Hanna, Joe Wright, 2011

Pare che sia stata la giovane protagonista del film, la brava Saoirse Ronan, a spingere affinché fosse il suo mentore Joe Wright a dirigere questa sceneggiatura di David Farr e Seth Locchead: convinta la casa di produzione, Wright (che ha diretto la Ronan in Espiazione e che ha alle spalle anche l’ultima trasposizione cinematografica di Orgoglio e pregiudizio) ha chiamato i suoi amici Chemical Brothers e ha chiesto loro di comporre la colonna sonora per Hanna, che ha visto una pubblicazione su iTunes e che presto uscirà anche in cd (com’è? Mah, mediocre). Questi i retroscena della pellicola che esce oggi nelle sale italiane. E il resto?

Hanna racconta una storia di inseguimenti lungo mezza Europa, dalla Scandinavia alla Spagna fino al Marocco: al centro dell’intreccio c’è un padre, ex agente CIA (Eric Bana) che ha addestrato la figlia Hanna (la Ronan) alla perfezione. Incontriamo l’adolescente mentre uccide un cervo tra le nevi del Nord Europa, ma la ragazzina sa anche parlare diverse lingue, conosce l’enciclopedia a menadito e tiene testa fisicamente a suo padre. Perché tutto questo? Perché deve uccidere un’agente della CIA, Marissa Wiegler (Cate Blanchett, che sembra la madre della Ronan, osservando il viso delle due!). Wright, quindi, mette in piedi una storia su una ragazzina fuori dal normale che corre, corre sempre: in sotterranei, tra container, per strada. E spara e mena. Ma la protagonista è pur sempre una ragazzina: la tentazione della deriva metaforica, simbolica e fiabesca è troppo forte e, ahinoi, gli sceneggiatori e il regista ci cascano con tutte le scarpe. Passi l’incontro finale nella Casa Grimm di Berlino e le scene ambientate in un parco di divertimenti abbandonato: è nelle caratterizzazioni di Hanna che le cose non funzionano. Il contrasto tra la ragazzina tosta ed esperta e la totale mancanza di conoscenza della “vita vera” è messo in scena in modo veramente banale. Come può Hanna rimanere meravigliatissima dal funzionamento del neon e poi cercare notizie sull’internet come se nulla fosse? Sembra che ci sia bisogno di una costante normalizzazione nel racconto, che riequilibri le esplosioni di violenza. Quindi Hanna dovrà incontrare una “famiglia normale” e guardarla di nascosto, struggendosi. Avrà un passato nascosto che cambierà le carte in tavola. Incontrerà verso la fine una specie di mago/aiutante in una casa fantastica. E ci saranno tutta una serie di simulacri amicali, paterni e materni disseminati lungo il bosco, pardon, le tappe attraverso cui si snoda la trama.

Hanna, alla fine, si vede: l’inizio è davvero eccellente, per come viene strutturato. Ma Wright, che pure sorprende per la buona costruzione delle scene d’azione, non può evidentemente prendersi dei rischi ulteriori, dopo la scelta di avere una sedicenne violenta come protagonista: dopo mezz’oretta, quindi, molla e fa sì che il film si afflosci un po’, che si accomodi in rassicuranti forme e sviluppi.

IMDB | Trailer

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