La pattuglia italiana

Antonella Cannarozzi. L’unica italiana a concorrere agli Oscar 2011 è la costumista di Io sono l’amore di Luca Guadagnino. E per l’Academy continuiamo a essere un paese di scenografi, costumisti, arredatori.
Certo, è incredibilmente provinciale stare a perdere tempo sulla rappresentanza italiana dentro una competizione che dovrebbe premiare il meglio del cinema mondiale, e che spesso – soprattutto per quello che riguarda le categorie cosiddette minori – premia davvero il meglio. Certo, siamo sempre pronti a sfottere i vincitori dell’Oscar al migliore film straniero (e vorrei anche vedere: Tsotsi, Il mare dentro, Le vite degli altri…). Però è inutile far finta, un po’ ci dispiace che per il quinto anno di fila non ci sia nessun film italiano a concorrere all’Oscar per il migliore film straniero. (L’ultimo, per la cronaca, è stato La bestia nel cuore di Cristina Comencini).
Quest’anno non è entrato neanche in cinquina il film designato dai selezionatori italiani, La prima cosa bella di Paolo Virzì, un film che amo molto ma che a) finisce con una canzone dei Camaleonti, b) contiene alcuni riferimenti comprensibili esclusivamente tra il fosso del Cinquale e Calafuria, e che quindi era condannato in partenza.

Nella speranza di rendere un servizio utile a tutti i cineasti e selezionatori che leggono secondavisione, e  che sono moltissimi, facciamo un piccolo riepilogo di quei tratti del cinema italiano che i giurati dell’Academy hanno apprezzato negli ultimi sei decenni, in modo che non si ripetano certe leggerezze.

Gli italiani, che cazzoni. All’Academy storicamente piacciono molto i film in cui ci sono degli italiani simpaticamente cialtroni alle prese con eventi più grandi di loro, possibilmente dalle conseguenze tragiche. Esempi recenti: La vita è bella e Mediterraneo. Quest’anno ci sarebbe stato L’uomo che verrà, ma lì il tasso di cazzoneria è decisamente troppo basso.

Gli italiani, che stilosi. Siamo il paese di Leonardo e Michelangelo, ma soprattutto il paese della Vespa. Quando si accoppiano storie tutto sommato convenzionali/semplici/ben scritte a uno stile lucente ci sono discrete possibilità di successo. Vedi Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto o anche Il giardino dei Finzi-Contini. Stavolta c’era a disposizione Io sono l’amore che, qualunque cosa se ne pensi, è stiloso ed è andato benissimo negli Stati Uniti.

Italia, il fascino di un paese arcaico. Le vittorie di Nuovo cinema paradiso,  ma anche di Amarcord o addirittura La strada, hanno un po’ a che fare con il richiamo esotico del nostro paesaggio.  C’era nulla di simile quest’anno? Un po’ Mine vaganti, ma la commedia storicamente non ha mai funzionato fuori dall’Italia. Una scelta spiazzante sarebbe stata quella di mandare Le quattro volte di Frammartino. Persa per persa, tanto valeva stupirli davvero.

In ogni caso, un grande in bocca al lupo ad Antonella Cannarozzi, che è brava e ha anche il privilegio di una pagina su wikipedia in inglese.

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