SuperOttanta/2 Lady in white, Frank Laloggia, 1988.

C’era una volta un mondo in cui il cinema era un luogo meraviglioso, in cui famiglie problematiche si trasferivano in tristi periferie con delle familiari con inserti in legno sulle portiere. In cui, nelle suddette periferie, un preadolescente solitario in quanto proveniente da una famiglia problematica poteva incontrare un sacco di amici forse un po’ strani ma sicuramente sinceri. E in cui, il suddetto preadolescente, giocando con i nuovi amici nella trista periferia residenziale, poteva facilmente incorrere in avventure strabilianti: tesori di pirati, astronavi capaci di superare la velocità della luce, alieni adorabili invece di quei cazzo di gattini. Ebbene sì, un tempo qui era tutta campagna e la si percorreva tutta con una BMX. Nell’anno di grazia 2011, dopo l’Internet, Kurt Cobain, l’11 settembre e i film con gli animali parlanti, un produttore dal cuore d’oro ha deciso di far rivivere quel tempo gioioso del blockbuster hollywoodiano, però con gli effetti speciali con i dollaroni (e non credete a quelli senza cuore che leggono questa frase come “un furbo produttore proverà a vendere un film sia ai ragazzini di oggi che ai ragazzini di allora diventati big spender, e pure sdoganati dalla trasformazione del nerd in subcultura dominante”, perché sono persone malvagie).
A settembre esce Super8, e noi lo celebriamo con un countdown parlando dei film di quando avevamo 10 anni, che per definizione è il cinema più bello del mondo per chiunque

Dice: “Papessa, facciamo sta cosa sui teen movies anni Ottanta, dai!”
“Ragazzi, volentieri, ma io non è che abbia tutta questa preparazione in generale, sui teen movies anni Ottanta, poi…Insomma, ho visto i Goonies, sì, e La storia infinita e anche ET ma il minimo sindacale…Al cinema di Piumazzo mica davano i teen movies anni Ottanta…Asso, non posso parlare di Asso? Che c’è anche il parente del nostro amico Tommaso… Le risate!”
“No, Papessa, questo post s’ha da fare. Te ne assegnamo uno noi d’ufficio, di film. Ecco, Lady in white, in italiano Scartlatti. Trattamelo bene che è uno dei miei prefe”.
Così sono andata a comprare al supermercato Lady in White, ma i sottotitoli li avevano finiti: scaffali vuoti, oppure sono io che non ci sono arrivata… E va bene, guardiamocelo in lingua. Speriamo di comprendere almeno una battuta su due. I protagonisti sono pure italo-americani…Qualche cosa capirò.

Trama:
America, Willowpoint Falls, il luogo dove i problemi del mondo sono milioni d’anni lontani, anno del signore 1962. Frankie Scarlatti  ha 9 anni e una fervida fantasia con la quale inventa storie da brivio che tegono col fiato sospeso maestra e compagni di classe. Durante i festeggiamenti di Halloween a scuola due compagni bulletti lo attirano in una trappola chiudendolo in uno sgabuzzino dell’edificio. Arriva la notte e Frankie, tra la veglia e il sonno, vede lo spettro di una bambina nel luogo in cui è intrappolato, rivivendo la scena dell’uccisione della piccola avvenuta, scopriremo poi, dieci anni prima. Sorpreso da uno sconosciuto che entra nello sgabuzzino a cercare qualcosa Frankie viene da questi quasi strozzato (con tanto di esperienza da deadliner) fino a che l’intervento del padre e della polizia non lo salva. Ad essere accusato di questo tentato omicidio e dei dieci che negli anni si sono consumati nel paese è il custode nero della scuola, ma alla sua innocenza crede il padre di Frankie e lo stesso bambino che custodisce un segreto. Prima di scomparire la bambina spettro, Melissa, gli chiede infatti di aiutarla a ricongiungersi alla madre, la Lady in white del titolo, suicida dopo la sua morte, scovando il vero responsabile dei delitti. Seguendo tracce reali e visioni Frankie arriverà alla terribile scoperta del reale assassino.

Giudizio:
Ma che bellerrimo film che mi hanno fatto vedere i miei amici! Insomma, a parte tutta la nostalgia del passato per i “cheesy special effects”,  pauperrimi e spudoratamente  fake, e il dolore per la mia infanzia distrutta dai film di Celentano etcetera etcetera è un film che mescola con grazia e misura elementi eterogenei, il thriller sì ma pure il fantasy, la ghost story ma anche la commedia (col divertente inserto dei nonni di Frankie che infilano spesso frasi in italiano e le loro scaramucce per il vizio del fumo del nonno) e addirittura il film di denuncia, che siamo nell’America razzista degli anni Sessanta, nella quale fa notizia James Meredith, il primo studente universitario di colore ed è più comodo addossare a un nero l’etichetta di serial killer di bambini. Indubbiamente un film per ragazzi ma che in alcuni momenti farebbe esclamare anche a voi “oooh” come è capitato a me alla veneranda età di 36 anni, nei momenti maggiormente suggestivi e, si direbbe, poco digeribili per la mente di un bambino (la scena dell’assassinio della bambina-spettro per mano del killer invisibile è di forte impatto).
La cosa più nerd
Beh ci metto in blocco gli effetti speciali, ma sopra a tutti il volo aereo di Frankie nella terra di mezzo della sua quasi morte, e le terrificanti pettinature delle mamme, molto più Rettore che Jackie O’.  E poi un’altra roba da nerd, mia: uno dei protagonisti, amico del padre di Frankie, è lui: per tutti i Jessica Fletcher addicted dell’universo. Eh lo so che lo abbiamo visto in millemila film, ma che ci posso fare se io penso subito a Michael Hagarty?

Spielberg e i trucchi del mestiere
Devo dire che soprattutto all’inizio del film, quando viene presentata bottega per bottega, cittadino per cittadino, la quotidianità del tranquillo paese in cui la vicenda si svolge più che Spielberg mi è venuto in mente un Jeunet (ammorbidito, per carità), ma è un’impressione personalissima. Poi di spielberghiano c’è molto, dalla provincia americana alla fuga dalla realtà di Frankie, orfano di madre. Non è un caso forse che la sua missione sia quella di ricongiungere madre e figlia almeno nell’aldilà, così come per Elliot era l’assenza del padre a pesare (ed i riferimennti autobiografici del regista) e a fornirgli quel supplemento di sensibilità al problema della casa lontana, della lontananza familiare dell’amico venuto dallo spazio. E poi, dai, la bicicletta…
Nostalgia Canaglia:
Il narratore è Frankie adulto, scrittore affermato, che tornando al suo paese rievoca le vicende a dir poco eccezionali di quel lontano inverno. Più nostalgia canaglia di così…
Fattore bicicletta
Ovvero: ma ‘ndo vai se la biga non ce l’hai. All’inizio del film la bicicletta di Frankie rimane incagliata nel cemento fresco durante l’inseguimento del fratello maggiore. Preludio alla successiva “prigionia” di Frankie nello sgabuzzino? O forse addirittura metafora dell’apparente mancanza di scaltrezza e vivacità da monello del gentile bambino, che però compensa la goffaggine della propria timidezza con la propria inarrestabile fantasia che lo porterà a svelare la vera identità, reale troppo reale, dell’assassino di bambini.
Buio oltre la Siepe
La vecchia pianista pazza vestita di bianco che si sovrappone, nella fantasia di Frankie, alla madre di Melissa. Entrambe alla fine, reale ed incorporea, aiuteranno Frankie a salvarsi la pelle. Questo è spoiler?

Pubblica un Commento

Required fields are marked *

*
*

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: