà per i tipi della Grrrzetic la prima graphic novel del nostro: si intitolerà TRAMA: Il Peso di una Testa Mozzatata.  Se andate al Comicon di Napoli lo potrete trovare in anteprima. Se siete a Bologna controllate il programma della RAM che c’è una mostra all’orizzonte. Forza Ratigher!

In preparazione della visione di questo film, essendo un personaggio tutto sommato serio, sono andato a recuperare l’originale. Me lo sono visto addirittura in Blu-ray. Fortissimi i Blu-ray: un film del 1969 con una definizione incredibile, dei colori bellissimi, una pulizia dell’immagine semplicemente straordinaria. Una gioia per gli occhi. peccato però che il film sia un po’ una rottura di palle. E lo scrive uno che ha un poster di John Wayne in cucina e che ha fatto la tesi sul Cinema Western. Perché è un po’ una palla? Grazie per la domanda. Il Grinta, l’originale, è un film monumento a The Duke, il grande John Wayne. Anzi, inizialmente doveva essere addirittura lui a dirigerlo, ma data anche la sua ormai avanzata età non ce la fece e la regia passò a Henry Hathaway. Siamo come detto nel 1969 e il genere western sta procedendo spedito verso un suo declino. Nello stesso anno Sam Peckinpah distruggerà tutta quella magica epopea con il suo Il Mucchio Selvaggio e le cose non saranno mai più le stesse. Il Grinta, anche se in modo totalmente differente alla pellicola di Peckinpah, è un film crepuscolare e decadente. Brevemente la storia: la quattordicenne Mattie Ross si reca a Fort Smith per seppellire il padre ucciso dal codardo Tom Chaney. Decisa a vendicarsi, assolda il vecchio uomo di legge Rooster Cogburn (Wayne), noto per essere uno con “true grit”, per spingersi nei territori indiani e catturare Cheney. A loro due si aggiungere il giovane ranger texano Mr. LaBoeuf, un giovane cowboy tamarro e saccente. Oltre alla caccia all’uomo, Il Grinta – tratto dal romanzo Un Vero Uomo per Mattie Ross di Charles Portis – racconta la storia di un’insopportabile monella cresciuta troppo in fretta e del suo rapporto con i due uomini: da una parte un sostituto della figura materna e dall’altra un plausibile amore. In contro luce troviamo un west in procinto di scomparire, dove ormai tutto ruota intorno ai soldi, dove il confine tra uomo di legge e bandito s’è fatto sempre più sottile e dove per ritrovare la spaziosa wilderness bisogna fuggire nei territori indiani. In tutto questo svettava la figura di Rooster Cogburn, un John Wayne incredibilmente vecchio (leggenda vuole che sul set venisse caricato sul cavallo grazie a una gru), in odore di alcolismo e con una benda sull’occhio. Ora, anche se non avete mai visto un film western, nel momento in cui entra in scena John Wayne a chiunque sarà chiaro che quell’uomo è il cinema western. La sua parlata, la sua camminata, la sua silhoutte… tutto in lui grida fortissimo: “Western!”. Ed è lui il vero centro del film. Non è un caso che Wayne vinse il suo unico Oscar proprio grazie a questo ruolo. Ma a differenza della furia de Il Mucchio Selvaggio, Il Grinta è un film (volutamente) appesantito dagli anni, vecchio e lento. Insomma, per farla breve: un filmone che sopportate se amate il genere. Altrimenti è ufficialmente una rottura.

