This is England ’86, Shane Meadows, 2010

Su una colonna fuori la vecchia sede del Cinema Lumière di Bologna campeggiava una scritta impossibile da non appoggiare: “Ken Loach Ruina Mundi”. Perché ci fanno vedere qualsiasi vaccata di Ken Loach invece delle opere di Shane Meadows? Che cos’è che differenzia il primo dal secondo? Sicuramente alla base c’è un’idea di Cinema, che Meadows ha e continua ad affinare, mentre da anni ormai Loach ha abbandonato la messinscena, schiavo com’è dell’ideologia e del messaggio da veicolare in ogni sua opera, ennesime variazioni sullo schema proletario-sfortunato-ma-simpa, dove a cambiare è solamente il lavoro da cui il protagonista viene licenziato. Ecco: Meadows ha uno stile e racconta, senza esprimere giudizi, storie di adolescenze che pur avendo le medesime ambientazioni suburbane di Loach risultano quanto mai lontane dall’essere concilianti e rassicuranti, reali eredi degli angry young men che hanno generato il Free Cinema.

This is England: dove eravamo rimasti?

Vi prego: recuperate This is England, l’opera sicuramente più ambiziosa dell’autore di Nottigham, a cominciare dal titolo, storia di Shaun, ragazzino di  11 anni che nell’Inghilterra del 1983, segnata da Margaret Thatcher, dalla disoccupazione e dalle Falklands, diventa un naziskin. Roba forte insomma. Recuperatelo perché così sarete pronti per il suo seguito This is England ’86, un progetto televisivo in 4 parti che riprende tutti i personaggi del film di partenza, analizzandone meglio, grazie alla maggior durata, le singole storie e i legami. Sono passati 3 anni. In Messico si sta svolgendo la Coppa del Mondo di Calcio. La scena skinhead ha lasciato il passo all’ennesimo revival mod, i capelli rasati sono stati sostituiti con il taglio à la Paul Weller periodo Style Council, gli anfibi con le lambrette, gli Specials con gli Housemartins, Chrissie Hynde con Annie Lennox. A non essere cambiata è Margaret Thatcher e la situazione in generale. Ancora si parla di Falklands. La disperazione c’è ancora. E pure le composizioni di Ludovico Einaudi. Che è un po’ la stessa cosa. Meadows ama i suoi personaggi e si vede, tanto da realizzare un’opera vitale e decisamente più corale, dove il personaggio di Shaun risulta quasi marginale e dove ad assurgere a ruolo di protagonista è, per la prima volta nella filmografia del regista, una donna. Un feroce spaccato di una nazione, cartina al tornasole di una intera cultura, che sembra partire all’insegna della spensieratezza per poi terminare in un finale per niente accomodante. Maradona segnerà quel goal all’Inghilterra. Di mano.

IMDb | Trailer

BONUS: il fighissimo trailer di Channel 4

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