Il nostro viaggio nel cinema italiano /25: La velocità della luce, di Andrea Papini, 2008

Trama
Mario (Peppino Mazzotta) individua le sue vittime sull’autostrada: guidano auto rare, fuoriserie e comunque costose che lui ruba con eleganza e abilità. La sua prossima vittima è Rinaldo Patrick Bauchau), un anziano signore che parla con accento tedesco ed è diretto in Svizzera. In un incidente, addirittura, Rinaldo salva la vita a Mario: iniziano le confidenze tra i due. Nella vicenda viene coinvolta anche Beatrice (Beatrice Orlandini), un’operatrice telematica che viene dapprima usata da Mario, per poi rimanerne affascinata, senza incontrarlo mai. O quasi.

Giudizio sbrigativo
Il tentativo di Papini era di fare una specie di noir raggelato “on the road”, con poca azione e molte parole: ci riesce per la prima ora, poi si sfascia tutto.

Perché lo abbiamo visto?
Completamente a caso.

Fulmine di Pegasus (aka triplo dolly carpiato con avvitamento aka la scena ricca aka buttiamo due soldi su questa sequenza che facciamo il botto aka “la mia arte si esprime nella visione”)
Il film non dev’essere costato poco, considerato che per metà è realizzato in autostrada con camera-car: ma probabilmente la scena dell’incidente in galleria, per numero di comparse e presenza di Vigili del Fuoco, deve avere teso la produzione.

Momento Centovetrine (alias la scena povera alias hai speso i soldi per il triplo dolly, adesso quest’altra la fai con un totale di 3′ e la illumini con la luce di emergenza Beghelli, e il fonico oggi non viene perché aveva un torneo di karate)
La qualità del film è dignitosa fino a due terzi: il momento di frattura (vedi sotto) è anche girato male, ma alla fine anche l’ultima parte si vede, tecnicamente parlando.

Dai, dai, dai che la giriamo: (alias la scena in cui il film sembra decollare)
La buona recitazione dei protagonisti maschili e la sicurezza con cui Papini muove la camera, nonché la sottile ansia che provoca la sceneggiatura, fanno promettere davvero bene, poi…

Enchanted Bunny (alias la scena in cui il film si suicida)
Oh, ci siamo arrivati. Poi c’è una scena di sesso (non vi diciamo di chi con chi, ma d’altronde le possibilità sono limitate), dei dialoghi tremendi, un personaggio che si svela, un precipitare degli eventi e tutto va discretamente in vacca, come se l’elastico si fosse mollato, la luce spenta, il soufflè sgonfiato. Credo il senso sia chiaro.

Tarallucci e vino: (alias c’è un conflitto? che cos’è il conflitto alias l’altro umiliato in sottotesto)
Il conflitto non c’è ai massimi sistemi: come in tutti i noir, tutti sono un po’ cattivi, tranne Beatrice che…

La società si prende le sue colpe?
… ipotizza che sotto tutta la storia ci sia un traffico di organi gestito da al-Qaeda. Capite quando dico la cosa del soufflè?

Indice di in-vaccabilità (alias quanto è riconducibile a: “è di destra o di sinistra?”)
Zero.

Indice “Montale e i suoi limoni” (alias sfoggio di high culture a caso)
Medio, ma intelligentemente modulato attraverso la trovata di ascoltare spesso le trasmissione radiofoniche che riempiono gli abitacoli delle auto. La cura del sonoro (e ciò che succede in queste trasmissioni) rendono l’aggancio buono (nel senso che non c’è nel mix la traccia audio “radio” incollata alla meno peggio). Alla radio si parla di traffico, jodel, compositori del ‘500, ma anche di scemenze.

Indice di Tarantinabilità: (alias c’è qualcosa che tra vent’anni ci sembrerà troppo avanti?)
Nullo.

Maggio 2007 (alias segnali di calendario possibile alias tette laterali)
Signori, abbiamo il nudo integrale laterale di Beatrice Orlandini. E questo ha a che fare con l’andata in vacca del film, sebbene non direttamente.

Pubblico? Quale pubblico?
Il film è uscito ufficialmente nell’aprile del 2008, ma supponiamo che abbia visto poche sale. Il budget indicato da IMDb, però, è sufficientemente basso per dire che, forse, le cose non sono andate malissimo per Papini e i produttori.

E Manfredi, il più sfacciato (alias il violento product placement)
Capirete che, parlando di macchine e autostrade… In ordine sparso: Bentley, Alfa Romeo, Autogrill, Pringles, Q8. Ma tutto in maniera non sfacciata. Insomma, non si vede un “Vuoi una patatina?” o “Vuoi un bel pieno di benzina?”

Ce lo meritiamo?
Sì, perché è paradigmatico di un “tenere duro” italico che si squaja, con la j, proprio sul più bello.

3 Comments

  1. Posted 28 aprile 2011 at 17:59 | Permalink | Rispondi

    poi ora Papini ha fatto un nuovo film La misura del confine.
    esce la prossima settimana.
    ci saprete dire?

  2. Fra
    Posted 28 aprile 2011 at 18:18 | Permalink | Rispondi

    può essere, chissà. tu hai visto questo, gig?

  3. Posted 29 aprile 2011 at 13:22 | Permalink | Rispondi

    non l’ho visto, non lo conoscevo proprio.
    La misura del confine però sembra una produzione su cui hanno investito parecchio.

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