Nessuno mi può giudicare di Massimiliano Bruno, 2011

A Massimiliano Bruno si vuol un po’ bene perché uno non può interpretare Nando Martellone senza fare breccia un po’ nei nostri cuori. A Massimiliano Bruno non si nega nemmeno un po’ di stima, mica solo perché quando “dice Bucio di Culo!” ci fa tanto ridere, ma soprattutto perché è uno che sa cosa vuol dire il mestiere. Regista teatrale di lungo corso (spesso autore/regista per Paola Cortellesi)  e sicuramente lettore attento e intelligente di libri dai titoli analoghi a Come scrivere una sceneggiatura che funziona oppure Ehi, diamo una coerenza narrativa al tutto. Perché c’è un’evidenza che, piaccia o non piaccia, dobbiamo accettare: possiamo anche considerarli dei film del cavolo, ma Notte prima delgli esami, , Ex e Questa notte è ancora nostra sono dei film la cui struttura regge, e hanno anche una buona quantità di idee (non metto nel lotto Femmine contro Maschi e maschi contro femmine perché sono talmente “professionali” e programmatici nel cercare di avere successo che divengono brutti film in toto). Diamogli anche del credito, al nostro  Massimilano Bruno, perché ha delle idee: idee comiche, idee per gag, magari di respiro corto, però ce le ha.

Inoltre, con Massimiliano Bruno io ci andrei anche a bere una birra, poiché deve essere un tipo davvero simpatico:

– Allora, fai il tuo primo film da regista…

– Eh pare proprio di sì

– Ma non è che ti sei montato la testa: che poi che ne so, di imitare cose tipo Wes Anderson, con sorrisi amari, risate a denti stretti

– Guarda, non ne sono capace, io quello che voglio fare è una commedia che funzioni: archi narrativi, percorsi dei personaggi, battute si spera divertenti…

– Commedia? Lo sai che se mi fai una cosa, chessò, alla Susanna, ti faccio un monumento equestre in bronzo a mie spese?

– Ma va, per chi mi hai preso, impossibile. Farò una cosa che funziona, fa ridere, ed ha tutte le carte in regola per avere un inizio, una fine e delle gag che non siano la copia delle copie del riciclo del già sentito

A quel punto, gli do una pacca su una spalla, mormoro bravo e sorseggio la birra e poi chiedo “mi dici bucio di culo, che me fa tanto ridere?”

Io sarò fissato con la salute della commedia in Italia, ma in un anno in cui le commedie italiane incassano tantissimo (la gente torna al cinema? Siamo diventati talmente provinciali da non capire quello che arriva da fuori? Cinema e tv si somigliano? Non so) sembra anche che il livello generale sia cresciuto.

Non è un caso che quest’anno siano in sofferenza il modello del cinepanettone come Natale in Sudafrica, che incassa tantissimo ma meno del solito (fare 20 anni lo stesso film e pretendere che continui a crescere economicamente è bizzarro NDR) – ma anche il modello Manuale d’amore 1, due tre 257, e vedremo come andrà Amici miei come tutto ebbe inizio, ma io non metterei tre euro sul suo successo travolgente.

Nessuno mi può giudicare si inserisce in questo trend positivo (e gli auguro di avere il successo che hanno avuto film anche peracchio inferiori). Riassumiamo:  sceneggiatura bn costruita, due protagonisti che funzionano, una serie di caratteristi bravi e azzeccati, e delle IDEE di gag. Che si discuta della riuscita, del gusto, ma in Nessuno mi può giudicare ci sono delle idee per delle gag.

Non ci volevo credere, ma Bruno ce l’ha fatta a fare un film con delle idee divertenti. Su un canovaccio visto e stravisto, ma questo non è che importa. Prendi un canovaccio che regge, anche se non originale.  Mettici delle idee. Prendi la Cortellesi per la prima volta da protagonista e che sta imparando a togliersi la rigidità da imitatrice televisiva nella recitazione, e dopo una ventina di minuti non noti più le stonature. Aggiungi Bova che non dovrebbe fare altro che accettare ruoli da coatto come ne La nostra vita perché è davvero bravo, e basta poliziotti e principi azzurri che ingessano ulteriormente la sua già notevole ingessatura. Poi mettiamo un pizzico di caratteristi azzeccati e di comparsate di amichetti: molti del clan Boris (Guzzanti, Aprea, De Ruggeri, lo stesso Bruno), un cane sciolto come Rocco Papaleo, Lucia Ocone, Lillo, Mastandrea ecc. ecc.

