SuperOttanta/1 Space Camp, Henry Winer, 1986

C’era una volta un mondo in cui il cinema era un luogo meraviglioso, in cui famiglie problematiche si trasferivano in tristi periferie con delle familiari con inserti in legno sulle portiere. In cui, nelle suddette periferie, un preadolescente solitario in quanto proveniente da una famiglia problematica poteva incontrare un sacco di amici forse un po’ strani ma sicuramente sinceri. E in cui, il suddetto preadolescente, giocando con i nuovi amici nella trista periferia residenziale, poteva facilmente incorrere in avventure strabilianti: tesori di pirati, astronavi capaci di superare la velocità della luce, alieni adorabili invece di quei cazzo di  gattini.
Ebbene sì, un tempo qui era tutta campagna e la si percorreva tutta con una BMX.
Nell’anno di grazia 2011, dopo l’Internet, Kurt Cobain, l’11 settembre e i film con gli animali parlanti, un produttore dal cuore d’oro ha deciso di far rivivere quel tempo gioioso del blockbuster hollywoodiano, però con gli effetti speciali con i dollaroni (e non credete a quelli senza cuore che leggono questa frase come “un furbo produttore proverà a vendere un film sia ai ragazzini di oggi che ai ragazzini di allora diventati big spender, e pure sdoganati dalla trasformazione del nerd in subcultura dominante”, perché sono persone mavagie).
A settembre esce Super8, e noi lo celebriamo con un countdown parlando dei film di quando avevamo 10 anni, che per definizione è il cinema più bello del mondo per chiunque
Si comincia con il bellerrimo Space camp, di Henry Winer

