Il nostro viaggio nel cinema italiano /19: Hannover, di Ferdinando Vicentini Orgnani, 2003

Trama
Un investigatore privato, Vico (Franco Castellano), si trova invischiato in una storia poco chiara che comprende una rapina in una gioielleria, una bellissima e misteriosa ragazza, Elena (Romina Mondello), un traffico di valuta contraffatta con la Germania, supermercati e locali cinesi (vedi sotto) e un avvocato perfido (Umberto Orsini). L’indagine si svolge principalmente a Roma con un epilogo (molto campato per aria) a Trieste.

Giudizio sbrigativo
Orgnani dirige il film nel 2003, in HD, nello stesso anno del più celebre Ilaria Alpi: il più crudele dei giorni, con capitali italiani e cinesi (che giustificano alcune scene ambientate nei quartieri cinesi romani, altrimenti incomprensibili). Vorrebbe fare il noir malinconico e pessimista, ma rimane tutto a metà, tanto che pare di vedere una puntata qualsiasi di una serie televisiva “vecchio stile” non troppo riuscita. La sceneggiatura ricalca tutti i clichè del genere: si fuma dopo aver fatto l’amore, si dicono frasi come “sono troppo vecchio per questo lavoro”, “ti sei cacciata in un guaio più grosso di te”, “tieni, butta giù queste pillole, ti faranno bene”, “no, all’ospedale non ci vado”.

Perché lo abbiamo visto?
Per continuare il nostro viaggio nel cinema italiano, ohibò!

Fulmine di Pegasus (aka triplo dolly carpiato con avvitamento aka la scena ricca aka buttiamo due soldi su questa sequenza che facciamo il botto aka “la mia arte si esprime nella visione”)
Il film è piatto: campi e controcampi, qualche volta viene usata la macchina a spalla… C’è un po’ di vivacità nella scena di rapina che apre il film, ma niente di che.

Momento Centovetrine (alias la scena povera alias hai speso i soldi per il triplo dolly, adesso quest’altra la fai con un totale di 3′ e la illumini con la luce di emergenza Beghelli, e il fonico oggi non viene perché aveva un torneo di karate)
Non c’è un vero e proprio momento del genere, o meglio: Orgnani il budget lo gestisce bene. Quindi ogni sequenza è ripresa, girata e illuminata in maniera scolastica, un po’ mediocre. Certo, come nel 90% dei prodotti italiani, le scene girate in locali di divertimento notturno (in questo caso un night cinese) sono terrificanti. E non scherza neanche un pestaggio notturno.

Dai, dai, dai che la giriamo: (alias la scena in cui il film sembra decollare)
L’inizio, come si diceva, che confonde un po’ le idee: la mia visione è stata interrotta dopo cinque minuti da una telefonata dell’amico e collega Paolo, al quale ho detto che stavo guardando un heist movie. No, non era così.

Enchanted Bunny (alias la scena in cui il film si suicida)
C’è un momento in cui Vico prende una fisarmonica, che ovviamente aveva negato di saper suonare nonostante si trovasse a casa sua: Elena, rapita dalle note vibranti emesse dell’aerofono, inizia a ballare in maniera tristissima, fino a che arriva l’ispettore amico di Vico (Antonino Iuorio) a rovinare il bel momento.

Tarallucci e vino: (alias c’è un conflitto? che cos’è il conflitto alias l’altro umiliato in sottotesto)
Ma no, nessun conflitto evidente: possiamo forse contrapporre l’integrità morale e professionale del protagonista con la turpitudine della donna, del gioielliere, e, soprattutto, dell’improbabile avvocato: “Mi fido di lei perché non si lascia corrompere dal denaro”, dice Orsini al protagonista davanti al Colosseo (sic). Dopo qualche minuto Vico a momenti violenta una donna conosciuta alla festa degli investigatori (arisic).

La società si prende le sue colpe?
Mah, direi di no. Nel senso che la società è fuori da tutto questo: tutto è centrato sulla (pallida) figura dell’investigatore, che è un po’ un fallito a forza: in quanto investigatore-da-film-noir è sfigatino, a prescindere dalla società.

Indice di in-vaccabilità (alias quanto è riconducibile a: “è di destra o di sinistra?”)
Zero.

Indice “Montale e i suoi limoni (alias sfoggio di high culture a caso)
Zero.

Indice di Tarantinabilità: (alias c’è qualcosa che tra vent’anni ci sembrerà troppo avanti?)
Ma no, zero anche qua.

Maggio 2007 (alias segnali di calendario possibile alias tette laterali)
Ci sono tre attrici: oltre alla Mondello, che effettivamente esibisce una tetta laterale, si spogliano anche Katia Pietrobelli e Gea Lionello. L’investigatore privato, si sa, tromba.

Pubblico? Quale pubblico?
Scarso, immaginiamo. Il film è uscito, probabilmente, solo a Roma e Milano: si trova in dvd.

Ce lo meritiamo?
Ma no, dai, su.

One Comment

  1. Posted 18 marzo 2011 at 20:31 | Permalink | Rispondi

    Post che rende bene l’idea di fondo!

    Ad ogni modo il cliché è una convenzione che potrebbe trasfornarsi in costrizione, con tanti belli slauti per la nostra libertà di scelta, come abbiamo evidenziato nel nostro blog Vongole & Merluzzi, dove spero avrai modo di ricambiare la visita :

    http://vongolemerluzzi.wordpress.com/2011/03/18/vita-ikea/

    Grazie :)

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