Inoltre, alla regia Bruno è pure meglio del suo sodale Brizzi (che qui produce, cioé sta nel suo ruolo ideale) cosa si ottiene?

Non la rinascita del cinema italiano, ma un altro tassello di un processo che è da qualche anno in corso di consolidamento di una pratica professionale in un circolo che funziona: realizzazione di livello, attori in parte con una certa nototietà, un pubblico capace di riconoscere e cercare questi film. Possiamo ritenerla un’evoluzione del modello corale alla Manuale d’amore, ma non so se la cosa sarebbe corretta.

Questo non nasconde alcuni difetti, specie nella parte “seria”, o più correttamente “patetica”, della narrazione, che anche se legnosa ha il pregio della sincerità, o del provarci.

Non si può che quindi esserne felici e far i complimenti. A chiosa, ospitiamo anche un parere critico che coglie la profonda metafora del film e la sua forza metacinematografica:

“Nessuno mi può giudicare è la commedia che riflette sul cinema italiano. E’ cinema che riflette su di sé in modo talmente lampante che tale evidenza può nascondersi per uno spettatore poco accurato. Cassini, il padre,  all’inizio muore tragicamente. E trasporta in questo modo la Cortellesi nel mondo della commedia, in un universo in cui è fuori posto e in cui l’adattamento (della borgata a sé e di sé alla borgata) fa nascere il senso del comico. Ma tutto piò avvenire dopo la morte iniziale: non è solo la morte di papà, ma è la morte del cinéma de papa, o del cinema de babbo. E che mestiere fa er babbo? Il produttore e il creatore di cessi. Pure cessi multipli. Cessi di molte forme, colori, fogge, ma sempre dei grandi cessi. E il cinema de babbo, quello degli ultimi 30 anni, perché prima c’è il cinema de nonno che è un’altra cosa, è indubitabilmente risucchiato nella potente metafora del cesso. E Bruno fa un gesto molto semplice,  accoppa sto cinema perché si rende conto che il cinema italiano è 30 anni che fa cagare. Ma sul serio. Lo uccide, e poi prova a ricostruirsi un’esistenza. Delinea una strada forse poco appassionante, quella di prostituirsi per pagarsi il futuro, che vuol dire quella di trovare un modo per guadagnarsi da vivere: insomma, ricostruirsi una piccola felicità fatta di roba di cui non ci si deve vergognare, fatta con mestiere, con qualche idea qua e là ma soprattutto con pubblico.”

E con il parere colto, chiudo questo post di rientro scusandomi per l’assenza prolungata dal blog

Trailer|IMDB

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2 Comments

  1. Antonio
    Posted 18 marzo 2011 at 12:22 | Permalink | Rispondi

    Un correttore di bozze, perfavore!

  2. mario
    Posted 18 marzo 2011 at 22:48 | Permalink | Rispondi

    aho di partenza non volevo vederlo il film,perchè mi sembrava una cagata colossale,ma visto il giudizio ragionato non posso esimermi dal visionarlo.

    bucio di culo!!!

3 Trackbacks

  1. By Vitaminic – Questioni di famiglia on 23 marzo 2011 at 17:37

    […] padre fondatore di SecondaVisione, è un buon film, considerando lo stato della commedia in Italia. L’ha scritto sul blog e ce l’ha ribadito in […]

  2. […] opinioni vicine alla mia: quella di Tito Faraci e quella di Manu su SecondaVisione. Radicalmente opposta l’opinione di […]

  3. […] l’inizio – Alba Rohrwacher per Sorelle mai – Paola Cortellesi per Maschi contro femmine e Nessuno mi può giudicare – Keira Knightley per Non lasciarmi – Sarah Felberbaum per Il […]

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