La rassegna stampa del sabato

Notizie vecchie/1. Premesso che Terry Gilliam mi piace molto spesso (quasi sempre nella sua vita coi Monty Python) e premesso che la Pasta Garofalo mi piace proprio sempre, fa un po’ effetto vedere i due nomi accoppiati. Gilliam ha infatti girato il corto The Wholly Family per conto del pastificio di Gragnano (Na). Qua la notizia, qua Gilliam in persona racconta gli estremi del progetto.

Notizie vecchie/2. Michele Anselmi, dalle colonne del Secolo XIX, ha chiesto al neoministro Galan l’abolizione dei contributi percentuali sugli incassi, meglio noti come “ristorni”. Di cosa si tratta? Semplice: di un contributo indiretto ai produttori, elargito sotto forma di rimborso erariale. In pratica, se io produco un film che incassa 1 milione di euro, lo Stato mi restituisce 250.000 euro. E via di seguito, con vari scaglioni decrescenti. Anselmi spiega benissimo il meccanismo nella sua lettera. Da quanto esiste questa misura?  Dal 1938, è sopravvissuta alla Legge Andreotti del 1949 e alla Legge Corona del 1965. A cosa serve? In teoria a sostenere la produzione cosiddetta media, vale a dire quei film che senza essere bombe di incasso hanno buone possibilità di incontrare il favore del pubblico. In pratica i ristorni sono considerati dai produttori come una sorta di diritto acquisito e finiscono per arricchire chi è già molto ricco. Quante possibilità ci sono che Galan dia retta ad Anselmi? Nessuna, temo.

E poi dicono che c’è la crisi. Qualche anno fa qualcuno parlava di lipstick index per spiegare perché nei periodi di incertezza economica i consumi di beni e servizi voluttuari aumentano o diminuiscono di meno. Tra questi, evidentemente, in Italia c’è anche il cinema, secondo Federconsumatori.

Non sparate. La prova definitiva che il nostro è un Paese veramente meraviglioso arriva da un comunicato del presidente dei produttori dell’Anica. Riccardo Tozzi avvisa che il 60% delle produzioni cinematografiche e televisive attualmente in lavorazione rischia di interrompersi a causa di una vertenza che riguarda l’uso di “armi sceniche sparanti a salve”.

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