Yattaman, di Miike Takashi, 2009

La scelta, tra tutta la filografia di Takashi Miike, di doppiare e distribuire Yattaman da parte di Officine Ubu sembra una scelta un poco folle. Il conto di mercato potrebbe essere di voler prendere tutti quelli che da bambini sognavano di pilotare – anche se era inspiegabilmente senza pilota – o addirittura essere Yatta Doiler (tra cui il sottoscritto: Yatta Doiler era indubitabilmente il mio preferito seguito a ruota dal classicissimo Yattacan, da Yatta Panda e da Yatta Bull, mentre nutrivo una franca antipatia per Yatta Pellicano e Yatta Campione. Preferito in quanto dinosauro, ça va sans dire) e quelli che conoscono l’opera di Takashi Miike. Il conto mostra la sua fallacia in quanto probabilmente i due insiemi coincidono per larga parte,e tra coloro il cui cervello è stato bruciato dalla sovraesposizione ai cartoni animati in luogo di sane partite a pallone probabilmente si nascondono, se non i fan, almeno degli spettatori di qualche film di Miike.

Anche perché essere stato un piccolo fan di una delle serie Time Bokan sembra essere una condizione necessaria per apprezzare questo film (e ritrovarsi, dopo 25 anni minimo, a ricordarsi l’intera sigla cantata da Riccardo Zara e a chiedersi che forse gli effetti della televisione non sono poi così limitati come vorrebbe certa letteratura). E da piccolo fan che ci si è apprestati alla visione, non certo da filologi dell’opera di Miike, anche perché l’intera operazione sembra essere nata sotto il segno della simpatica pazzia. Nel senso che, tralasciando che non abbiamo visto la seconda serie Yattaman del 2008 inedita in Italia, trasporre una serie animata del genere, caratterizzata da uno sviluppo orizzontale praticamente nullo – succede qualcosa di rilevante ogni 20 puntate e non di più – e da uno sviluppo verticale totale – per cui ogni episodio è esattamente una minima variazione su uno schema prefissato. Infatti, da fan rimasto con il cervello ai sette anni, la delusione principale è che ci sono pochi robottini che combattono (Nota per i non fan: gli Yattaman combattono il male – un male piuttosto cialtrone – con dei grossi veicoli robot a forma di animale. Quando sfidano i tre ladri del trio Drombo, i loro arcinemici che a confronto Danny Boyle e Inarritu sono mezze calzette, che di solito possiedono anche essi un grosso robot, lo yatta animale fa uscire dalla bocca decine di piccoli robottini che combattono in vece sua, andando a distruggere in un modo assolutamente demenziale il robot dei nemici. Fine della nota esplicativa)

Se l’attesa per i piccoli robottini era la principale attrattiva della serie, e la verticalità era fondamentale per trovare un senso in puntate che erano disperse nei menadri dei palinsesti delle tv private, in un film anche se dalla durata di due ore i combattimenti sono pochi, e quindi c’è un vago disappunto. Però da un punto di vista altro, ci fa apprezzare ancora di più l’operazione folle quasi da fan che Miike fa, riprendendo tutti gli elementi anche i più triviali (la punizione del trio drombo, il porcellino robot che dice “anche un maiale può arrampicarsi su un albero quando viene adulato”), senza pensare di dare un senso altro, di uscire dal gioco per far dire questo è un film quindi è qualcosa di più. L’idea della puntata gonfiata e con un bel po’ di soldini in più rispetto alla serie allora è l’unica soluzione, e quindi ci si può immergere nella demenzialità dei riferimenti senza sentirsi troppo in colpa, ma godendosela un sacco tra colori, cucchiai allungabili come armi e le punizioni del dott. Docrobei

Uscirei dalla prospettiva del bene per le coscienze cinefile di questo paese: nel senso che è un film che non permetterà di regalare al popolo la conoscenza della filmografia di Miike, anche perché nel suo essere prodotto chiuso, per una cerchia, seppur numerosa, di fan non stimola alla ricerca di andare oltre per cercare un filo conduttore autoriale o di firma. al massimo ti fa venire voglia di recuperare la serie del 2008 che pigramente non si era cercata. Solo per fan, ma i fan sono contenti.

Trailer|IMDB

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