Dall’anno prossimo dico “basta!”/9 – Lungo

Cosa (non) significa. Il critico, si capisce, si distingue dal comune spettatore anche perché non può accusare un film di essere “noioso”. E allora, con la consueta capriola argomentativa, rende oggettive impressioni soggettive e proietta la innominabile noia sull’asse del tempo cronologico, misurabile, uguale per tutti.

Comodi motivi per dire “lungo!”. A nessuno piace un film perché “lungo”, quindi si guadagna facilmente e con mossa furbesca la simpatia dell’interlocutore medio. Un po’ come “incomprensibile“, anche “lungo” ci aiuta a smarcarci dall’obbligo di capire meglio il film. Risulta indubbiamente d’aiuto quando non si ha proprio voglia di fare un corso accelerato di culture visuali lontane per decifrare il film vincitore dell’ambita Palla d’Oro del decennale di Seconda Visione.

Buoni motivi per non dirlo più. Si rischia di dare l’impressione che i film, come le concorrenti di Miss Italia, possano essere guardati solo dopo preliminare misurazione.

Lungo, ma molto bello. Facile facile: Fanny e Alexander di Ingmar Bergman. Se non fossero annegati in un mare di eventi e, diciamolo tranquillamente, di noia sublime, forse i fantasmi, le apparizioni e gli incendi della saga familiare degli Ekdahl risulterebbero molto meno inquietanti.

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