Source Code, Duncan Jones, 2011

Cazzo, se avessi ascoltato il prof di fisica invece di fare i calcoli del fantacalcio, adesso capirei la spiegazione scientifica del mio salto turboquantistico nei neuroni altrui

 Se due rondini fanno primavera, se due piccioni fanno una fava (ahahaah), se due film fanno una tendenza, allora possiamo dire che Duncan Jones, o Zowie come ci piace chiamarlo in spregio alla sua volontà, sta proseguendo nel suo personale riadattamento della science fiction anni 70′.
La colpa la possiamo dare ai geni con buona probabilità di vincere facile. Però, a cercarne la causa, rimaniamo senza risposte: ha senso questa operazione? Con quali risultati? Moon e Source Code ci piacciono perché sono belli o perché sono quei bei film di una volta che non si fanno più e adesso la fantascienza la fanno utilizzando i macchinari, non te la levi più di torno?
Le risposte che mi sento di dare nell’ordine sono le seguenti: si, buoni ma non ottimi, la verità sta nel mezzo (ecumenismo).
La ricerca di una fantascienza “narrativa”, che lavora non tanto sulle meraviglie della tecnica, diegetica e non, ma sugli elementi narrativi facendo riferimento a uno dei classici senza tempo, nella fattispecie gli universi paralleli.
Si parte da un’idea abbastanza old school quindi, ci si dimentica di quello che è stato fatto per renderle “dannatemente realistiche” negli ultimi anni, si vedano Matrix in primis, ma anche Inception etc, e si ritorna a quel tempo in cui la fantascienza era un modo per dire qualcosa di intelligente sulla condizione umana. Quindi si prende un po’ più sul filosofico (meno di Moon comunque).Che poi la riflessione venga disciolta e ritorta verso una soluzione romantica, invece verso un’apocalisse/pessimismo cosmico è una scelta opinabile ma assolutamente rispettabile.
In effetti è ora della trama: c’è Jake Gyllenhaal che da una capsula spaziale viene messo in connessione, da Vera Farmiga in versione militare, con gli ultimi 8 minuti della vita di una persona, grazie alla striscia quantistica che i suoi neuroni nlasciano nello spazio tempo parabolico (si, non è una descrizione testuale, ma potete accontentarvi: suona come un’altisonante puttanata, ma ce la beviamo), e li può rivivere quante volte vuole. Nella fattispecie, Vera Farmiga lo fa zompare nella testa di un insegnate su un treno che sta per esplodere. E lui deve scoprire chi sono i colpevoli per poter sventare un altro attentato che sta per accadere. Il vantaggio è che l’indagine può essere ripercorsa per tutte le volte che si vuole, lo svantaggio che al povero Jake ogni volta che sbaglia tocca morire (e, probabilmente, soffrire di conseguenza). In realtà, la cosa in cui Duncan Jones mostra una certa abilità non è solo il recupero di questi parallelismi fantascientifico-narrativi-filosofici, ma anche la capacità semplicemente di storytelling nel far funzionare la ripetizione della sequenza, sempre uguale in treno. Soprattutto quando ci sono i fallimenti: idee bislacche che lo fanno morire senza ottenere nulla, deragliamenti dallo scopo principale della missione. Anche perché non è sicuramente la detection che interessa al regista, Una specie di giorno della marmotta di 8 minuti, e virato in versione drammatico-thriller. Tutto ciò per dire che anche in un progetto meno personale rispetto a Moon, la mano di Duncan Jones non si perde. Quindi si è contenti
Angolo del nerd
La felicità maggiore? Guardare i titoli di coda non solo per individuare l’italoamericano del cast, ma scoprire che la voce del padre di Gyllenhaal nel film è di Scott Bakula. Che è un chiaro omaggio ad una delle serie più belle pre-rivoluzione, oltre ad essere la più chiara ispirazione di questo film: Quantum Leap. Non è un elemento a favore dell’originalità di Source Code, ma tant’è
Se non la conoscevate, guardavatela.

La serie è bella, però il grafico ha scoperto che ho limonato con sua moglie

Trailer|IMDB

2 Trackbacks

  1. By Il ragazzo si farà | *lbc* on 1 maggio 2011 at 12:05

    […] Code di Duncan Jones, lo stesso regista di Moon (avete visto Moon? no? peccato). Del film è stato già detto quello che c’è da dire, per cui mi limito a sottolineare quelli che a me sembrano punti di […]

  2. […] Abbiamo proseguito con Source Code, diretto da quel Duncan Jones che tanto avevamo apprezzato per Moon. Ancora una volta Jones ripensa alla fantascienza del passato e gioca con universi paralleli e tendenze cervellotiche, confezionando un buon film: lo dice anche Manu sul nostro blog. […]

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