Il nostro viaggio nel cinema italiano /20: La radice del male, di Silvana Zancolò, 2006

Trama
Una pittrice, Andrea (Zora Kerova), è in convalescenza dopo un terribile incidente che le ha ustionato metà del volto e le ha cancellato la memoria: va con il marito Valerio (Giancarlo Previati) a riposare in una villa fuori città appartenuta a uno zio morto suicida, insieme ai due domestici. In una soffitta troverà gli appunti dello zio a proposito di quarant’anni di ricerche sulle proprietà medicali e psicotrope di alcune piante, che popolano la serra accanto alla villa. Andrea inizierà a sperimentare su se stessa, seguendo il diario e gli appunti che lo zio ha inciso sul magnetofono…

Giudizio sbrigativo
Non male: certo, la sceneggiatura zoppica qua e là, l’inizio è lento, ma la macchina da presa (digitale) della Zancolò non si muove male, gli attori sono bravi, la volontà di creare un horror d’atmosfera c’è e non si va in vacca quando si usano gli effetti speciali digitali, nel finale del film.

Perché lo abbiamo visto?
Per il solito attaccamento all’horror italiano che ci perseguita. E quindi per rivedere Zora Kerova, indimenticata icona dell’horror italiano a cavallo tra anni ’70 e ’80.

Fulmine di Pegasus (aka triplo dolly carpiato con avvitamento aka la scena ricca aka buttiamo due soldi su questa sequenza che facciamo il botto aka “la mia arte si esprime nella visione”)
L’ultimo quarto d’ora non è male: gli effetti speciali digitali sono fatti bene, creano un senso di ansia credibile e palpabile, senza rischiare di mandare tutto in vacca, anzi.

Momento Centovetrine (alias la scena povera alias hai speso i soldi per il triplo dolly, adesso quest’altra la fai con un totale di 3′ e la illumini con la luce di emergenza Beghelli, e il fonico oggi non viene perché aveva un torneo di karate)
Il budget è gestito bene: anche le scene di raccordo hanno una resa tecnica sufficiente.

Dai, dai, dai che la giriamo: (alias la scena in cui il film sembra decollare)
Il film parte bene: furbescamente la Zancolò ovvia a un copione non proprio denso e coeso con una messa in scena movimentata, ma non adrenalinica, rimanendo sempre attaccata alla protagonista.

Enchanted Bunny (alias la scena in cui il film si suicida)
Nessun suicidio: certo, certi passaggi della storia ti fanno pensare “ma come”, ma si tratta, in fondo, di peccati veniali.

Tarallucci e vino: (alias c’è un conflitto? che cos’è il conflitto alias l’altro umiliato in sottotesto)
Be’, senza voler svelare troppo della trama, ci sono un marito e una moglie “in lotta”, ma soprattutto uno scienziato incompreso (lo zio della protagonista) contro una società che lo definirebbe “un drogato” (sic, parole dello zio). Ma come, solo perché si fuma le erbe della serra e/o se le inietta, spalma, beve?

La società si prende le sue colpe?
Vedi sopra: sì, ma insomma, robetta.

Indice di in-vaccabilità (alias quanto è riconducibile a: “è di destra o di sinistra?”)
Zero.

Indice “Montale e i suoi limoni (alias sfoggio di high culture a caso)
Possiamo considerare i primi film di Avati high culture? Sì, se paragonati agli ultimi. Quindi direi che i richiami al celeberrimo gotico del regista emiliano ci sono, se non altro per l’unità di luogo su cui si basa il film.

Indice di Tarantinabilità: (alias c’è qualcosa che tra vent’anni ci sembrerà troppo avanti?)
Penso di no: il cinema della Zancolò è all’opposto della moda, dell’effettaccio. E’ un film atipico, e da vedere, anche per questa tendenza controcorrente.

Maggio 2007 (alias segnali di calendario possibile alias tette laterali)
La coraggiosa Kerova, il cui volto è inquietantemente coperto per metà da una maschera, causa ustione, ci fa intravvedere un seno in una scena di doccia. File under “mature”.

Pubblico? Quale pubblico?
Scarso, immaginiamo. Il film è uscito direttamente in dvd, con critiche (specializzate) buone.

Ce lo meritiamo?
Ce ne fossero, di horror indipendenti così, seppur nella loro imperfezione: ho il sospetto, però, che sia La radice del male a non meritarsi un pubblico abituato al bubusettete su cui si basano gli horror d’oggidì.

Pubblica un Commento

Required fields are marked *

*
*

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: