Il nostro viaggio nel cinema italiano/27 Sulla strada di casa, di Emiliano Corapi, 2011

Trama: Alberto (Vinicio Marchioni) è un imprenditore ligure in crisi. La sua fabbrica di chiodi è in difficoltà e, per raggranellare qualcosa, si mette a fare il corriere per dei loschi figuri calabresi, trasportando carichi misteriosi tra la Calabria e la Svizzera. Prima di uno di questi viaggi, però, sorge un intoppo: degli uomni armati sequestrano la moglie (Donatella Finocchiaro) e la famiglia per costringerlo a portare loro il carico. Ma, quando arriva a Reggio Calabria, sorge un altro intoppo, un altro corriere (Daniele Liotti, ma che fine aveva fatto?)

Giudizio sbrigativo: Cani arrabbiati meets L’aria serena dell’Ovest.

Perché lo abbiamo visto?: Per fare gli originali. Tutti a Cannes a vedere il nuovo Woody Allen, direi “il migliore Allen degli ultimi 10 anni”, e noi recuperiamo un film italiano visto al Bergamo Film Meeting. Più controcorrente di così si muore. Ma è tutta invidia

Fulmine di Pegasus (aka triplo dolly carpiato con avvitamento aka la scena ricca aka buttiamo due soldi su questa sequenza che facciamo il botto aka “la mia arte si esprime nella visione”): il tentativo di costruzione della tensione nell’inseguimento in automobile. Tempi dilatati fin troppo, non sempre si riesce a tenere il ritmo ma però ci si prova, almeno.

Momento Centovetrine (alias la scena povera alias hai speso i soldi per il triplo dolly, adesso quest’altra la fai con un totale di 3′ e la illumini con la luce di emergenza Beghelli, e il fonico oggi non viene perché aveva un torneo di karate): L’interrogatorio di polizia di Donatella Finocchiaro, due lire per vestire i detective io li avrei spesi

Dai, dai, dai che la giriamo: (alias la scena in cui il film sembra decollare) nel colpo di scena. Che, per evitare spoiler, non vi possiamo dire. Capisco che sia frustrante, visto che è il momento più interessante del film e per cui ce lo si può ricordare, però dovete prenderlo sulla fiducia.

Enchanted Bunny (alias la scena in cui il film si suicida): il gancio narrativo sui nontiscordardime. Talmente telefonato da fare tenerezza. E uno si chiede per tutto il film “ma perché a un certo punto si sono messi a parlare di fiori di campo in un thriller/road movie?”

Tarallucci e vino: (alias c’è un conflitto? che cos’è il conflitto alias l’altro umiliato in sottotesto): nessun conflitto sociale

La società si prende le sue colpe?: c’è la crisi, e gli imprenditori onesti che non portano i capannoni all’estero sono costretti a scendere a patti con i criminali per salvare le loro imprese.

Indice di in-vaccabilità (alias quanto è riconducibile a: “è di destra o di sinistra?”): no, per fortuna nullo

Indice “Montale e i suoi limoni (alias sfoggio di high culture a caso): Direi 0, anche qui per fortuna.

Indice di Tarantinabilità: (alias c’è qualcosa che tra vent’anni ci sembrerà troppo avanti?) No, in realtà prova a recuperare elementi di 40 anni (non gloriosissimi, purtroppo) di cinema italiano, mescolando il poliziesco nostrano a un malinteso stile d’autore. Più rivolto indietro che avanti, quindi. A meno che non si recuperi tra 20 anni l’onestà intellettuale, che però è uno stilema difficile da riciclare

Maggio 2007 (alias segnali di calendario possibile alias tette laterali) : nessuna

Pubblico? Quale pubblico?: non ha una distribuzione, quindi mi sa che il mondo ha giudicato nessun pubblico, per ora. Ed è difficile pensare a un pubblico per un film che prova a prendere strade d’autore, però senza andare oltre all’assunto dell'”uomo con le spalle al muro”

Ce lo meritiamo?: Visto che oggi siamo buoni, si. Noi speriamo sempre in qualcosa in meglio, però.

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