Transformers 3, Michael Bay, 2011

Ancora una volta. Ancora una volta quella brutta sensazione provata dopo la visione di Fast And Furious 5. Ok, io sono un bambinone tamarrone che ci piacciono le esplosioni e i film forti, ma qui c’è dell’altro. Ok, io se vedo dei robot in un film sono contento, ma qui c’è qualcosa di diverso. Cercare di convincere qualcuno che Transformers 3 è bello, è impresa disperata. Eppure è così. Ve lo giuro. E, anche questo è difficile da credere, io sono partito molto preoccupato, visto che il secondo l’ho trovato un film orribile. E invece qui c’è di che divertirsi. Ma prima la cosa più bella del mondo mai fatta sui Transformers! Thanks regaz di Robot Chicken. Le ragioni per cui questo terzo capitolo è nettamente il più bello della serie, sono diverse. Cominciamo col dire che finalmente s’è aggiustato il tiro con il tono del film. Quello che mi aveva lasciato sconvolto del secondo capitolo, era la clamorosa virata simpaticona che il film aveva preso. La linea comica. Qualcuno doveva aver pensato che siccome già si era incassato poco, bisognava rendere quei pezzi di latta più giocattolabili, più simpatici, per fare un po’ più presa sui bambini. Per cui c’erano delle sequenze orribilmente imbarazzanti in cui questi effetti speciali dovevano fare alternativamente due cose: 1) spingere decine di bambini a guardare speranzosi i propri genitori per poi chiedere con voce petulante: “Me ne compri uno?”. 2) far ridere. Se sul primo punto possiamo anche soprassedere e lasciare che tutto sia. Sul secondo ci schieriamo e diciamo un secco e deciso “NO”. Anche perché l’effetto era veramente deprimente. Qui invece la “linea comica” è affidata praticamente solo agli umani. Certo, ci sono i due mini Autobot che abitano con Shia e Q, l’Autobot vecchio che fornisce le armi agli altri, che hanno quella funzione lì, ma si vedono poco e non rompono più di tanto. A far ridere ci pensa un gigantesco Ken Jeong (il Señor Chang di Community, il Mr. Chow di Una Notte da Leoni), il bravissimo Alan Tudyk e – incredibile – un John Malkovich che sembra impegnarsi e sbattersi molto più del solito. Sì, poi c’è Shia LaBeouf che fa il nerd simpaticones, i suoi genitori che mettono amarezza e Turturro che romai ha il suo parco giochi personale dove poter fare quello che gli pare e lo sfrutta a pieno. Ma non è questo l’importante. Cioè, sì, anche questo è un dato importante, ma non fondamentale. La cosa importante, la conseguenza di questa scelta è che i robottoni qui non fanno ridere. In Transformers 3 i robottoni sono degli enormi ammassi di ferraglia e metallo pesante che scassano tutto. La cosa imperdonabile di grossa parte dell’action più ricco di Hollywood è che non si capisce mai un cazzo. Tutto è troppo vicino alla macchina da presa e si finisce per vedere della panoramiche a schiaffo di ore. Noi vogliamo vedere altro. Noi siamo cresciuti anche con le geometrie chiare, cristallini e perfette di della Hong Kong di fino Ottanta e dei primi anni Novanta. In questo senso il primo e soprattutto il secondo Transformers erano molto frustranti. Non si capiva mai nulla. Qui invece accade la magia: tutto è chiaro. Non solo ci sono alcune sequenze di action con gli umani di rara potenza e bellezza (vedi quella dei paracadutisti e quella CLAMOROSA del palazzo), ma anche quando ci sono in scena i robot tutto è comprensibile. Ci sono i rallentì, qualche campo lungo e si comprende quello che fanno. E vedere dei robot che si picchiano – se siete delle persone NORMALI- è una di quelle cose che vi lascia a bocca aperta. Facilissimo fare dell’ironia su quel tamarro di Michael Bay. Ma amici con la pipa in radica che fate quelli snob senza manco vedere i film che poi prendete in giro (categoria pericolosissima e molto nutrita), fatevene una ragione: uno che farà i film con le esplosioni ci sarà sempre. Perché è così, c’è poco da fare. Le esplosioni, come i viaggi sulla Luna, come le macchine e la volontà di mostrare l’impossibile fanno parte del cinema. E allora, dicevo, è facile prendere per il culo Michael Bay. E non dico che manchino  le ragioni per farlo, ma oggi come oggi non c’è nessuno in grado di girare 150 minuti del genere. Ce l’ha anche scritto l’amico Chev Chelios, nei commenti proprio al post sulle sequenze copiate da Bay: a lui la trama non interessa. Non è mai stato proprio il suo pallino, lo avevamo già notato, ma qui è come se da un certo punto in avanti, se ne fosse liberato. La sensazione è quella di un peso che scompare, di una preoccupazione in meno di cui finalmente si può fare a meno, per potersi esprimere liberamente. E allora Michael ingrana la quinta, la sesta, il turbo boost, i razzi interstellari,. ci mette dentro il Nox e devasta Chicago in una delle sequenze più assurde che io abbia mai visto su grande schermo. Una precisa quanto rabbiosa furia devastatrice. Stupisce veramente come Bay dimostri di avere il controllo assoluto di tutto quello che riesce a immaginare e a mettere in quadro. Si può fare i simpatici e dire che:” Ahahah, questo ricicla quello che ha già girato per cambiarci solo gli effetti speciali! Sarà mica cinema questa roba qui!”. Il cazzo, amici. Quella è propria una delle più evidenti prove del totale comando di Bay nei confronti di quello che gira. Materiale che lui piega al suo volere e che inserisce dove vuole. E, sempre in quel caso specifico, parliamo di sette secondi che lui inserisce in una squenza di quattro minuti di robot che devastano un’autostrada. Li ha messi perché ne aveva bisogno, perché la sequenza altrimenti sarebbe stata (nella sua testa) monca di quei sette secondi.  Di cui nessuno ovviamente si sarebbe accorto. Questo ci mette nella condizione di fare dei discorsi serissimi sulla carriera di Michael Bay, sul suo modo di intendere il mezzo cinematografico, sul filmare l’infilmabile, sul superamento della pesantezza materica del cinema moderno, eccetera, eccetera? Non lo so. Probabilmente sì. Sta di fatto che una cosa del genere io non l’avevo mai vista. Ci sono due Bay: c’è quello che gira sempre la stessa cosa da una vita – i video di Meat Loaf, le pubblicità con le gnocche e i cavalli, Pearl Harbor – e un altro Bay. Un Bay trasformato che finalmente ha capito tutto. Due note finali: c’è un cameo per Buzz Aldrin. Quel Buzz Aldrin. Il Vero Buzz Aldrin. Uno che è stato sulla Luna. Come molto probabilmente sapete non c’è più Megan Fox. Al suo posto c’è Rosie Huntington-Whiteley. Il risultato non cambia. Chi può faccia lo sforzo di andare a vederlo all’IMAX.  Ah, non ci sono più i Linkin’ Park! C’è il premio Oscar Frances McDormand e Patrick Dempsey. Nanni Cobretti ha scritto la recensione definitiva. IMDb | Trailer

