Senna, di Asif Kapadia, 2011

Bisognerebbe sentire i fan veri, quelli che si ricordano curva per curva il Gran Premio di Suzuka del 1989, per avere un parere qualificato su Senna. Quello che si può dire quasi per certo è che il documentario dell’inglese Asif Kapadia offre loro ciò che gli amanti dello sport di solito desiderano da un documentario: una lunga serie di filmati originali con un intervento sostanziale, ma discreto, del commento over. Niente testimonianze attuali e poche immagini fuori pista, un resoconto pulito presentato in strettissimo ordine cronologico.
La vita di Ayrton Senna (1960-1994) non interessa a Kapadia per intero, ma esclusivamente per ciò che contribuisce alla creazione della sua leggenda di pilota, dagli esordi nel 1984 alla morte a Bologna dieci anni dopo, in seguito a una terribile uscita di pista a Imola. Da questo punto di vista il film funziona perfettamente come supporto per l’esercizio della memoria, richiamando episodi imprescindibili per l’aneddotica sul pilota brasiliano, dal GP di Monaco del 1984, in cui con una improbabile Toleman-Hart rischia di vincere sul già affermato, e rivale di sempre, Alain Prost , alle liti furiose col presidente della FIA Balestre.
I materiali dell’epoca sono perfetti, tutto sembra già girato per finire dentro un film. Verrebbe da dire che Senna era troppo bello, troppo carismatico, troppo elegante anche quando in pista faceva il fetentone, per non essere anche un personaggio adatto agli schermi. La cosa che semmai sorprende è la qualità del materiale cui Kapadia ha avuto accesso e che ha montato nel film. Non solo i filmati delle gare o quelli delle conferenze stampa. Anche le riprese delle riunioni a porte chiuse tra piloti durante le sessioni di prova, quelle dei dialoghi con i team manager prima delle partenza, quelle in cui si vedono i box chiudersi la sera prima della gara con le auto coperte dai teli di raso. Quasi tutte cose pubbliche, visibili anche all’epoca e ampiamente disponibili su youtube. Ma immagini che sarebbero allo stesso tempo insignificanti, se l’epilogo della storia di Ayrton Senna non fosse quello che conosciamo e se la sua figura non fosse diventatà così leggendaria. La sensazione è quella di un mondo che documenta passo per passo se stesso e predispone in via preventiva i materiali necessari alla costruzione del proprio mito.

Pubblica un Commento

Required fields are marked *

*
*

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: