Dall’anno prossimo dico “basta!”/1 – Autocompiaciuto

Quando un anno finisce si esprimono tanti buoni propositi. L’anno, per il cinema come per la scuola, finisce d’estate e ricomincia a settembre. I buoni propositi: evitare certe scorciatoie critiche, quelle parole magiche che ti risolvono la recensione o la chiacchierata con gli amici, quando hai visto un film, non ti è piaciuto, ma non sai bene perché. Quindici giudizi facili facili che ci si impegna a usare un po’ meno. Sperando di riuscirci.

Cosa (non) significa. Per esempio, quando si dice che un film o un pezzo di film appare “autocompiaciuto” cosa si vuol dire di preciso? Che chi lo ha fatto ne è contento? E vorrei anche vedere: ci avrà perso tempo, soldi e fatica. Che chi lo ha fatto dà troppo a vedere di esserne contento e un po’ se ne vanta?

Comodi motivi per dire “autocompiaciuto!”. Non lascia appello. Non giudica i risultati e nemmeno le intenzioni, ma addirittura l’atteggiamento del “creatore” rispetto al prodotto. Si raccoglie la simpatia di chi, praticamente chiunque, almeno a parole è per una ascetica sobrietà e contro l’esibizione di sé e dei propri meriti.

Buoni motivi per non dirlo più. Perché è un giudizio morale. Perché non diremmo mai che un film è “altruista”.

Autocompiaciuto, ma molto bello. Per esempio, quanto avranno gongolato i fratelli Coen e Sam Raimi mentre scrivevano la sequenza di Mr. Hula Hoop in cui il cerchio di plastica, da idea nella mente nebbiosa di Norville Barnes (Tim Robbins), diventa infine giocattolo per i bambini? Ed è evidente che i fratelli si sono divertiti parecchio a girarla, inventando semisoggettive dell’hula hoop e movimenti di macchina da depistaggio. Bene, e allora?

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