Angèle et Tony, Alix Delaporte, 2010

Angèle è bellissima e sgrana sul mondo due occhi chiari misti di sospetto, impaccio e perenne difesa. Ha un figlio, che non vede da due anni: è stata in carcere con l’accusa  di aver provocato la morte del marito.  Tramite un annuncio su un giornale combina un appuntamento al buio con Tony, pescatore (siamo in Normandia, Francia), che vive con la madre in una casa vicina al porto: un marito e un contratto di lavoro le possono dare la chance di ottenere la custodia del figlio, in affidamento ai nonni paterni. Dopo un primo incontro poco promettente lei lo va a cercare, entrando nella sua esistenza e stravolgendola in silenzio.  La madre di lui tentenna e diffida, ma poco a poco cede alla sua disarmante aria da bambina dura ma perduta. Movimenti quasi impercettibili creano un legame tra estranei, che finiscono per aggrapparsi l’uno all’altro, nel reciproco appagamento del dare e ricevere amore, e a poco a poco Angèle smette di offire il proprio sesso come giusto pagamento alle attenzioni di Tony  per accettare di essere amata.

Presentato al 67° Festival del Cinema di Venezia Angèle et Tony è il film d’esordio di una giornalista e scrittrice, Alix Delaporte, che ha nel suo curriculum pure la realizzazione di alcune sceneggiature per serie tv. Eppure nonostante sia soltanto la sua seconda volta dietro alla macchina da presa (aveva diretto un corto nel 2005) la neoregista dimostra piglio sicuro, aiutata da una buona sceneggiatura e da credibilissimi protagonisti. Da un lato la brava (BRAVA, come direbbero Tommaso e Fra)  Clotilde Hesmè,  che offre al suo personaggio una grazia dolorosa e quasi preterintenzionale, una mascolinità che però non riesce a trattenere un’istintiva morbidezza materna e donnesca. Dall’altro Gregory Gadebois, che riscatta l’aspetto da pingue timido e imbranato solitario con una inattesa determinazione nel cercare la verità dell’amore e la sua forza (è lui a respingere l’offrirsi di Angèle fino a quando non saprà che lei è lì proprio per lui), l’inatteso nascere del sentimento che unisce due persone. Le vie dell’amore sono infinite, e se la disperazione può talvolta essere la molla che porta due esseri umani adf aggrapparsi l’uno all’altra per necessità ciò che unisce Angele et Tony va oltre per arrivare ad un reciproco conoscersi, riconoscersi e scegliersi. Delicata pure la maniera di trattare, da parte della regista, il lento riavvicinamento di madre e figlio, la riscoperta di un legame che esiste pure di fronte a muri e silenzi di diffidenza e paura di essere feriti (la gestualità e l’espressività del piccolo Antoine Couleau che interpreta il figlio Yoan sono straordinarie, controllate e intense). Il tutto immerso nella luce fredda della Normandia e in una regia fatta di pochi movimenti di macchina a scrutare impercettibili, ma rivoluzionari e riscattanti, movimenti e avanzamenti, dalle parti  di Agnes Varda ed Eric Rohmer. Da vedere, non fosse che la distribuzione (Sacher) ne penalizza la visibilità (per i bolognesi è al Lumiere ancora per qualche giorno, dopo chissà).

Trailer|IMDB

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2 Comments

  1. Kekule
    Posted 7 maggio 2011 at 11:53 | Permalink | Rispondi

    A Firenze, lo si proietterà all’Odeon, 6-7-9-10 maggio alle ore 17.00-18.40, e l’11 maggio alle ore 17.00-18.40-20.30-22:10.

  2. papessa
    Posted 7 maggio 2011 at 23:40 | Permalink | Rispondi

    grazie della segnalazione! :)

2 Trackbacks

  1. […] Il primo film è l’esordio di Alix Delaporte, e si intitola Angèle et Tony. Ambientato in Normandia, il film racconta dell’incontro tra i due personaggi del titolo: lei è una giovane madre con un passato turbolento, lui un pescatore dal carattere chiuso e burbero. La Delaporte confeziona un film che si risolleva solo nel finale: la nostra Papessa, però, non è d’accordo. […]

  2. […] voti, che viene presto fatto. Del resto i voti sono due, entrambi per lui, per due film diversi, Angèle et Tony e Machete. Doppio carpiato per […]

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