The Duke & The Dude

The Duke & The Dude

Blood Simple, Fargo, Fratello Dove sei? e ovviamente Non è un Paese per Vecchi: i Coen non sono nuovi al western. E per far vedere che ci ricordiamo proprio tutto, non sono nuovi neanche alla ormai inflazionatissima pratica del remake, visto che nel 2004 firmarono il deludente Ladykillers, remake della commedia La Signora Omicidi del 1955. Ciò detto non si spiega per quale motivo abbiano deciso di rifare Il Grinta. Il motivo più plausibile sembra essere quello del film monumento al Drugo Jeff Bridges. Anche perché – e non fatevi ingannare da dichiarazione birichine messe in giro dai due fratelli – il loro non è una diversa rilettura del romanzo di Portis. Il Grinta del 2010 è un remake de Il Grinta del 1969. Se escludiamo un cambio iniziale (una parte giustamente accorciata) e un finale differente (sui cui torneremo tra poco), il film dei Coen è la fotocopia di quello di Hathaway. Questo è un problema? No, anche se, come abbiamo detto precedentemente il film originale era una prefetta esemplificazione della fine di un’epopea cinematografica. In questo caso manca una motivazione del genere: il western è un genere pochissimo frequentato, soprattutto dalle grandi produzioni e per molti è sinonimo di una noia sinistra. Per cui la domanda rimane: perché i Coen hanno rifatto Il Grinta? Il problema è che, data anche la loro natura di Autori con la A maiuscola, lo spettatore è portato a cercare significati nascosti nel loro lavoro. Cosa mai ci vorranno dire i saggi? Io penso nulla. La versione dei Coen esaspera quelli che sono i rapporti tra i tre protagonisti e, nella sequenza finale, tira una spallata più forte al caro e vecchio genere, mostrandoci senza pietà che tutto quello che è rimasto è uno spettacolo da circo con protagonisti delle vecchie leggende oggi stanche e malandate. Certo, rimane una grandissima interpretazione di Bridges, forse l’unico attore in grado di reggere il confronto con la leggenda John Wayne, ma per quanto mi riguarda siamo dalle parti della delusione. Ottimo quel patatone di Matt Damon. Josh Brolin e il grandissimo Barry Pepper, totalmente sprecati.

4 Comments

  1. Seppia
    Posted 25 febbraio 2011 at 02:28 | Permalink | Rispondi

    Ok, ok, ci sono, a parte l’inizio, a parte la fine, il film è totalmente uguale a quello con Wayne. Bene, non pensando per un attimo a questa affermazione che è ai confini del paradosso mi chiedo: il libro l’hai letto? Ma soprattutto mi chiedo, il film con Wayne l’hai visto? Credo proprio di no.

  2. fedemc
    Posted 25 febbraio 2011 at 09:52 | Permalink | Rispondi

    il libro non l’ho letto.
    il film con wayne, come ho scritto all’inizio del post, sì.
    perché è ai limiti del paradosso?

  3. Seppia
    Posted 25 febbraio 2011 at 11:41 | Permalink | Rispondi

    Perché l’inizio e la fine di un film costruiscono il film stesso, ed è proprio nel cambiamento di inizio e fine che Il Grinta dei Cohen si distacca dal film precedente e rimane incollato al libro. Questo è il motivo per cui non è un remake. Ora, neanche io ho “montato” significati filosofico/cinici su il grinta, perchè non ne ha (e qui sono d’accordo con te, in pieno) e in questo è totalmente diverso da No Country For Old Men e Fargo. Non è un paese per vecchi ha il suo fulcro nel significato, mentre Fargo nel cinismo alla Cohen. Il Grinta invece e’ un film lineare, un western canonico realizzato seguendo i canoni “sacri” del western, appunto, e proprio per questo si rivela un ottimo film di genere, con tanto di attoroni. Damon è un giovanotto “imbranato” proprio come il libro lo descrive. Questa è solo la mia opinione, però.

  4. fedemc
    Posted 25 febbraio 2011 at 12:56 | Permalink | Rispondi

    sì, ma più o meno
    è quello che ho scritto, eh?
    solo che a me il westerone classicone decadente così non gasa.
    poi io i film li ho visti a distanza molto ravvicinata e dire che quello dei Coen non è un remake… è veramente dura. Tolto il finale – molto bello – è tutto uguale. ma tipo battuta per battuta.

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