La Casa Muda (The Silent House), Gustavo Hernández, 2010

Che ridere. Ho appena scoperto che del film di cui vi stiamo per parlare, è già pronto il remake americano. No, non è questa la cosa che mi fa ridere. La buffonata è che per la parte dell’attrice protagonista hanno scelto Elizabeth Olsen. Che non è ne Mary Kate ne Ashley, ma è Elizabeth Chase “lizzie” Olsen. La ragazza è nata nel 1989, ma visto che le sue sorelline avaveno già sfondato, lei s’è trovata la strada spianata. Nel 1994, a soli 5 anni, esordisce nel bellissimo film How the West Was Fun nella indimenticabile parte “Girl in a Car”. Ve la ricordate? Era la ragazza in una macchina. Bravissima. Forse l’avete vista in qualche episodio della serie The Adventures of Mary-Kate & Ashley. Ma forse anche no. Quest’anno ha già due film in cantiere: uno è Peace, Love & Misunderstending, dove reciterà al fianco di Jeffrey Dean Morgan, Catherine Keener, Jane Fonda, Rosanna Arquette e Kyle MacLachlan. Hai detto cazzo. L’altro film è l’horror Silent House, remake a stelle e strisce de La Casa Muda, esordio dietro la macchina da presa per l’uruguaiano Gustavo Hernández.

Tutta preoccupata!

Tutta preoccupata!

Avete letto bene? Un film horror uruguaiano. Non ci facciamo mancare veramente niente. La Casa Muda è stato presentato all’ultimo festival di Cannes e ha fatto parlare moltissimo di sé. Il perché è presto detto: parliamo di un unico piano sequenza di minuti 79. Un pezzo di bravura come Arca Russa. Ma secondo voi, c’è la possibilità di barare? Cioè, magari durante una panoramica a schiaffo o in un momento di buio, no? Mi viene l’ansia solo a pensarci a un film tutto in piano sequenza. Pensate che paranoia per gli attori: al minuto 76 succede l’imprevisto e devi rifare tutto. Tutto! Io se fossi nei panni di Elizabeth Chase “lizzie” Olsen non dormirei la notte. Ma cosa succede poi in questi dannati 79 minuti senza stacchi? Arca Russa, se non mi ricordo male, parlava di un uomo che camminava per l’Hermitage di San Pietroburgo. La Casa Muda racconta la storia di una ragazzina che si trova imprigionata in una casa tutta spaventosa. Lei poverina è lì con il padre. Devono sgomberare questa casa a due piani, vecchia, pienissima di cianfrusaglie e spersa nella campagna uruguaiana. Vecchi mobili ovunque, bauli polverosi pieni di album di vecchie e inquietantissime fotografie, pavimenti sgarrupati: un lavoro della madonna. Padre e figlia arrivano nella casa, si chiudono dentro e aspettano che faccia buio. Non si capisce bene per quale motivo facciano così – cazzo, vacci al mattino, no? – ma non staremo qui a sindacare su queste cose. Dopo quattro secondi che son lì che tentano di dormire, la ragazza comincia a sentire degli strani rumori provenire dal piano di sopra. Il resto ve lo potete immaginare.

Cià, va che mi spavento un po'...

Cià, va che mi spavento un po'...

La Casa Muda, per nella sua palese semplicità, funziona. Anzi, scusate: La Casa Muda funziona grazie alla sua palese semplicità. Non c’è veramente nulla in questo film se non una ragazza chiusa in casa con delle strane presenze. Il trucco del piano sequenza, vi svelo questa grossa verità, serve ovviamente per esasperare l’immedesimazione con la protagonista e, se se siete dei pazienti spettatori di horror che non si distraggono dopo 4 minuti o che parlano per stemperare la tensione, vi cagherete addosso almeno in un paio di momenti. Ovviamente ci sono tanti momenti bubusettete (silenzio, silenzio, … VOLUME APPALLA DI COLPO!). Ovviamente ogni tanto ti viene da scrivere all’uruguaiano Gustavo Hernández per chiedergli per quale motivo ha deciso di fare un film del genere. Ovviamente ogni tanto ci si perde un po’ e l’uruguaiano Gustavo Hernández passa disinvolto da una soggettiva indiretta di un personaggio a una soggettiva pura e semplice di un altro. Ma fa tutto parte del gioco; probabilmente se lo chiedete all’uruguaiano Gustavo Hernández vi risponderà che le regole sono lì apposta per essere infrante. Rimane il fatto che il film funziona, è girato dannatamente bene, le idee non mancano, quei due o tre piccoli esperimentini che ci sono (i momenti “strani” che rompono la monotonia del “e chissà che c’è dietro questa porta?”) sono notevoli. Se vi garba il genere, non fate i pigri che aspettano di vedere la versione USA, ma vedetevelo in questa versione. Per la cronaca, la versione americana è stata affidata a Chris KentisLaura Lau, la coppia responsabile di Open Water. Ah, mi sovviene che pare che il tutto sia tratto da una storia vera.

IMDb | Trailer

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