Luther (2010, Neil Cross, BBC One)

(attenzione, la serie è composta da 6 puntate di un’ora. Avverto che nello scritto ci sarà un piccolo ma inevitabile spoiler che riguarda la prima puntata)

Una fascinosa domanda oziosa, da tanti punti di vista quanti volete, sarebbe chiedersi se Luther sia una serie noir o poliziesca. Ma visto che le domande oziose hanno risposte perlomeno altrettanto oziose, e lunghe, e piene di distinguo e di incisi che ci piacciono tanto, la lasciamo lì come suggestione per il gentile pubblico e come fil rouge sotteso per noialtri.

La prima considerazione onesta è dire che Luther Non brilla per originalità: John Luther è un poliziotto tormentato. Il suo tormento nasce dall’aver lasciato cadere, e finire in coma, un pericoloso pedofilo dopo averlo interrogato per salvare una sua vittima. Per questo peccato si è talmente tormentato da essere ricoverato per qualche mese, in cui la moglie lo ha lasciato e ha maturato una solida fama di “persona pericolosa”. Nonostante il tormento e la  pessima fama, viene reintegrato in quanto fenomenale nell’incastrare pericolosi killer seriali e grazie al fatto che il suo gesto non aveva fortunatamente avuto testimoni.

Vita privata a pezzi, bravura e ossessività nel proprio lavoro, scatti d’ira contro oggetti, improvvisi e violenti, grande capacità analitica nel pensare e nell’incastrare i criminali, pochi amici. Fin qui nulla di nuovo sotto il sole. Ma se non si ricerca il nuovo, ma come primo passo si accetta l’ottimamente delineato, ci si può accontentare.

La nota, se non di novità, perlomeno di interesse, è la femme fatale di John Luther.

Non solo perché è un’astrofisica superintelligente, ma anche perché terribilmente anaffettiva ma soprattutto omicida. Luther fa la sua conoscenza nel primo episodio, prova ad incastrarla per l’omicidio dei di lei genitori, ma mancano le prove, lei è più brava nel gioco psicologico, ed è libera. Da lì, in lei nasce il rispetto e quello che in altri esseri potrebbe essere chiamato affetto per Luther, abbastanza reciproco. Lei è i suoi corpi speciali, quelli che fanno il lavoro sporco, gli fa comodo e lo costringe sempre nell’angolo, lo aiuta e stuzzica il suo lato oscuro. C’è da dire che avere un’omicida anaffettiva come amica/amore non corrisposto (?) non è il massimo della vita. Certo, è utile quando va dal nuovo fidanzato della ex e gli punta un coltello alla gola, o lo fa cadere in un gioco che lui non capisce, ma ci sono degli effetti collaterali e, inoltre, è sempre meglio non farla incazzare. E già il nuovo fidanzato della ex si trova nel difficile ruolo del “non e’ un problema per me perché io ti voglio bene veramente e non ti chiedo nulla, anzi, magari sono qui a dirti: se hai bisogno di qualcuno io ci sono.”, ma se l’ex – già fico, ingombrante, talentuoso e tormentato – ha anche l’aiuto di una killer geniale e spietata, beh è un ruolo quantomeno problematico.

Non so per somiglianza fisica o modus operandi, ma Ruth Wilson non fa altro che suggerire che gli sceneggiatori abbiamo visto Dexter, gli abbiano tolto il “codice di Harry” e l’abbiano messo a fare la spalla all’investigatore.

Mi chiamo Alice Morgan, e sono la cugina inglese di Dexter

L’altro elemento interessante è a livello di struttura. Nel senso che, se all’inizio potrebbe sembrare un canonico poliziesco con risoluzione verticale (all’interno dell’episodio), in realtà subito si esce dallo schema caso-indagine-risoluzione. Uno perché si capisce che non è l’abilità di Luther ad essere messa in gioco: non c’è il whodunit, ma lo spettatore sa chi è l’assassino, lo sa subito anche Luther ma quello che conta è l’inseguimento e ciò con cui Luther si deve confrontare (procedure, leggi) nell’acciuffarlo. Ma tutti gli sviluppi verticali vanno a coinvolgere nella storia di Luther, di sua moglie, di Alice e dell’universo che li circonda. Tanto che la seconda serie sarà in due soli episodi da 2 ore l’uno.

Questo permette di dare più respiro al personaggio di John Luther che si snoda tra gli stereotipi, riuscendo a sgusciarne senza ferire, arrivando vicino a un modello come Manhunter (prendete la similitudine con le pinze) che a una serie poliziesca come le altre.

Per non scadere nell’ovvio, mi trattengo da fare banali apprezzamenti su recitazione e sceneggiature, che poi ci troviamo sempre a parlare male delle serie italiane e, chennesò a ululare contro la truculenta fine che ha fatto l’amato La donna della domenica nelle mani di Giulio Base. Ma a Secondavisione non siamo usi a fare i plastici di efferati omicidi.

In Italia è stata trasmessa da Foxcrime

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