Il nostro viaggio nel tv movie italiano: Atelier Fontana – Le sorelle della moda, di Riccardo Milani, 2011

Trama
Italia, anni Trenta-anni Sessanta. Zoe (Anna Valle), Micol (Alessandra Mastronardi) e Giovanna Fontana (Federica De Cola) sono tre sorelle di Traversetolo (Pr), sarte finissime cresciute alla scuola di mamma Amabile. La provincia però sta loro stretta e decidono di partire per Roma per aprire una sartoria tutta loro. Mille difficoltà familiari, mariti sbagliati e datori di lavoro porconi non le fermano: diventano le stiliste di fiducia del generone romano e da lì conquistano anche l’America.

Giudizio sbrigativo
Deprimente. La classica produzione Lux Vide (cioè Ettore Bernabei, cioè la Rai democristiana degli anni Sessanta) per Rai Uno in due puntate da 100 minuti ciascuna. In sintesi la via nazionale al biopic: si prende la vita di un italiano (o italiana) illustre possibilmente del passato, si evidenzia la genialità del personaggio in questione – individuo innovativo capace di stupire la società contemporanea, si aggiungono un po’ di vicende sentimentali tormentate, si sottolinea con attenzione l’italianità del tutto. Come ha scritto Aldo Grasso, agiografia+fiaba.
Ma l’aspetto deprimente non sta qua, perché alla fine il film biografico funziona così ovunque. La cosa triste è che un prodotto del genere, da cui nessuno si aspetta sperimentazione visiva e spirito trasgressivo, potrebbe almeno essere scintillante e ben confezionato. Ma per farlo ci vorrebbero più soldi, per costruire meglio le scenografie  e revisionare meglio le sceneggiature, evitando quelle situazioni telefonatissime da brutta TV italiana. (Esempio. Figlie: “Mamma, ti vediamo pallida!”. Due sequenze dopo la mamma muore di tumore). Invece Atelier Fontana è tristemente povero, di una inadeguatezza produttiva non riscattata da nessun guizzo figurativo.

Perché lo abbiamo visto?
Per pigrizia e codarderia codardia. L’hanno dato in televisione una domenica sera in cui la mia squadra aveva rimediato una figura pessima e non volevo sentir parlare di calcio.

Fulmine di Pegasus (aka triplo dolly carpiato con avvitamento aka la scena ricca aka buttiamo due soldi su questa sequenza che facciamo il botto aka “la mia arte si esprime nella visione”)
Difficile da dire. Il regista Riccardo Milani ha una mano discretamente felice quando mette in scena con un certo pudore le morti dei personaggi vicini alle sorelle (la madre, la figlia di Micol). Niente che non fosse in Bianco, rosso e Verdone, intendiamoci.

Momento Centovetrine (alias la scena povera alias hai speso i soldi per il triplo dolly, adesso quest’altra la fai con un totale di 3′ e la illumini con la luce di emergenza Beghelli, e il fonico oggi non viene perché aveva un torneo di karate)
Ognuno ne può trovare a suo gusto. Per me i peggiori momenti sono quelli in cui è chiaro che i lavori sono stati fatti in economia. Esempi. Le sorelle all’apice del loro successo sono ricevute dal Papa in persona, ma in una stanza che sembra la sala parrocchiale del quartiere San Donato. Micol vola in America, ma l’interno dell’aereo – con trasparente di rigore al finestrino – sembra quello del video di Max Gazzè, Una musica può fare.

Dai, dai, dai che la giriamo (alias la scena in cui il film sembra decollare)
Il film acquista dignità ogni volta in cui compare nel ruolo del padre delle sorelle Gianni Cavina, che per me è un attore eccezionale per misura e credibilità. Ma perché non lavora?

Enchanted Bunny (alias la scena in cui il film si suicida)
Uno stillicidio di suicidi ogni volta che c’è un dialogo a più voci. Ora, io sarò anche fissato con la dizione, ma nell’ordine: Anna Valle – come sempre sexy quanto la T bianca dei tabaccai – parla in romano, Alessandra Mastronardi accenna una cadenza emiliana non disprezzabile, Anna Bonaiuto (la madre) sembra Andrea Roncato quando faceva “la mamma”. Potevano mettersi d’accordo?

Tarallucci e vino (alias c’è un conflitto? che cos’è il conflitto alias l’altro umiliato in sottotesto)
Dove ci sono una bella famigia e un dehors in cui apparecchiare un pranzo intergenerazionale con pasta stirata a mano non manca mai la possibilità di riconciliarsi con i valori veri della vita.

La società si prende le sue colpe?
Società? Quale società?

Indice di in-vaccabilità (alias quanto è riconducibile a: “è di destra o di sinistra?”)
Oscillante. Il progetto deve essere stato avviato in tempi di centro-sinistra al governo, ha un che di prodiano: l’esaltazione della laboriosità emiliana, la promozione della bellezza per il popolo, etc. Ma poi, per accontentare forse il Ministro della Difesa, sono inserite battute antifrancesi (la rivalità nella moda, si sa) che nemmeno Giovacchino Forzano. Tipo che a un certo punto compare per venti secondi l’antipaticissimo braccio destro (sic) di Christian Dior, che con fare mafiosetto avverte le nostre eroine che non ci devono nemmeno provare.

Indice “Montale e i suoi limoni” (alias sfoggio di high culture a caso).
Non pervenuto. E la cosa è decisamente apprezzabile.

Indice di Tarantinabilità (alias c’è qualcosa che tra vent’anni ci sembrerà troppo avanti?)
Niente. Milani fa il corretto illustratore con il materiale che ha a disposizione, come nei precedenti Assunta Spina e Rebecca, la prima moglie (sì, un remake da Hitchcock). Siamo veramente un passo indietro rispetto alla serialità degli ultimi anni, non dico in confronto a Romanzo Criminale, ma anche a Tutti pazzi per amore dello stesso Milani.

Maggio 2007 (alias segnali di calendario possibile alias tette laterali)
Figuriamoci, Rai Uno e Bernabei sono garanzia di immagini più che pudiche. Qua e là però la sceneggiatura prevede incongrui bagni in mare e scene in sottoveste, tanto per non sprecare del tutta la presenza di Alessandra Mastronardi.

Pubblico? Quale pubblico?
Rubo quello che ho sentito dire a un amico: ultrasettantenni residenti a sud di Cosenza.

Ce lo meritiamo?
No.

3 Comments

  1. Marpo
    Posted 3 marzo 2011 at 20:08 | Permalink | Rispondi

    mi piace molto la scelta stilistica di lasciare i termini inesatti “depennati”.
    Divertenti come al solito!
    Ma trasmettete in Network,cribbio!

  2. cecilia
    Posted 4 marzo 2011 at 00:16 | Permalink | Rispondi

    uh uh uh grande paolo (rivogliamo TPPA!!)

  3. babidec
    Posted 4 marzo 2011 at 14:05 | Permalink | Rispondi

    Gianni Cavina, mon amour. L’uomo che, complici le repliche di quella meraviglia del Commissario Sarti, qualche anno fa mi ha risolto un’estate insonne.
    Anna-monoespressione-Valle. La donna che, al liceo, ha avuto la mia stessa prof. di matematica (cose che lasciano un segno..) e che ogni volta che appare nello spot della crema antietà scatena nel mio ragazzo sempre lo stesso interrogativo: “Oh, ma questa chi è???” (una donna che lascia il segno..).
    “Il duro mestiere” era Disneyland…

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