L’ultimo terrestre, Gian Alfonso Pacinotti, 2011

In previsione di uno sbarco alieno in fondo la prospettiva più terribile è che non accada proprio nulla. Si condensa in una scarna battuta dal vago sapore gattopardesco il -vogliamo chiamarlo così?- messaggio dell’esordio cinematografico del fumettista Gian Alfonso Pacinotti in arte Gipi, L’ultimo terrestre. Massima applicabile più ad una vagheggiata rivoluzione personale – unica dimensione possibile nel solipsistico orizzonte del contemporaneo- che ad un cambio di rotta storico, politico o sociale. Chè di sociale resta davvero poco, prima e dopo gli alieni, in un oggi che viaggia tra asetticità e squallore, tra ordine e merda, condomini e condòmini inscatolati in appartamenti a compartimenti stagni, mostruosità e prodigi poco prodigiosi di sedicenti profeti del nuovo mondo in contatto con le “creature della luce” aliene, abili a spillare qualche euro all’ignoranza superstiziosa del popolino in attesa dell’avvento.  Annunciato – che la citazione è d’obbligo – prima dei titoli di testa da una voce radiofonica su fondale blu di cielo stellato. Quando già gli scambi tra speaker ed ascoltatori ci fanno presagire l’incombente noia dei terrestri per l’ennesimo show televisivo nel quale lo sbarco alieno rischia di tramutarsi, del quale inebetirsi titillando il proprio inane ed inattivo voyeurismo. A tenere le fila dei vari episodi (o tavole?) di cui si compone il film un personaggio che, alieno a sè e agli altri, non può certo aver paura di marziani o venusiani, Luca Bertacci (Gabriele Spinelli), cameriere in una sala di Bingo, segretamente innamorato di Anna, la vicina di casa che spia dal balcone, cliente di una prostituta di mezza età che pare uscita da un film di Lynch, un transessuale come amico del cuore. Attorno a lui una girandola di personaggi (maschili in prevalenza) grotteschi nella loro pochezza ed egoismo, incastrati in ossessioni di varia natura, tutti profondamente soli. Come il vecchio padre di Luca (magnifico Roberto Herlitzka), che quando gli arriva dal cielo l’aliena -esageratamente fake nell’aspetto gli abitanti dell’altro mondo, a ricalcare un’iconografia da alieno roswelliano- a riassestargli la malconcia fattoria si affeziona a lei e la porta nel suo letto, salvo poi scontare le conseguenze dell’amore, e degli errori, in amore, che in cielo e in terra pare siano ripagati con la stessa moneta della routine, prima, e dell’abbandono, poi.  O i colleghi di lavoro che organizzano uno scherzo con tragico finale sotto agli occhi di Luca che si limita ad osservare l’orrore da dietro al vetro della sua auto, trasformato in schermo, si direbbe, di telegiornale.

Mai banale nella regia, con un’attenzione quasi pittorica per le immagini (una fotografia che uniforma cromaticamente le varie scene, virando da un freddo azzurro a un non più rassicurante giallo ocra, che dovrebbe riscaldare l’immagine e invece riesce a mantenerla straniante, vista da dietro una lente di plastica colorata), il film sconta forse il difetto di essere diretto da un artista che fatica a svestirsi dei propri panni di fumettista , e che riversa il proprio universo “pittorico” sulla pellicola. Creando dunque un film che manca di un quid cinematografico -di compattezza? di tempo?- per risolversi in una serie di tavole grafiche. Anche il finale lascia un chè di irrisolto, con lo sguardo del protagonista su un orizzonte in fiamme, ultimo terrestre di una popolazione in fuga soltanto quando l’apocalisse si manifesta. Metafora troppo scoperta, forse, di una capacità di sopravvivenza nei confronti dell’altro che può fronteggiare solo chi, a sua volta, è sempre stato l’altro. La curiosità è che Gipi non parte dal proprio lavoro ma da quello del collega Giacomo Monti, che in Nessuno mi farà del male immagina attraverso la sua matita la reazione allo sbarco alieno in terra d’Italia ai giorni nostri. Gipi ha fatto proprio quell’universo manipolandolo secondo le proprie personali peculiarità visive. Ne è uscito un film singolare, imperfetto forse ma che a tratti riesce ad essere coraggiosamente diverso. Vedetevelo.

Trailer| IMDB

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