Royal Generazionale Rumble: Super 8 raccontato da padre e figlia.

Generazioni a confronto

Ed eccoci arrivati alla conclusione del nostro Speciale SuperOttanta. Vi siete persi qualcosa? Permettetemi di farvi un piccolo riassuntino. Prevoiusly, on SecondaVisione: abbiamo recensito un titolo a testa di quel bellissimo periodo cinematografico che ci ha reso le belle persone che siamo oggi. Quei film dove i protagonisti erano i bambini che scorrazzavano per le viette delle loro sonnacchiose cittadine periferiche americane sulle loro velocissime biciclette. Quei film dove  i genitori erano quasi sempre assenti (se non deceduti). Quei film dove c’erano alieni, vecchi tesori, navicelle spaziale e segreti in grado di cambiarci per sempre. Un cinema che – come la nostra adolescenza – è finito con un decennio e che oggi J.J. Abrams, con la supervisione Steven Spielberg, una delle voci più importanti di quel periodo, ha deciso di omaggiare. La domanda che ci ci siamo posti è: Super 8 è stato fatto solo per farci venire il magone a noi noiosi nerdacchioni per trovarci al bar e parlare di quanto era figo Giochi Stellari? O è fatto per rinnovare e riaccendere quel sacro fuoco nelle nuove generazioni? Per darci una risposta abbiamo mandato due nostri amici a vedere il film. Da una parte Tito Faraci, quarantaseienne, amico, scrittore e sceneggiatore di fumetti. Dall’altra sua figlia quindicenne Virginia. Gli abbiamo scritto di recensire per noi il film. Il tutto, dopo il salto.

Cominciamo con il parere di Virginia Faraci. Virginia ha 15 anni e sta per cominciare la quinta ginnasio. Il suo film preferito è Zombie di George A. Romero (che lei chiama “quello del supermercato”). Il suo spreferito è Mamma Mia. Interrogata sull’argomento, ha risposto: “forse ho visto un po’ i Gremlins. Ah, sicuramente E.T.“.

Super 8 è un film mozzafiato. Quando, dopo averlo visto, mi sono chiesta cosa avrei potuto scrivere per in questa recensione, mi sono ritrovata senza parole. Di film così non ne ho visti molti, ed ho trovato che ogni scelta, dalla trama alla fotografia, fosse perfetta. Il film parla di un gruppo di ragazzi che girano un film. Durante le riprese di una scena ambientata vicino a dei binari, i ragazzi vedono e filmano – con il vecchio modello di cinepresa Super 8 – qualcosa che non avrebbero dovuto vedere. Il film gira intorno a questo mistero, impersonato da una spaventosa creatura, della quale nessuno ha veramente intenzione di parlare. Così scopriamo la storia di una creatura aliena e del suo arrivo sulla Terra e anche la storia di Joe, un ragazzino molto fragile ma determinato, che lo aiuterà. Il clima di mistero che accompagna il mostro fa sì che questo faccia strapaura, e le musichette da thriller e le inquadrature ambigue che precedono la visione della creatura ti fanno balzare sulla poltrona. Ho trovato che non ci fosse nessuna parte del film prevedibile: dalla scelta dei personaggi alla storia dell’alieno, e questo lo ha reso unico ed imperdibile. Infine, il film vuole dare due insegnamenti. Il primo è che l’amore vince qualsiasi cosa (anche un incazzatissimo mostro gigante mangia-umani); il secondo è che non conviene farci le canne perchè se lo facessimo potremmo perderci l’arrivo o la partenza di un ufo.

Virgina Faraci

Ed ora passiamo la parola a Tito, padre di Virgina. Tito, oltre ad essere un amico e un grande appassionato di cinema, ha scritto storie immortali per testate come Topolino, Dylan Dog, Martin Mystère, Zagor, Diabolik e mille altre ancora. Ha anche lavorato con la Marvel: nello specifico ha scritto per Spider-Man, Devil e Capitan America.

