Dogtooth, Yorgos Lanthimos, 2009

Ripubblichiamo questo post dato che noi siamo di un’avantgardness senza precedenti e anche perché, solo grazie a questo nostro post, il film di Lanthimos è finito tra i candidati come miglior film straniero.

Se mai mi capiterà di aver un figlio lo iscriverò sicuramente a un corso di kung fu. E lo farò diventare un batterista. Uno che a 12 anni mi fa già il purista del metal o delle salse merengue. E per evitare che mi cresca con degli scompensi brutti brutti, gli racconterei che se guardi i film di Ferzan Ozpetek ti si ritira il pisello. Oppure che se ti capita di dare anche una mezza frazione di centesimo nella vita a quel criminale impunito di Vittorio Feltri, disimpari ad andare in bicicletta. Gli racconterei che i Baustelle e Jovanotti sono dei maghi cattivissimi che, se ascolti anche una strofa di una loro canzone, fai piangere Bruce Campbell. Ah, sì non vi ho detto che Bruce Campbell sarà il suo Dio. Con dei simpatici accorgimenti, ne sono certo, si può far crescere delle belle persone.


Dogtooth è l’opera seconda di un promttente regista greco, Yorgos Lanthimos. Nel 2009 ha vinto il Prix Un Certain Regard al Festival di Cannes. Racconta di una simpatica famigliola che vive isolata nella campagna greca. Il padre e la madre, per evitare ai loro tre figli le crudeltà del mondo esterno, si sono inventati un nuovo mondo. Un mondo che inizia nelle mura domestiche e che finisce appena fuori, nel giardino di casa, delimitato da un’alta staccionata. Un mondo strano, assurdo, con regole tutte sue. Quelle che per noi sono parolacce o termini negativi, per loro hanno tutto un altro significato. Volete un esempio? Gli zombie, per i tre ventenni, non sono dei morti che tornano in vita, ma dei piccoli fiorellini gialli. La figa non è il modo volgare con cui si indica l’organo sessuale femminile, ma una lampada di grosse dimensioni. S’è fatto buio, accendi la figa. Ma le differenze con il nostro mondo non si limitano ad essere solo verbali. I tre ragazzi sono convinti che uscire dal loro giardino sia la cosa più pericolosa del mondo. L’ha fatto una volta un loro fratello e non è più tornato. È stato ucciso dall’animale più feroce che ci sia in natura: il gatto. Un giorno però, quando cadrà loro un canino, potranno uscire e constatare coi loro occhi cosa c’è fuori. Quando poi il canino ricrescerà, potrranno addirittura guidare una macchina e andare al lavoro come loro padre…


Dogtooth è un film allo stesso tempo angosciante e divertente. Da una parte è forse una delle pellicole più morbose e crudeli su cui ci sia mai capitato di mettere gli occhi. La condizione in cui i due genitori crescono i loro tre figli è al limite della tortura. Si parla di costrizioni fisiche e mentali gravi, di incesti forzati… Per proteggere i loro amati figli, il padre e la madre hanno creato tre mostri incapaci di normali relazioni personali e di comprendere la realtà che li circonda. D’altra parte però, la messa in scena di Lanthimos ha qualcosa di sognante, di meravigliosamente fantastico. Si viene a creare una dimensione quasi fatata in cui, in una strana sospensione temporale, esistono paradossi meravigliosi (che – spoiler – possono però essere messi in crisi dal Cinema: non vi posso dire di più). Le regole di questo altro mondo non vengono mai enunciate, ma arrivano lentamente allo spettatore, conducendolo lentamente allo scoperta di un universo unico. Anche se incredibilmente crudele. Bellissimo. Fatelo vostro.

IMDB | Trailer

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