Si fotta La Meglio Gioventù, noi si va nello spazio


Trama:
Lo Space Camp, innanzitutto, esiste davvero. E, se esisterà ancora, sappiate che ci manderò mio figlio: almeno intraprenderà una carriera fallimentare come pulitore di stazioni spaziali. Io credevo che fosse una roba che aveva trovato la sua giusta fine all’elezione di Bill Clinton, e invece prosegue contro ogni parere della storia, quasi come le citazioni di Pasolini. Comunque, nel 1986/nella finzione del film lo Space camp era un posto fichissimo in cui andare, lassù c’era il futuro e i giovani più brillanti e promettenti lavoravano per andarci. In questo film lassù non ci sono alieni simpatici, ma c’è comunque il futuro, grazie alla scienza e alla tecnologia.
La trama è semplice, la meglio gioventù ritratta nella foto quassù (segue descrizione con rapida consultazione nell’Internet)
 si trova allo Space Camp, chi perché gli piace, chi di malavoglia, chi perché non vede l’ora di pilotare un ganzissimo Shuttle. Qui, si ritrovano a vivere e imparare come si pilota uno Shuttle tutti assieme. Com’è come non è, grazie al robottino Jinx, che malinterpreta il volere del piccolo Max di andare nello spazio, durante una prova motore partono davvero per lo spazio. Tornare indietro sarà una dura sfida per le loro capacità, per la loro amicizia e per il loro lavoro di squadra, ma “se ti ci metti con impegno raggiungi qualsiasi risultato” (cit.)
Nell’ordine (da sx verso dx)
1) Kelly Preston, che prima di mollare Charlie Sheen dopo che lui le sparò per sbaglio in un braccio (qualcuno ne sa di più?) e sposare John Travolta, interpreta Tish: la sciampista superintelligente che ha una memoria fotografica, si ricorda tutto quello che legge e quindi dice delle cose complicatissime e intelligentissime, anche se lei nella vita vuole fare la deejay e nello Shuttle, ovviamente, l’addetta alle comunicazioni. In lei si possono vedere sia il “non giudicare una persona dal suo aspetto, ha qualità nascoste” anni ’80, o il sintomo di Scienze della Comunicazione del futuro
2) Tate Donovan che, prima di diventare il babbo di Marissa, interpreta Kevin, l’unico che non è un nerd del gruppo, perché ricco, figo e non gliene frega un cazzo dello Space Camp, che lui è lì perché gliel’ha imposto il padre. Ma, pur non sapendone un cazzo, riuscirà a divenire un leader e a prendere delle decisioni giuste e difficili e a rimorchiare Lea Thompson. Lui è il primo principio di identificazione per gli spettatori non nerd e un po’ più grandicelli, e il prodromo di parecchi stronzi negli anni futuri. Comunque, caduto il muro di Berlino, una figura così si è tramutata in un villain in un battibaleno.
3) Al centro, in alto, Kate Capshaw, che in questo film è Andie, ma tutti noi la ricordiamo con tanto infantile amore come Willie Scott ne Il tempio maledetto. Io allora la preferivo a Joan Allen, sebbene preferissi I predatori dell’arca perduta come film. Si traggano le conclusioni sulle mie capacità di giudizio sui film e sulle donne. Comunque, la futura signora Spielberg (ecco perché c’è una sovrastante e vagamente esagerata colonna sonora di John Williams in questo film) qui interpreta un’istruttrice dello Space Camp ,ma soprattutto una pilota di Shuttle che non è mai stata mandata in missione causa sessismo. Ma, grazie al caso e al robottino Jinx, riesce ad andare nello spazio e a portare in salvo i ragazzini.
4) Lea Thompson, indimenticabile Lorraine aka la mamma di Marty Mc Fly che se lo vuole fare, è di conseguenza in questio film all’apice della carriera. Per sua sfortuna si trova ad interpretare Kathryn, la secchiona appassionata che vuole fare la pilota e conosce tutto dello Shuttle ed è entusiasta dello Space Camp. Solo che essendo secchiona e femmina, si rende conto durante la missione casuale che lei potrà essere una pilota, ma mai una comandante. Il comandante sarà il cazzone Kevin. Il che, come si può facilmente notare, risulta volgarmente maschilista.
5) Larry B. Scott: nonostante tutto congiurasse a suo sfavore, non muore per far capire che la situazione è seria
6) (accosciato, in basso al centro) Ai credits risulta come Leaf Phoenix che interpreta Max, ma in realtà è Joaquin Phoenix  dodicenne al suo debutto su grande schermo (prima solo tv Movie). Per la sua descrizione si rimanda alla sezione “la cosa più nerd”
Giudizio:
Innanzitutto, diamo delle attenuanti. Credo che lo scarso successo di questo film sia da attribuire in parte al quasi contemporaneo disastro del Challenger. 
Quando si dice la sfiga…che però non è che avesse pugnalato in culla un novello E.T., ma un film noiosissimo a meno di non essere dei grossissimi appassionati di missioni Shuttle (un target piuttosto stretto). Inoltre, tralasciando il tema fantascientifico, è uguale ad altre decine di film qualsiasi del decennio per quanto riguarda le dinamiche dei personaggi. La scena della mancanza di ossigeno, che dovrebbe essere il momento thrilling, dura un’eternità e evidentemente ha dimenticato il senso del ritmo sul comodino, Gli unici motivi per guardarlo oggi sono: “ma è anniottantissimo!” e “Guarda questi che film hanno fatto, mica lo sapevo”.
Io comunque i miei futuri figlioli ce li iscrivo allo Space Camp.
La cosa più nerd:
L’idea dello Space Camp è già nerd in sé, però direi che il robottino Jinx, che è uguale a RD-D2 e a Numero 5, e per ispirazione ai vari pet-aliens tipo E.T., non è affatto male e che fa chiedere, ai nerd depravati come me, “ma quando abbiamo cominciato a fregarcene della robotica nella cultura popolare?” Ma siccome è un argomento di nicchia, e non ne so la risposta, direi che la palma di nerdest thing va al piccolo Phoenix che interpreta questo bambino supernerd che sta coi grandi perché ha già fatto 12.000 volte lo Space Camp ed è bravissimo, ma soprattutto parla solo con citazioni di guerre stellari: “maledetti droni”, “Obi Wan aiutami” e amenità del genere (ce ne sono di spettacolari come “Oh, I mean this is like the greatest thing since the X-Wing fighter!” oppure “Roger, Commander. I’ll arm the laser guns… May the Force be with you.” )
Era lui il vero punto di identificazione del pubblico a cui si rivolge questo film (ragazzini allattati da Lucas e Spielberg) e quindi la cosa più nerd. Retrospettivamente, sapere che lui è Joaquin Phoenix che dice “Sono Luke Skywalker” aggiunge mille punti e lo fa entrare di diritto nelle 100 cose più nerd del cinema degli ultimi anni.
Spielberg e i trucchi del mestiere:
Già citati prima en passant: il bambino nerd come protagonista e principio di entrata nella finzione dello spettatore, il robottino/animale domestico che fa sia da unico amico (“MAX AND JINX…FRIENDS FOREVER!!!!”) del piccolo Max che, da destinante, che realizza i suoi desideri e lo manda nello spazio. Inoltre, le dinamiche degli adolescenti ricordano i Goonies, e i grandi sono relgati in ruoli marginali (alla fine lo shuttle lo portano a terra i ragazzini). La colonna sonora di John Williams fa il resto. Insomma, sono barrate molte molte caselle (ma il film rimane noioso).
Ci sta pure sua moglie, se non è spielberghiano sto film! Col cervello bruciato, ma sempre spielberghiano.
Nostalgia Canaglia:
Tanti gli elementi veramente anni’80. Cito a caso: la corsa allo spazio è un tema di cui non frega più nulla a nessuno dopo Reagan, il “se ti ci metti con impegno raggiungi qualsiasi risultato” è principio morale arrivato fino a noi, ma qui è declamato talmente a voce alta che adesso sarebbe imbarazzante fino alla parodia, il robottino che nessuno metterebbe mai più in un film ecc. ecc.

