SuperOttanta/3 – Ragazzi perduti, Joel Schumacher, 1987

C’era una volta un mondo in cui il cinema era un luogo meraviglioso, in cui famiglie problematiche si trasferivano in tristi periferie con delle familiari con inserti in legno sulle portiere. In cui, nelle suddette periferie, un preadolescente solitario in quanto proveniente da una famiglia problematica poteva incontrare un sacco di amici forse un po’ strani ma sicuramente sinceri. E in cui, il suddetto preadolescente, giocando con i nuovi amici nella trista periferia residenziale, poteva facilmente incorrere in avventure strabilianti: tesori di pirati, astronavi capaci di superare la velocità della luce, alieni adorabili invece di quei cazzo di gattini. Ebbene sì, un tempo qui era tutta campagna e la si percorreva tutta con una BMX. Nell’anno di grazia 2011, dopo l’Internet, Kurt Cobain, l’11 settembre e i film con gli animali parlanti, un produttore dal cuore d’oro ha deciso di far rivivere quel tempo gioioso del blockbuster hollywoodiano, però con gli effetti speciali con i dollaroni (e non credete a quelli senza cuore che leggono questa frase come “un furbo produttore proverà a vendere un film sia ai ragazzini di oggi che ai ragazzini di allora diventati big spender, e pure sdoganati dalla trasformazione del nerd in subcultura dominante”, perché sono persone malvagie).
A settembre esce Super8, e noi lo celebriamo con un countdown parlando dei film di quando avevamo 10 anni, che per definizione è il cinema più bello del mondo per chiunque

Oggi tocca a Ragazzi perduti, di Joel Schumacher.
Trama
La famiglia Emerson, formata dalla mamma divorziata da poco Lucy (Dianne Wiest) dal figlio maggiore Michael (Jason Patric) e dal minore Sam (Corey Haim) si traferisce nella località costiera californiana di Santa Clara (in verità Santa Cruz). Michael si innamora in un battibaleno di Stella (Star in originale, Jami Gertz) che frequenta, però, un gruppo di poco di buono, capitanati dal misterioso David (Kiefer Sutherland). Mentre la mamma Emerson trova lavoro nel negozio di videotape (in originale: videotape) gestito da Max (Edward Herrmann) e Sam fa la conoscenza dei fratelli Edgar e Allan Ranocchi (in originale: Frog, e faceva più ridere. Edgar Allan Frog, hai capito, signò?), interpretati da Corey Feldman e Jamison Newlander, veniamo a scoprire che le misteriose scomparse di persone a Santa Clara sono dovute al fatto che i poco di buono sono in realtà vampiri. Michael lo diventa subito e quindi toccherà al fratello e ai Ranocchi prendere in mano la situazione. Sarà un turbinio di sangue, paletti, acqua santa e urla.
Giudizio
Il film, ci racconta Wikipedia, ha avuto una produzione travagliata: Richard Donner, il produttore, appunto, voleva anche dirigerlo, però poi ha ricevuto nella cassetta delle lettere la sceneggiatura di Arma Letale e si è detto “Ma sai che…”. Quindi ha passato tutto a Schumacher, reduce da St. Elmo’s Fire. Ma siamo negli anni Ottanta, Hollywood ha i soldi e quindi la produzione si regola quasi sul “giorno per giorno”. Di alcune cose, però, siamo certi: il film ha senso di esistere per le parti di commedia, che vengono direttamente dai Goonies, girato dallo stesso Donner due anni prima; e tutti avevano ben in mente la mezz’ora finale, divertente e scoppiettante, che salva il resto del film, talvolta stanco e lento. Ragazzi perduti, però, ha un ruolo storico fondamentale: innesta sul filone dei vampiri la teen comedy: insomma, Buffy (e non solo) gli deve molto.
La cosa più nerd
Di certo i fratelli Ranocchi, per il nome originale e Edgar, soprattutto, com’è ovvio. Corey Feldman è il vero trait d’union della teen comedy degli anni ’80: basta guardarne la filmografia per rendersene conto. I fratelli Ranocchi, poi, hanno un elenco di proprietà e tratti splendidi: adolescenti sbruffoni, appassionati di horror e fumetti, con il pallino della tecnica (nel senso che pensano loro a armi e piani per sconfiggere i vampiri), eccezionali sui loro mezzi di trasporto (vedi sotto), con due genitori hippy (cosa che accomuna tutti gli adolescenti del film: notevole) che sono spesso addormentati in un angolo del negozio.
Spielberg e i trucchi del mestiere
In Ragazzi perduti tutto sta nel dosaggio tra horror, avventura e commedia per adolescenti. Mischiare i tre elementi non è facile (e infatti, come si è detto, si raggiunge l’equilibrio solo nell’ultima parte del film), ma quando ci si riesce ecco che si rimane nella storia, in un modo o nell’altro. Soprattutto quando la storia si misura in post scritti da persone che all’epoca avevano più o meno l’età dei protagonisti del film. Ed ecco che l’identificazione diventa il meccanismo principe. I trucchi rispetto alle tre parti risiedono in luoghi del genere che vengono più o meno riproposti: la figura del vampiro viene mischiata al “figo in moto con giacca di pelle”, l’avventura richiama le ambientazioni “sotterrannee” dei Goonies, la commedia è data da battute e battutine e dalle schermaglie tra giovani e adulti. Insomma, il team che sta dietro alla creazione di Ragazzi perduti ne sapeva, eccome.
Nostalgia canaglia
Il film inizia con un doppio carpiato all’indietro: la famiglia arriva nella macchina descritta nell’introduzione alla serie di post “SuperOttanta” e, insieme agli Emerson, conosciamo la popolazione di Santa Clara. Carrellatona laterale sulla popolazione della cittadina californiana, con capelli e abbigliamento che potete immaginarvi. La canzone che commenta queste sequenze è una cover di Echo and the Bunnymen di “People Are Strange” dei Doors, e un poster del “maledetto” Jim Morrison compare nel covo dei vampiri. Insomma, due decadi unite così, come fosse nulla. Poi, nel film, è un susseguirsi di icone del decennio considerato: dalle videocassette, pardon, videotape, alle acconciature, dalla colonna sonora a una scena di concerto dal vivo con sassofonista muscoloso e oliato. Uno che al giorno d’oggi sarebbe in copertina su Babylonia e invece, allora, era forse la quintessenza del machismo. Che anni confusi.
Fattore bicicletta
Ovviamente le BMX sono i mezzi di trasporto dei fratelli Ranocchi, ma c’è da dire che nel film sono le moto a farla da padrone, oltre a delle macchine che paiono provenire dal retro della casa di Miyagi, del quasi-coevo Karate Kid.
Il buio oltre la siepe
Nulla: i cattivi sono cattivi, i buoni sono buoni, con una notevole (prevedibile) eccezione.
Che fine ha fatto: Corey Haim? C’abbiamo fatto pure un Unforgiven.

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