Cars 2, John Lasseter e Brad Lewis, 2011

Due necessarie premesse a ciò che sto per scrivere. La prima è che ritengo Cars il film più debole della Pixar e, a differenza degli altri prodotti della casa, ne ho un ricordo vago. La seconda è che sono entrato in sala nervosissimo per i cavoli miei. La terza è che non ho visto Cars 2 in 3D, come avrei voluto (e questo ha causato parte del nervosismo). Fine delle premesse.
Com’è, quindi, Cars 2? Mediocre. Mediocre, certo, se rapportato agli standard narrativi della Pixar: perché la qualità tecnica di quei geniacci di Lasseter, che firma la regia, e compagnia sale ad ogni film, tanto da fare sembrare ormai Toy Story quasi legnoso. Legnoso nell’aspetto, non di certo nello sviluppo di trama e personaggi. Dobbiamo citare il primo successo della Pixar perché l’abituale corto che precede il film (Vacanze hawaiiane) è ambientato nel mondo di Woody, Buzz e degli altri giocattoli (aggiornati a Toy Story 3) che “creano” una vacanza per Barbie e Ken (che rimane idiota come nel film: splendido). Ed è una specie di boomerang per il nuovo capitolo delle avventure di Saetta McQueen e Carl Attrezzi: stimola, infatti, il ricordo di quel capolavoro di Toy Story 3 di fronte al quale, purtroppo, Cars 2 impallidisce.

Le ambizioni di Lasseter e Lewis, però, sono alte, proprio dal punto di vista dell’intreccio: infatti viene affiancata, alle solite gare di auto, una sorta di trama da film di spionaggio, con gli immancabili gadget ad alta tecnologia, e il confronto buoni/cattivi intorno a un complotto. Inoltre alla Pixar si sono resi conto che, per quanto siano simpatiche, parlare di auto di questi tempi porta a pensare a inquinamento, polveri sottili, eccetera eccetera: quindi alla parte spionistica è collegato – piuttosto malamente – uno spunto ecologico. Posto come obiettivo la gestione di tale materiale narrativo così corposo, i personaggi scompaiono. Già in Cars non erano memorabili (vedi premessa 1): qui sono davvero dei “contrassegni” piazzati in mezzo a una trama complessa e non perfettamente gestita. La sovrapposizione tra i due filoni (spy-story e corse-in-macchina) porta inevitabilmente a una struttura che fa dei cambi di scenario (oltre a Radiator Springs il film è ambientato a Tokyo, Parigi, Londra e “Porto Corsa”, una specie di incrocio tra Portofino e Montecarlo) il suo punto forte. Come nei film con 007, con la differenza che qua il ritmo è dato dalla velocità di esposizione delle scene, più che dal lavoro di scrittura delle scene stesse.

Rimane comunque evidente il divertimento che tutto il team Pixar prova nel lavorare ai film: forse la cosa più interessante da fare col film sarebbe di guardarne alcune scene fotogramma per fotogramma, per esaltare il lavoro meraviglioso fatto da chi si occupa di fondali, scenografie e ambientazioni in genere. Tutto è ovviamente declinato sul mondo dell’auto, dai particolari architettonici dei monumenti ai nomi del locali: questa volta, però, abbiamo l’impressione che ci sia una sovrabbondanza di riferimenti, strizzate d’occhio, arguzie, tutte concentrate a margine della storia. I personaggi non riescono a reggerla, come si diceva, perché davvero piatti: neanche in A Bug’s Life, da molti considerato il titolo davvero debole della Pixar, c’erano caratteri di spessore, ma la storia aveva una sua godibilità orientata di più ai bimbi. Qui abbiamo personaggi “semplici e per l’infanzia” innestati su una storia che tanto semplice da capire non è, calati in un universo di richiami e sottintesi che rimangono sullo sfondo. Insomma, Cars 2 rimane un film tanto ambizioso quanto poco omogeneo, coeso e equilibrato: sembrerebbe quasi che ci siano state disattenzione e leggerezza nel costruirlo. Chiaramente questa è una provocazione, che però ne chiama a traino un’altra, riguardante la parte di film ambientata in Italia. Non stiamo neanche a discutere delle solite macchiette, stereotipi, eccetera: qualcuno del collettivo dice che ce le meritiamo, altri si incazzano. Però come si fa a battezzare il personaggio italiano Francesco Bernoulli? Messo di fronte alla figuraccia dal mensile “Ciak”, in un’intervista comparsa di recente, Lasseter ha dichiarato che non sapeva che lo scienziato fosse svizzero. Possibile che, con tutti gli-italoamericani-del-cast, non avesse nessuno a cui chiedere? E, di nuovo, si insinua il dubbio della eccessiva leggerezza del direttore creativo di quella che rimane comunque una grandissima casa di produzione. Aspettiamo Brave

IMDB | Trailer

3 Comments

  1. Posted 5 luglio 2011 at 09:20 | Permalink | Rispondi

    senza contare Cricchetto spiegone finale che fa cadere le braccia.

  2. Posted 5 luglio 2011 at 14:01 | Permalink | Rispondi

    Io non oso nemmeno andare a vederlo, a me aveva deluso anche Toy Story 3 (anche se in inglese era migliore) dopo la fantastica quartina Incredibili/Ratatouille/WallE/Up per cui Cars2 me lo salto volentieri, ed è la prima volta nella storia della Pixar che evito senza patemi.
    Inoltre per me vedere una monoposto che sarebbe teoricamente italiana e di formula1 che in realtà è nel disegno in tutto e per tutto una IndyCar mi fa capire che di auto da quelle parti non ci capiscono proprio niente e che quindi è proprio un capitolo da lasciar perdere e dimenticare al più presto.

  3. 56kk
    Posted 4 settembre 2011 at 20:22 | Permalink | Rispondi

    Grazie per le quintalate di stereotipi made in USA che propinano anche nei cartoni, non bastano quelli dei film… così intere generazioni di bambini cresceranno con i soliti beceri stereotipi italiani che poi verranno rinfrancati nei film

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