Fattore bicicletta:

Purtroppo, non c’è nessuna bici, anche se nel prologo con Andie (Kate Capshaw) giovinetta, lei guarda sognante le stelle da una fattoria in campagna e uno si aspetta una bici da un momento all’altro. E invece no. La bici in Space Camp è sostituita egregiamente dal robottino che è iol motore degli eventi ed è quasi eighties come la BMX.

Buio oltre la Siepe:

Con grosso scorno, non c’è nessun mostro nello spazio.

Si dilettano tutti con pallosi problemi pratici (risolti in modo non credibile: insomma, se scegli la noia almeno che sia realistica!) come la mancanza di ossigeno e l’angolo di penetrazione nell’atmosfera per non morire in una palla di fuoco. Qualcuno potrebbe considerare il robottino Jinx come facente le veci di mostro, ma io la vedo dura dura dura, non fa altro che dire “AMICI, PER SEMPRE!”. Praticamente, un Mio Mini Pony di latta.

Quindi, si aggiunga un altro punto a “perché nessuno si ricorda questo film”

Ciao, sono Joaquin. E lui è il mio migliore amico ROBOTTINO

5 Comments

  1. Posted 3 agosto 2011 at 11:58 | Permalink | Rispondi

    oggi “Super 8” apre il Festival di Locarno, dai, milanesi, fate un salto che è lì vicino così poi ce lo raccontate prima di tutti.

    Sabato poi ci sono anche i “Cowboy e alieni” dove c’è anche quell’anno ottanta di Harrison Ford

  2. Posted 3 agosto 2011 at 17:22 | Permalink | Rispondi

    Nelle parole dello Sheen himself, l’incidente andò così:

    “With the continual threat of crazy people towards celebrities, I’ve been carrying a weapon for quite some time. Even if I was taken out, I’d want to take the sonofabitch with me. So I used to carry a little revolver in my back pocket where it lived. I was downstairs one morning and Kelly was upstairs. She went to move my pants, the gun fell out of the back pocket, hit the linoleum floor and discharged a round that, thank God, didn’t hit her directly. It hit the toilet that she was standing next to. She got hit with the porcelain shrapnel, and lead from the bullet itself. I heard the shot and rushed upstairs. There was Kelly in her underwear, holding her wrist and bleeding from several places. She was taken to the hospital and then released the same day with four stitches, two in her wrist and two in her calf. I took that particular weapon and threw it in the ocean because it had a vibe about it that was not healthy. Kelly agreed with me about that.”

    L’ha detto lui, giuro.

    http://www.movieline.com/1990/08/charlie-sheen-guns-n-neuroses.php?page=3

  3. Posted 3 agosto 2011 at 19:40 | Permalink | Rispondi

    p.s. ditemi che è il prossimo è SOLARBABIES:

    http://www.imdb.com/title/tt0091981/

  4. manu
    Posted 3 agosto 2011 at 22:30 | Permalink | Rispondi

    Non era previsto, ma sembra davvero una bomba. Per ora lo recupero, poi vediamo se fare una sezione speciale. Suggerimento apprezzato (oltre alla preziosa testimonianza di charlie sheen)

  5. Vera
    Posted 3 agosto 2011 at 23:12 | Permalink | Rispondi

    Grazie grazie grazie per questa rubrica meravigliosa: anche se non avevo ancora dieci anni è il cinema più bello del mondo anche per me! E un grande grazie alla famiglia Phoenix.

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