Il nostro viaggio nel cinema italiano/21: Bloody Rotten, di Luca Simon Biccheri, 2010

Trama
La trama è complicatissima, perché esposta in ordine solo parzialmente cronologico. Strade, garage e piani terra dell’Umbria settentrionale sono sconvolti da una guerra oscura tra banditi psicotici, vendicatori privati e poliziotti. Chi non ha fretta alla fine riesce a vendicarsi.

Giudizio sbrigativo
Divertito e pieno di passione per la serie b, qualsiasi cosa voglia dire. Per quanto riguarda la composizione dell’inquadratura e l’occhio per gli stacchi di montaggio, Luca Simon Biccheri potrebbe dare degli ottimi consigli a colleghi famosi e retribuiti. Per fare un esempio, la continuità tra i primissimi piani è agevolata dal regista mantenendo in campo piccoli dettagli che legano ogni inquadratura a quella successiva; espediente intelligentissimo, soprattutto quando si ha a che fare con attori non professionisti, che (accento eugubino a parte) tendono a recitare un po’ meccanicamente. E la provincia dell’Italia centrale, il rovescio di quella televisiva di Don Matteo e Carabinieri, sembra davvero il posto adatto per storie pulp. Certo, poi bisognerebbe capire se il giochino ha senso proprio perché il film è spudoratamente no budget o se il gusto mimetico del regista/sceneggiatore/montatore funzionerebbe anche altrove.

Perché lo abbiamo visto?
Perché il regista Luca Simon Biccheri ce l’ha chiesto esplicitamente, inviando un messaggio email alla nostra casella di posta elettronica.

Fulmine di Pegasus (aka triplo dolly carpiato con avvitamento aka la scena ricca aka buttiamo due soldi su questa sequenza che facciamo il botto aka “la mia arte si esprime nella visione”)
Troppi. Nel senso che il film è pieno zeppo di scene e di dialoghi di stretta derivazione b-movie in cui regista e attori mettono idealmente il piede sulla cassa e puntano l’indice verso il cielo. Come conseguenza di questo, e della non consequenzialità degli eventi, la linearità narrativa va ricostruita a posteriori, mettendo insieme un po’ alla volta i vari pezzi del racconto. Alla lunga ci vuole un impegno paragonabile a quello che serve per capire cosa succede ne Lo specchio di Tarkovskij. Però, con tutto il rispetto, se proprio uno deve fare tutta questa fatica, se non altro dal punto di vista dell’aumento di reputazione, viene il dubbio che sia meglio vedere un film di Tarkovskij che uno di Luca Simon Biccheri.

Momento Centovetrine (alias la scena povera alias hai speso i soldi per il triplo dolly, adesso quest’altra la fai con un totale di 3′ e la illumini con la luce di emergenza Beghelli, e il fonico oggi non viene perché aveva un torneo di karate)
Più che una scena, direi una scelta. Troppa musica, onnipresente. Coraggiosa la scelta di affidarsi a uno score autoprodotto e di strizzare l’occhio con musiche famose. Ma a volte si ascolterebbe volentieri un po’ di silenzio, alla Leone per intenderci.

Dai, dai, dai che la giriamo: (alias la scena in cui il film sembra decollare)
La sequenza iniziale, come si conviene a ogni vero action movie.

Enchanted Bunny (alias la scena in cui il film si suicida)
Niente suicidi questa volta. Anche se, sarò scemo io, l’ultimo dei finali non l’ho capito tanto.

Tarallucci e vino: (alias c’è un conflitto? che cos’è il conflitto alias l’altro umiliato in sottotesto)
Ma va’! Qui si spara senza pensare, il conflitto non c’entra niente.

La società si prende le sue colpe?
La società non si ribella.

Indice di in-vaccabilità (alias quanto è riconducibile a: “è di destra o di sinistra?”)
Mi spingo a dire che è di sinistra, solo perché mostra delle eroine femminili che non sono né vittime né angeli della vendetta, ma veri e propri soggetti da film d’azione.

Indice “Montale e i suoi limoni“ (alias sfoggio di high culture a caso)
Qualcosina, facciamo 5/10 per via delle locandine di film famosi e meno famosi che campeggiano qua e là.

Indice di Tarantinabilità: (alias c’è qualcosa che tra vent’anni ci sembrerà troppo avanti?)
Oltre il limite di guardia. Tra vent’anni, però, credo che tutto questo Di Leo e questo Tarantino sparsi a piene mani ci sembreranno una cosa di vent’anni prima.

Maggio 2007 (alias segnali di calendario possibile alias tette laterali)
Le protagoniste femminili sono sempre abbondantemente coperte. D’altra parte il film è girato tra amici.

Pubblico? Quale pubblico?
Ah, bisognerebbe chiedere al regista. Il quale rende disponibile il film per intero in rete, qua per essere precisi.

Ce lo meritiamo?
Io mi sono divertito. La prossima volta però facciamo una colletta e vediamo di meritarci anche un fonico.

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