Rango, di Gore Verbinski, 2011

Non è solo un film di largo consumo: questo è teatro sperimentale con la fusione del corpo nella natura

Inizio con scuse, poiché non è esattamente un film appena uscito, o che è passato sotto silenzio, ma vista la mia assenza dal blog per un po’ mi permetto anche di recuperare film di cui si è già parlato o che si sono già visti.

L’eredità del western è un elemento difficile da trattare, soprattutto quando non si deve citare, alludere o traslare i modelli western in un altro universo narrativo, ma quando bisogna raccontare proprio quelle cose lì, cioè gli speroni i cavalli la rapina in banca et alia. Le cose più belle viste negli ultimi anni o sono i corpi che cadono pesantemente di Open Range per il versante restaurazione – ovverossia guardo al passato fuori dal mito e lo faccio di carne e sangue (se fosse Batman, sarebbe Batman Begins: perché tutto nel mondo comincia con il western), oppure carpiati al quarto grado di ironia e sovraletture e incroci, alla Tre sepolture o Sukiyaki Western Django (se fosse Batman, sarebbe Batman Forever: perché tutto nel mondo finisce con Robert Rodriguez, poi rimangono solo Neri Parenti che si aggirano tra i cactus e la polvere, Natale con la casta!).

Forse l’animazione è la soluzione per liberare un immaginario da costrizioni troppo forti, dal sedimentato nella memoria e riuscire con energia a riprovare a fare un omaggio sensato e sentito a Leone (ma qui interpello Paolo che avrebbe di sicuro più da dire di me), provando a mettere in scena un camaleonte senza nome – fa ridere ma è così – che alla ricerca della sua identità e del suo nome, si mette a giocare al pistolero, in un mondo western di animali finalmente “brutti”. Sarebbe facile qui fare un bell’inciso e prendersela  con la Dreamworks e i loro quintali di animali che parlano con un sagace sorriso che alla fine vincono le loro umane debolezze e diventano animali completi, ma mi sembra già che siano stati spernacchiati a sufficienza, oltre ad avere un girone tutto loro nell’inferno del cinema. Poi bisogna essere eleganti.

Già quindi è una cosa positiva che ci siano animali brutti e sporchi lucertole ragni, talpe, rospi e serpenti, e non teneri tigrotti, ma la loro profondità di personaggi viene accresciuta dal fatto che siano più o meno non simpaticissimi e che il protagonista non attraversi proprio esattamente un arco narrativo “se ti ci metti con impegno, puoi fare qualsiasi cosa”, ma debba ottemperare a un compito oserei dire mitologico, come il trovare il proprio nome. Sono tutte cose che spostano il piano del gioco su un terreno decisamente più adulto e multistrato. E non fanno nemmeno male alcuni monologhi metafisicheggianti che si sparano qua e là, che danno al film una personalità inconsueta anche a livello di ritmo.

Al che bisognerebbe rivalutare il povero Gore Verbinski, se fossimo degli autorialisti spinti, il quale dopo aver fatto un dignitoso remake pure-con-delle-idee di The ring, aver incassato uno sfracello di soldi calpestando il cadavere del mestiere di Johnny Depp e urlandogli in faccia “Sarai Jack Sparrow per l’eternità! Ti farò fare il giro di chiglia delle faccette!”, il che non è un peccato, si ritrova a fare il suo secondo progetto più o meno personale, considerando anche il dimenticato, forse ingiustamente poiché un poco impari nelle intenzioni e in Nicholas Cage novello Giobbe, The Weather Man, lo troviamo finalmente alle prese con un progetto personale e lo porta a casa con tutto il nostro rispetto.

(NDR. Tutti si focalizzano sulle parrucche di Nicholas Cage, ma io nei momenti dei pensieri blasfemi, penso che se facessero un film sulla Bibbia, o sulla religione, io gli farei interpretare tutti i ruoli più problematici, sporchi cattivi violenti e sfigati. Secondo me è una grande idea.)

Con Rango, Verbinski riesce ad elevare l’idea del progetto personale nel cassetto dello shooter di film NTR, che di solito è una metamenata con dolori della mezza età, a qualcosa che:
1) ha successo;
2) dice qualcosa di nuovo nell’animazione (animali brutti e non quei maledetti pinguini);
3) ha una sceneggiatura;
4) segue, perché non si tratta di anticipare, la strada tracciata dalla Pixar nella via della maturità dell’animazione.

Il punto 4, per i puristi, non vuol dire che abbia la potenza di creazione di mondi della Pixar – non so voi, ma io temo taaaanto Cars 2 – ma semplicemente che riesce a mettersi in scia, prendendo un mondo in via di derivazione (il western) e rivitalizzandolo con innesti di vitalità, di elementi curiosi e di maturità.

Ultimamente mi piace tutto quello che vedo, mi starò ammalando. Forse non dovevo evitare come la peste bubbonica 127 ore.

IMDB | Trailer

2 Comments

  1. giorgio
    Posted 30 marzo 2011 at 11:43 | Permalink | Rispondi

    tutto vero: bel film, animali parlanti non fastidiosi, Nicholas Cage che nei “ruoli più problematici, sporchi cattivi violenti e sfigati” rende davvero (venerdì esce KICK-ASS).
    Una cosa: che significa NTR?

  2. manu
    Posted 30 marzo 2011 at 11:53 | Permalink | Rispondi

    NTR=Non Theatrical Release
    Era una perifrasi per dire mestierante su progetti non suoi.
    Mi scuso per l’oscurità di linguaggio, ieri buttava così.
    Grazie e ciao

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