SuperOttanta/4 – D.A.R.Y.L., Simon Wincer, 1985

C’era una volta un mondo in cui il cinema era un luogo meraviglioso, in cui famiglie problematiche si trasferivano in tristi periferie con delle familiari con inserti in legno sulle portiere. In cui, nelle suddette periferie, un preadolescente solitario in quanto proveniente da una famiglia problematica poteva incontrare un sacco di amici forse un po’ strani ma sicuramente sinceri. E in cui, il suddetto preadolescente, giocando con i nuovi amici nella trista periferia residenziale, poteva facilmente incorrere in avventure strabilianti: tesori di pirati, astronavi capaci di superare la velocità della luce, alieni adorabili invece di quei cazzo di gattini. Ebbene sì, un tempo qui era tutta campagna e la si percorreva tutta con una BMX. Nell’anno di grazia 2011, dopo l’Internet, Kurt Cobain, l’11 settembre e i film con gli animali parlanti, un produttore dal cuore d’oro ha deciso di far rivivere quel tempo gioioso del blockbuster hollywoodiano, però con gli effetti speciali con i dollaroni (e non credete a quelli senza cuore che leggono questa frase come “un furbo produttore proverà a vendere un film sia ai ragazzini di oggi che ai ragazzini di allora diventati big spender, e pure sdoganati dalla trasformazione del nerd in subcultura dominante”, perché sono persone malvagie).
A settembre esce Super8, e noi lo celebriamo con un countdown parlando dei film di quando avevamo 10 anni, che per definizione è il cinema più bello del mondo per chiunque

Oggi è la volta di D.A.R.Y.L. di Simon Wincer.

Trama:
Daryl (l’ex divetto Barret Oliver, protagonista solo l’anno prima di La Storia Infinita) ha i capelli a scodella, le lentiggini, ma soprattutto una bella amnesia che non gli fa ricordare nulla di quello che ha fatto nei nove anni in cui è stato in vita. Viene trovato da due vecchiettini in un bosco che lo portato in una piccola e sonnacchiosa cittadina di provincia. Qui Daryl viene immediatamente adottato dai Richardson, una simpatica coppia impossibilitata a figliare. Daryl, al contrario del suo amico Turtle – tutto parolacce, faccette e giacca di jeans – si rivela subito un bambino estremamente educato. Forse pure troppo: non solo è estremamente forbito, gentile e dotato in qualsiasi cosa faccia (soprattutto se ha a che fare con dei computers), ma sembra quasi non possedere emozioni. Che ci sia qualcosa sotto? L’iddilio dei Richardson viene interrotto dallo sbucare improvviso di quelli che dicono di essere i veri genitori di Daryl. Dopo averlo preso in affidamento – e aver lasciato i Richardson e Turtle disperati – questi sedicenti genitori si rivelano essere degli scienziati. Daryl è a tutti gli effetti una la loro creatura, ma ha ben poco di biologico. Il bambino in realtà è un esperimento scientifico messo in piedi dall’esercito. Un D.A.R.Y.L. ovvero un Data Analyzing Robot Youth Lifeform o, se preferite la traduzione italiana, un Dati Adolescente Robotico Ittrio Laserizzato. Non chiedete a me cosa significhi Ittrio (Trattasi di elemento chimico. Grazie, mondo dei computers!). Dopo una serie di esami fatti con degli strani macchinari che fanno pim pim pim in luoghi asettici e megaminimal che sembra tipo di stare in Via Tortona, il capo dell’equipe di scienziati si rende conto che Daryl ha acquistato una sua personalità, un’anima. Insomma, Daryl è diventato un bambino vero. I militari reagiscono da militari: si chiedono per quale cacchio di motivo hanno infilato un cervello robotico da x milioni di dollari nel corpo di uno scricciolo di 9 anni e decidono che è giunta l’ora di terminarlo. Il dottore invece si rende conto dell’errore commesso e aiuta il piccolo Daryl a ricongiugnersi con la propria famiglia.

Via Tortona.

Via Tortona.

