Dall’anno prossimo dico “basta!”/3 – Disonesto

Quando un anno finisce si esprimono tanti buoni propositi. L’anno, per il cinema come per la scuola, finisce d’estate e ricomincia a settembre. I buoni propositi: evitare certe scorciatoie critiche, quelle parole magiche che ti risolvono la recensione o la chiacchierata con gli amici, quando hai visto un film, non ti è piaciuto, ma non sai bene perché. Quindici giudizi facili facili che ci si impegna a usare un po’ meno. Sperando di riuscirci.

Cosa (non) significa. Bisogna tornare per forza alla seminale discussione su Kapò, i carrelli, la morale. Il film (regista, quadro) disonesto sarebbe quello che rompe l’equilibrio tra rispetto per il visibile e piacere tecnico-stilistico in favore del secondo termine. In altre parole è disonesto chi usa temi e situazioni sensibili (morte, povertà, crisi esistenziale etc.) per fare dello spettacolo, chi cerca la bella immagine senza alcun riguardo etico per ciò che mostra, chi non crede in ciò che filma.

Comodi motivi per dire “disonesto!”. Descrive meglio di ogni altro aggettivo il nostro arcinemico Iñarritu. Consente di guadagnare la simpatia di chi, pur essendo scettico su quasi tutto, crede almeno nel cinema. Permette a chi lo usa di esprimersi sul senso del mezzo, oltre che su quello del testo.

Buoni motivi per non dirlo più. Perché è un giudizio morale. Perché dà per scontato che il film abbia un’essenza che ne regola necessariamente la funzione: quella di essere in rapporto diretto con il reale. Perché presuppone una relazione fideistica con il mezzo.

Disonesto, ma molto bello. Mondo cane di Gualtiero Jacopetti, Paolo Cavara, Franco Prosperi. Lo scollamento tra la ricchezza delle risorse utilizzate (teleobiettivi, zoom, carrelli , macchina a mano, primi piani dal basso, campi lunghissimi, sfuocature…) e il coinvolgimento in ciò che viene mostrato è totale. Lo stile non serve a nulla o, per meglio dire, non ha alcuna motivazione.

One Trackback

  1. […] Cosa (non) significa. Può essere associato al film nel suo complesso, a singoli segmenti o alla relazione tra contenuto e risorse espressive utilizzate per veicolarlo. Quello che interessa qui il terzo tipo di utilizzo. Il dolly inutile, il piano sequenza inutile, l’effetto inutile sono quelli che non trovano motivazioni narrative, etiche, estetiche all’interno del film. “Inutile”, in questo senso, sconfina quasi verso “disonesto”. […]

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