La rassegna stampa del sabato

Manuale d’amore. Ma cosa avrà fatto di male  Aurelio De Laurentiis a Roberto D’Agostino? Su Dagospia il  mezzo insuccesso (per ora) di Manuale d’amore 3 è stato seguito con uno zelo incredibile, dalla ripresa della recensione scettica del non pregiudizialmente ostile Marco Giusti ai primi dati Cinetel sugli incassi, passando per i conti sull’incasso minimo necessario nel primo fine settimana di sfruttamento per rientrare dei costi di produzione (8 mln €) e promozione (3 mln €).

Nuove frontiere del product placement. Su sushiettibili, recensendo Buried un bel po’ di mesi fa, avevano già capito quello che sarebbe successo con l'”arcinemico” Danny Boyle (copyright fedemc) e il suo 127 ore: la claustrofobia narrativa come ideale volano del product placement. A qualcuno poi il film è piaciuto proprio per quello, perché certifica il ruolo di riferimento affettivo che i brand hanno assunto nelle vite quotidiane di tutti noi.

Ma perché il film sul caso Parmalat è girato in Piemonte? Ci saranno sicuramente ottime ragioni di carattere estetico, ma il problema di fondo è che la Film Commission Torino Piemonte tira fuori un sacco di soldi per promuovere le sue città e il suo territorio. Curiosi di sapere come funzionano i finanziamenti regionali al cinema italiano? Anche noi. La guida che l’Anica sta costruendo non risolve i dubbi, ma aiuta.

Il gioiellino. A proposito del film di Andrea Molaioli dedicato a una delle truffe finanziarie più dolorose degli ultimi anni, qua la recensione del nostro amico Davide Turrini, con la quale – bisogna ammetterlo – si può concordare quasi del tutto.

3 Comments

  1. Seppia
    Posted 5 marzo 2011 at 13:35 | Permalink | Rispondi

    E io che avevo dato un’interpretazione tutta mia della claustrofobia narrativa ahahaha

  2. Posted 5 marzo 2011 at 15:55 | Permalink | Rispondi

    Ricevere certi pingback è una doccia idromaggio al proprio ego (che sì, si accontenta di molto poco).

    127 Ore non l’ho ancora visto perchè Slumdog Millionaire mi aveva fatto venire l’allergia, ma in effetti quella del product placement claustrofobico è la classica idea che uno come Boyle è capace di dilatare oltre i limiti del fastidio…

  3. Seppia
    Posted 5 marzo 2011 at 18:46 | Permalink | Rispondi

    questa cosa contro boyle dovrebbe essere inserita in qualche manuale sulle allergie

One Trackback

  1. […] Citando qualcuno che ci ha citato, si può quasi arrivare a dire che con questo film Boyle non solo abbia compreso che le “nuove frontiere del product placement” sono ampissime, ma abbia fondato una sorta di estetica del product placement. O meglio, l’han pagato per inserire una ventina di marchi diversi dentro il film? e lui ce li fa vedere tutti, più volte e nei modi più pacchiani e videoclippari che possano esistere.  Quindi ecco la ricerca dei vari oggetti per la spedizione con tutti i loghi in bella vista, la camera a spalla velocizzata per andare a finire sul dettaglio della bottiglia ristoratrice di Gatorade, l’allucinazione degli spot anni ottanta della coca cola, e avanti così per altre numerose volte. […]

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