Quando è uscito E.T., avevo diciassette anni. All’epoca dei Goonies e di Explorers, ero arrivato ai venti. Quei film erano fatti per me, in tempo reale. Il che, a ben vedere, vale anche per Super 8. E qui però sta la differenza. Quelli erano film per ragazzi. Questo è un film per i ragazzi di un tempo, diventati – ahi, che male – quarantenni e passa. Tant’è che venerdì sera in sala di teenager non ne ho visto nemmeno uno, a parte Virginia. (Ho dovuto passare la sera a precipitarmi a precisare che era “mia figlia” con tutti gli amici di Federico, il grande burattinaio di questa faccenda.) Ma, in fondo, fare un film per ragazzi – farlo bene, intendo – significa fare un film anche per ragazzi. Non restringere il proprio pubblico, ma allargarlo. Così come quando si scrivono un libro o un fumetto per ragazzi. Anche per ragazzi. Io ne so qualcosa. La forza di quei film di Spielberg, di Donner, di Dante (e di Zemeckis, certo…) è nella loro permanenza nell’immaginario. Un godimento che resta inalterato mentre sfrecciano generazioni ed epoche. E lo dice uno che in quei primi anni Ottanta, per inciso, preferiva la roba di John Carpenter, Dario Argento e addirittura del Michael Mann degli albori. Super 8 non è un falso film degli anni Ottanta. O, meglio, non è un credibile falso film degli anni Ottanta. Questo, paradossalmente, proprio per quel sovraccarico di icone e rimandi agli anni Ottanta, che ne costituisce un pregio e assieme un limite. Grandissimo sollazzo per cinefili e ultraquarantenni. Figuriamoci, poi, per un cinefilo ultraquarantenne. Ma anche sovraccarico ipertestuale, che rende il tutto tremendamente artefatto e a tratti lezioso. È una continua caccia alla citazione, al riconoscimento della canzone nella colonna sonora e del manifesto appeso sullo sfondo. Con parecchi aiutini e gomitatine per i più distratti. Soprattutto nella prima parte. Dove però il gioco funziona sempre, i personaggi ci sono e la sceneggiatura gira. Nella seconda parte, dove il film acquista più personalità e una parvenza di modernità, invece qualcosa nella storia si inceppa. Per esempio, com’è che ai due padri che si odiano da sempre basta un viaggio in macchina, dal punto A al punto B, per metterci una pietra sopra e diventare amiconi? E il personaggio del regista in erba ciccione, costruito con molta cura, perché viene improvvisamente accantonato subito prima della resa dei conti? Discorso analogo per il colonnello cattivo. Promettenti spunti che restano soltanto tali. Eppure… Eppure Super 8 mi ha divertito. Sembra poco, ma è tanto. È un film che mi ha coccolato, gratificato. Mi ha riportato indietro, a un’epoca migliore. Quando forse anche il cinema era migliore. Era migliore per me. Era una meraviglia, era un’evasione. Come lo è per i ragazzi protagonisti di Super 8, che evadono dalle frustrazioni di un’adolescenza in provincia proprio grazie a un film girato da loro stessi. Un film di zombi, che passa insieme ai titoli di coda. Momento in cui io e Virginia ci siamo forse divertiti di più, insieme. Perché i film di zombi sono la nostra grande passione di certi venerdì sera, quando mia moglie esce con le amiche e io resto a casa con Virginia e Giovanni, a guardare horror trucidi. “Quello del supermercato”, come lo chiama mia figlia, è uno dei suoi preferiti. Quando lo dice, il mio petto si gonfia di orgoglio.

Tito Faraci

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4 Comments

  1. Posted 12 settembre 2011 at 09:14 | Permalink | Rispondi

    Mi sono commosso più che per il film. Grandi Faracis.

  2. Posted 12 settembre 2011 at 09:30 | Permalink | Rispondi

    Bella (doppia) recensione!
    Se c’era già una voglia di vedere … pardon, gustarsi il film in sala ora è decuplicata!

    Non sottovaluterei questo passaggio di Virginia:

    “Ho trovato che non ci fosse nessuna parte del film prevedibile: dalla scelta dei personaggi alla storia dell’alieno, e questo lo ha reso unico ed imperdibile”

    … detto da un quindicenne di oggi, figlia di cotanto padre – e quindi mi aspetto edotta di parecchie cose in materia di narrazione – non mi pare assolutamente poco, anzi!

  3. Posted 12 settembre 2011 at 09:43 | Permalink | Rispondi

    Mi son piaciuti tutte e due gli interventi. Aggiungo che se dovessi chiedere un consiglio sul vedere o meno un film mi rivolgerei a Virginia. Invece, dopo averlo visto, mi piacerebbe conoscere il parere del padre. :)

  4. Dr Gaiba
    Posted 14 settembre 2011 at 09:35 | Permalink | Rispondi

    Io ho goduto fisicamente a guardarlo in più punti. Posso dire solo questo.

One Trackback

  1. By Prima di Super 8… « Latveria is for lovers on 14 novembre 2011 at 14:59

    […] di “Super 8″ c’era chi aveva già fatto un’operazione simile nei fumetti. Era Mark Millar e non […]

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