Il gioiellino, di Andrea Molaioli, 2011

La storia è quella della Parmalat, la conosciamo tutti. Un simpatico gruppo di cialtroni di provincia, col silenzio probabilmente complice di alcune grandi banche italiane, emette obbligazioni che non sono garantite da un congruo patrimonio societario. Le banche le piazzano e i risparmiatori le comprano, finché la bolla non esplode facendo molti danni. Cambiano solo l’ambientazione e i nomi, ovviamente. Non più Parma, ma il Piemonte e l’azienda si chiama Leda.

Un personaggio è completamente inventato, insieme alla linea narrativa di sua pertinenza. Si tratta della giovane Laura Aliprandi (Sarah Felberbaum), nipote del patron Rastelli (Remo Girone) e collega/amante del diabolico ragioner Botta (Toni Servillo) ed è secondo me la migliore spia della debolezza dell’intero progetto. Il problema non sta nelle capacità dell’interprete, perché chiunque farebbe una figura così così a fianco di Servillo e Girone.  Il problema è che l’unico personaggio di rilievo del tutto inventato è incredibilmente vecchio. L’idea di caratterizzare Laura come una che spara parole inglesi quando potrebbe usare gli equivalenti italiani è vecchia, poteva andare all’epoca di Palombella rossa e dell’incolpevole Mariella Valentini, ma ora basta, per favore. L’idea di farle stringere una relazione con il maturo e carismatico collega è almeno altrettanto vecchia e, sommata alla precedente, vagamente maschilista.

E anche il resto, nel film di Molaioli è quasi sempre già visto. I dialoghi sentenziosi e la regia rarefatta di La ragazza del lago. Una strategia di marketing paravirale che era nuova qualche anno fa. I cartelli finali esplicativi in stile Gomorra. La musica di Teho Teardo in stile film di Sorrentino. La fotografia scura di Luca Bigazzi in stile film di Sorrentino. (Ma, a proposito, Bigazzi ha sottoscritto la tariffa bioraria dell’Enel? Un terzo del quadro è sempre buio).  L’impeccabile interpretazione di Toni Servillo del carattere dell’uomo solitario che custodisce un segreto, quest’anno è almeno la terza.

Vediamo di capirci. Si potrebbe anche essere contenti di queste cose, perché sono citazioni o rimandi che in qualche maniera fanno sistema: trasformano in pratiche ripetibili elementi che hanno funzionato altrove. E dimostrano che il cinema italiano degli ultimi anni ha trovato i canali per comunicare col suo pubblico. Ma, detto questo, siamo proprio sicuri che non sia possibile osare un po’ di più?

One Comment

  1. Carlo
    Posted 18 luglio 2011 at 09:46 | Permalink | Rispondi

    L’ho recuperato solo ieri, e non posso che essere d’accordo con te.
    Io non ne so troppo, e la regia che chiami rarefatta la definisco “televisiva”.
    Che robetta.

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  2. By Vitaminic – Crack(s) on 9 marzo 2011 at 15:58

    […] disamina di Il gioiellino, di Andrea Molaioli, che non ci ha convinto, come abbiamo scritto sul blog. Ne abbiamo parlato anche con il nostro amico e collega Davide Turrini, che si è trovato […]

  3. […] spartirsi i sessanta secondi a disposizione per parlare dei due film in scaletta martedì scorso: Il gioiellino e The Fighter. Per la cronaca: ha vinto Paolo ai […]

  4. […] Attrice filodrammatica – Zoë Kravitz per X-Men: l’inizio – Alba Rohrwacher per Sorelle mai – Paola Cortellesi per Maschi contro femmine e Nessuno mi può giudicare – Keira Knightley per Non lasciarmi – Sarah Felberbaum per Il gioiellino […]

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