Dall’anno prossimo dico “basta!”/4 – Già visto

Quando un anno finisce si esprimono tanti buoni propositi. L’anno, per il cinema come per la scuola, finisce d’estate e ricomincia a settembre. I buoni propositi: evitare certe scorciatoie critiche, quelle parole magiche che ti risolvono la recensione o la chiacchierata con gli amici, quando hai visto un film, non ti è piaciuto, ma non sai bene perché. Quindici giudizi facili facili che ci si impegna a usare un po’ meno. Sperando di riuscirci.

Cosa (non) significa. In sintesi è un indice del logoramento del rapporto di fiducia tra Autore e spettatore, basato sulla ripetizione e la variazione di temi e stilemi. Da un lato è abbastanza naturale che l’Autore ripeta quegli elementi cui il suo pubblico si è affezionato, come i fan di Carlos Santana pretendono che in concerto il chitarrista suoni Europa. Dall’altro il pubblico si può stancare quando il rapporto tra ripetizione e variazione si sbilancia verso il primo termine.

Comodi motivi per dire “già visto!”. Fa capire ai nostri interlocutori che abbiamo visto tantissimi film. Suggerisce anche che li abbiamo visti prima e che non siamo adepti dell’ultima ora. Ci aiuta a smarcarci da una situazione di subalternità rispetto all’Autore.

Buoni motivi per non dirlo più. Più che descrivere il film, descrive chi lo usa. In particolare pone chi lo pronuncia in una posizione di ipercompetenza della quale ai nostri interlocutori, molto probabilmente, non interessa nulla.

Già visto, ma molto bello. Another Year di Mike Leigh.Tutto già visto negli altri film del regista: l’uso esasperato del piano sequenza, il campo/controcampo come cesura, i personaggi tristi e sguaiati. Ma al terzo tentativo fallito di Mary (Leslie Manville) di intromettersi nello spazio della famiglia Hepple, parlo per me, me sono già dimenticato.

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