Trust, Davis Schwimmer, 2011

Il dato principale di questo film, sicuramente il più curioso, non è tanto il fatto che il regista è David Schwimmer, a,k.a, Ross Geller di Friends, quanto che Trust è un film che parla di pedofilia. Schwimmer ormai si fa vedere piuttosto poco come attore: lo si becca ogni tanto in qualche serie televisiva (vedi per esempio l’esilarante Greenzo in 30 Rock) o lo si può sentire prestare la propria voce alla giraffa Melman di Madagascar. Evidentemente ha deciso di smarcarsi dall’essere inevitabilmente identificato come Ross e ha scelto di fare altro. Già all’epoca di Friends si era fatto notare dietro la macchina da presa dirigendo una decina di episodi e, una volta finito il periodo in cui ci si trovava tutte le sere al Central Perk, ha continuato per la sua strada.  Ha diretto qualche filmettino per la TV, qualche episodio dello spin-off Joey, poi ha deciso che la sua strada era là, coi grandi comici. Ha messo la sua firma su una puntata del Tracy Morgan Show e poi  – grazie alla moglie inglese – è entrato in contatto con dei veri e propri pesi massimi delle risate forti forti come Simon Pegg e la coppia Matt Lucas & David Walliams. Il primo lo ha diretto nel delizioso Run Fat Boy Run. Lucas e Walliams lo hanno voluto per la loro scampagnata oltreoceano, Little Britain USA.  Insomma, Schwimmer s’era riuscito a ritagliare un bel posticino nel cuore di noi appassionati delle risate: in grado di riciclarsi e di non sovraesporsi dopo l’esperienza Friends, aveva trovato un suo ruolo nella comedy. E poi decide di fare un film sulla pedofilia.

Insomma, un bel rischio. La storia di Trust, scritta da Andy Bellin e Robert Festinger, è quella della piccola Annie (Liana Liberato) che, a soli 14 anni, entra in contatto con il fantomatico Charlie, un pedofilo di 35 anni conosciuto in chat. La ragazza, dopo essersi innamorata della personalità mostrata da Charlie in Rete (dove ovviamente aveva finto di essere ben più giovane), incontra l’uomo in carne ed ossa. Dopo un breve sconvolgimento iniziale dovuto all’età, la ragazza finisce nel tranello dell’uomo che la rincoglionisce a forza “l’importante è quello che abbiamo dentro e non l’età! Io ti amo contro tutto e tutti!”, e quindi gli si concede. La verità viene presto a galla e la vita di Annie è ovviamente destinata a grossi sconvolgimenti. I suoi genitori – Clive Owen e Catherine Keener –  sono atterriti dal dolore. I suoi compagni di scuola si comportano nel peggiore dei modi possibili. L’FBI la torchia per arrivare ad acciuffare il suo stupratore. La psicologa della scuola tenta di farla ragionare. In tutto questo, la povera Annie, difende Charlie: la ragazza non si rende conto dell’accaduto e continua a rimanere ingarbugliata nella trama di bugie che l’uomo le ha raccontato per poter approfittare di lei. Dopo una prima parte dedicata alla ragazza, Trust si concentra sul personaggio del padre. Clive Owen reagisce sviluppando una volontà di vendetta nei confronti del mostro che ha approfittato di sua figlia, ma soprattutto deve fare i conti con lei, con Annie. Quello che spaventa maggiormente di Trust è il fatto che la ragazza non riesce a vedere, a capire, quello che le è successo. In un comprensibile meccanismo di difesa, l’adolescente Annie cerca di inserire quello che le è accaduto in un contesto di normalità, che passa anche quindi attraverso un conflitto con i suoi genitori.

Schwimmer se la cava molto bene anche lontanissimo dal suo campo da gioco e magicamente riesce anche a non cadere in nessun tranello da film verità da Canale 5. L’argomento è rischiosissimo: non solo perché di pedofilia è difficilissimo parlare, ma anche perché c’è tutta una prima parte che sembra già di vedere una trasmissione di approfondimento con Brachino o chi per lui che ti parla dei rischi “delle chat dei giovani del popolo del web dove ci sono i pedofili e si scarica la musica illegalmente drogandosi in discoteca”. Tutto, anche i momenti più dolorosi o difficili del film, evidenziano una certa grazia e poca volontà di stupire gratuitamente. Proprio per questo, per la probabile attinenza alla realtà, Trust è un film molto duro da digerire. Se l’argomento non vi spaventa, fatevi avanti. Altrimenti evitate: uscite di casa e andate in centro a prendere una granitina al limone che passa tutto. Attori tutti in stato di grazia. Il pedofilo, inquietantissimo nel suo essere anonimo, è Chris Henry Coffey.

IMDb | Trailer

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