One Comment

  1. Michelangelo
    Posted 12 luglio 2011 at 14:28 | Permalink | Rispondi

    Grande Fede,

    sono molto d’accordo con te quando dici che per fortuna nel terzo episodio ci hanno risparmiato i robottini scherzosi che tanto piacciono ai bambini (e che noi odiamo come la peste), ma devo dire che malkovich e jeong pur non essendo fatti di poligoni allo stesso tempo non mi hanno strappato neanche una smorfia, avrei preferito molte più esplosioni!

    Finalmente una regia meno confusa ci ha permesso di godere a pieno delle scene di battaglia che in questo ultimo film sono davvero stratosferiche… come dicevi tu la scena del serpentone che stritola il palazzo è CLAMOROSA, e non nascondo che la aspettavo dal minuto in cui mi sono messo a sedere!

    Tutto sommato ti devo dire che non sono rimasto contento all’uscita della sala (scene di battaglia a parte), e mi è venuto subito da pensare a un commento che avevo letto sulla “baia dei pirati” che in maniera molto sintetica sosteneva che visto che le scene erano per quasi 2/3 riempite di soli essere umani il film era una merda, e un pò gli dò ragione :D

    Un ultima cosa, forse già ampiamente discussa qui, questo era il mio primo film in 3d (reald 3d) e devo dire che nelle scene importanti era davvero un bell’effetto, unica pecca a mio avviso è che che gli occhiali rubano un sacco di luce tanto da rendere l’immagine un pò troppo buia in certi momenti… per questo aspetto l’uscita del blu-ray per gustarmi al massimo il dettaglio dei mie cari robottoni!

    a presto!

    Michelangelo

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