Giudizio:
Niente male! Come spesso accade in questo genere di film, la prima parte (quella che porta lentamente alla scoperta della “Cosa Meravigliosa” alla base di questi film) è nettamente superiore alla seconda (quella dove poi effettivamente si tirano le fila del discorso), ma il film scorre via liscio senza annoiare. Ottime le parti action, soprattutto il lingo inseguomento in macchina e la sequenza aerea verso il finale, canonico, ma non sciatto, il resto. Impossibile non notare una certa somiglianza, almeno in partenza, con la trama di A.I. – Intelligenza Artificiale del 2001, anche se poi lo sviluppo è molto differente.

Spielberg e i trucchi del mestiere:
Solitamente il bambino protagonista di questi film ha subito un lutto. Qui la feccenda diventa un po’ più complessa: sono i genitori quelli che partono svataggiati, visto che non possono avere figli. Al tempo stesso però, vedere un piccolo bambino lentigginoso, desidorso di un affetto che non ha mai ricevuto in ben 9 anni di vita, strugge il cuore. E Spielberg è lì’ dietro che si strofina le mani. Ma la vera anima spielberghiana del film è l’amnico Turtle: faccetta allegra da teppista, lingua sciolta, quel filo di arroganza e maleducazione che te lo rende un’adorabile canaglia. Turtle, se prendiamo come esempio i Goonies, è contemporaneamente un Mickey, un Chunk e un Data. Simpatico, ma troppo fuori dagli schemi per essere considerato uno cool, è quello goffo che alleggerisce sempre la tensione e ha anche un lato apertamente nerdacchione, che passa attraverso gadget come i Walkie Talkie, l’onnipresente BMX e i videogiochi. Ha anche una sorella adolescente che limona a vanvera e che lui insulta.

Foto di gruppo: il ciuffolotto da abbracciare, l'amico macchietta, la sorella zoccola e i videogiochi.

Foto di gruppo: il ciuffolotto da abbracciare, l'amico macchietta, la sorella zoccola e i videogiochi.

Gadgetlandia:
Ho chiesto al mio amico che ne sa di videogiochi: si vedono Pole Position, Missile Command e Galaga. Daryl, che è un computer ma anche un bambino, ci gioca come era sogno di tutti giocarci in quel periodo: pim, pum, pam e sei il più figo del mondo che tipo all’Astragame ti stendevano il tappeto rosso. Siamo ancora in un periodo storico in cui i computers, più sono grossi e ingombranti, più sono potenti, ma Daryl ha la capacità di dialogare anche a distanza con qualsiasi tipo di computer; dalla console casalinga, al computerone centrale del Penatgono, a un semplice bancomat. In più, altra cosa fighissima, gli basta vedere qualcosa per poi essere in grado di rifarlo uguale uguale! Dopo aver fatto una partita a Pole Position, guida meglio di Proust. Dopo aver visto un pilota fare delle acrobazie in auto, lui le rifà uguali! Dopo che un pilota gli ha spiegato ocme si guida un aereotaxi, lui porta da solo un Blackbird! Un Blackbird! Interessante notare come questa caratteristica (vedo le cose e le duplico) un tempo fosse appannaggio dei computer – se non sbaglio Automan funzionava più o meno così – mentre col passare del tempo è diventata prerogativa degli autistici. Vedi per esempio l’incredibile Chocolate, dove alla grandissima JeeJa Yanin basta vedere Tony Jaa in televisione per poi tirare calcieppugni in grosse quantità.

Un'invidia fotonica.

Un'invidia fotonica.

Nostalgia Canaglia:
Nessun flashback o voice over. Daryl è un film lievemente piagniucoloso, ma non nostalgico. Ovviamente è nostalgico a riguardarlo oggi, soprattutto per un’idea infantile e ottimistica di tecnologia. I Computer sono già tra noi: sono nelle camere dei nostri figli, come nei laboratori del Pentagono. Tutto parla una lingua a noi (uomo comune) ancora piuttosto incomprensibile, ma non impossibile. L’idea è che che ci basterà entrare in confidenza con questi strani mezzi per poi avere la possibilità di fare qualsiasi cosa.

Fattore bicicletta:
La prima bici si vede dopo dieci minuti, ma non ha nessun significato specifico: c’è una totale della scuola e si intravedono due o tre bici. Diciamo che sono biciclette di contorno. Di ben altro spessore le biciclette finali, quelle con cui Turtle e la sorella mediamente zoccola si gettano al salvataggio dell’amico Daryl. Un mezzo di trasporto grazie al quale puoi raggiungere un luogo segreto, che nemmeno i militari cattivissimi del Penatgono riescono a localizzare. Bicicletta dunque, come simbolo di libertà e indipendenza! Free Tibet.

Il Buio Oltre la Siepe:

Un altro lato che avvicina D.A.R.Y.L. a A.I. è questo: il “mostro” che impariamo ad amare, è proprio il protagonista del film. La differenza è che in A.I. si sa in partenza che David (Haley Joel Osment) è un robot. In questo caso Daryl ci conquista prima con la sua innaturale innocenza e tenerezza. Quando poi scopriamo che è così perché un robot, siamo sempre più conquistati e in più ne vogliamo uno tutto nostro. Quell’ammasso di cavi, quel robot (ok, è un cyborg e non è un ammasso di fili, fatte eccezione per il cervello fattop di chip, ma ci siamo capiti), è in realtà un cioffolotto tutto da abbracciare.

Che fine ha fatto?:
Come abbiamo detto, Barret Olivier era un po’ il divo del film. Nel 1982 aveva fatto la sua comparsa in Knight of the Phoenix, un episodio di Supercar. Nel 1984 ha recitato in La Storia Infinita e in Frankeweenie diventando uno dei bambini più cute di tutta Hollywood. L’anno successivo è la volta di D.A.R.Y.L. e di Cocoon. Da lì a poco però il fisico e la voce del nostro cambieranno radicalmente. Dopo Cocoon – Il Ritorno e soprattutto dopo Scene di Lotta di Classe a Beverly Hills, la sua carriera nel mondo del cinema subirà uno stop praticamente forzato. Oggi, a quanto pare, insegna fotografia in quel di Los Angeles. E ha questa faccia qui.

Dai... ti vedo comunque in forma.

Dai... ti vedo comunque in forma.

IMDb |Trailer

4 Comments

  1. Sara
    Posted 26 agosto 2011 at 14:46 | Permalink | Rispondi

    che film..!
    a parte che ero totalmente innamorata del’attore (beh, avevo tipo 7 anni! era pure più grande di me!),
    all’epoca ero assolutamente convinta che fosse tutto vero, tipo universo parallelo.. e non credo che fosse solo colpa della mia tenera età:
    quei personaggi erano un sunto del preadolescente all’ennesima potenza, nel quale assolutamente identificarsi in un modo o nell’altro-
    e aggiungo che come film, è invecchiato bene!
    nell’olimpo dei miei VHS preferiti D.A.R.Y.L era il più malinconico, sullo stesso scaffale dei Goonies, Explorers (del quale plagiai la trama, in un tema libero alle elementari, e presi 8!), Navigator, poi vabbè e più fantasy, ma di Labirynt mi ero imparata a memoria tutto il libro e lo recitavo nel doposcuola con le amiche.. u_u’

  2. raf
    Posted 29 agosto 2011 at 16:43 | Permalink | Rispondi

    Che Daryl guidi meglio di Proust è molto probabile, dal momento che a quell’epoca le auto dovevano essere piuttosto rare… (lo so che volevi dire Prost, volevo solo fare un po’ lo sborone!)

  3. fedemc
    Posted 29 agosto 2011 at 16:46 | Permalink | Rispondi

    Grandissimo Raf!
    le tue canzoni spaccano!
    il tuo ultimo singolo
    un’emozione inaspettata
    è veramente bello!
    grazie di esitere!
    sei meglio di kierkegaard!

    ad occhi chiusyyyyyyyyy
    tuffandocyyyyyyyyyy

  4. Posted 1 settembre 2011 at 10:13 | Permalink | Rispondi

    Rivisto ieri sera dopo aver letto questa recensione… me lo ricordavo una cavolata ed invece è proprio carina!
    Il videogioco delle macchine lo ricordo, ce l’avevo o era identico a quello, chissà, comunque che nostalgia!

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