Terraferma, Emanuele Crialese, 2011

Crialese è ossessionato da alcuni temi: il mare, innanzitutto, ma anche le persone che ci abitano vicino, ci cascano dentro, ci viaggiano sopra, per lavoro o per necessità. Di questo ha parlato in Respiro, dove però c’era un sentimento panico e ferino più presente, e in Nuovomondo, di cui Terraferma riprende il tema “migratorio”. Ma nella prima parte della pellicola che ha vinto il Gran Premio della Giuria alla Biennale sembra di stare più dalle parti dei Malavoglia di Scimeca. Attraverso gli interni, i volti, la lingua, Crialese riesce a cogliere e a ridarci l’ancestralità di una delle attività umane basilari – la pesca – in maniera quasi ieratica senza, però, essere scontato. Entra quindi in gioco, da subito, il mare: sepolcro per i fiori gettati in acqua nella processione per l’anniversario della scomparsa del padre di Filippo (un eccellente Filippo Puccillo, già visto negli altri film citati); ma anche il mare della riva, pozza di relax, ristoro e guadagno; e infine il mare dei pescatori, quello che si deve rispettare e che, in cambio, darà la vita, chiedendone qualcuna in cambio, come mitologia insegna.

Poi elementi esterni irrompono, portati (in maniera diversa) proprio dal mare: i migranti etiopi che il nonno Ernesto si rifiuta di lasciare in acqua, come vorrebbe la legge italiana (ma sarà proprio così?), in contrasto con quella del mare; i tre ragazzi “del Nord” che affitteranno l’appartamento di famiglia, come nei desideri di Giulietta (Donatella Finocchiaro: bravissima anche lei). Nuove genti, in opposizione a chi c’è, a chi sta, a chi vede l’isola su cui è ambientato il film come una terra-ferma, una, anzi, la casa. Crialese gioca sui contrasti, quindi, muovendosi nuovamente su terreni archetipici: la legge dello Stato e quella del Mare, i giovani e i vecchi, i forestieri e gli isolani, fino ad arrivare a lambire l’opposizione tra vita e morte. Non appena nonno e nipote portano a casa i migranti, infatti, una di loro partorisce, con l’aiuto di Giulietta. Ecco in campo un altro contrasto, quello delle due donne, che sono però accomunate dalla volontà di andare via dall’isola: se la donna etiope vuole raggiungere il marito che lavora a Torino per continuare a vivere, Giulietta sente che il suo futuro e quello del figlio non potranno svolgersi là, in mezzo al mare. Il turismo su cui punta il fratello di Giulietta, Nino (interpretato da Beppe Fiorello: un curioso attorcigliamento, quando si mette a fare “l’animatore”, considerando i suoi inizi di carriera) non basta, o meglio: è sufficiente per due mesi all’anno, il periodo in cui il mare è solo fonte del pesce fresco compreso nel “pacchetto appartamento” che la famiglia protagonista riserva ai turisti, oppure è una piscina blu nella quale stare a mollo per una decina di giorni.

L’irruzione più violenta, però, si ha quando altri migranti si “spiaggiano” sotto gli occhi dei turisti: la scena fa il paio, tematicamente, con quella che la precede: un “assalto” notturno girato meravigliosamente, di cui non diciamo di più qua. L’evento è dirompente per tanti motivi, diegetici ed extradiegetici: nel film questo segna Filippo, al punto tale che egli prenderà la-decisione-della-maturità (Crialese ha studiato negli USA e si vede in alcuni snodi della storia, classici e/ma efficaci); lo spettatore, invece, si sente diviso. Da un lato c’è sicuramente una compassione fortissima e il senso di comunanza con i turisti che danno da bere ai poveri cristi (qualcuno li fotografa, ma vabbè). Ma dall’altro questo gesto di bontà (enfatizzato da ralenti) è eccessivo, o quanto meno più teso alla speranza che alla materialità che il film ha esibito fino a quel momento.
Insomma, Crialese sa che carte ha in mano: talvolta le gioca in maniera sublime, con primi piani e silenzi. Talvolta, invece, mostra troppo il suo talento, appoggiandolo alla struttura del film, arrischiandosi (per esempio) a fare vedere un ragazzino migrante che posa le mani su un mappamondo colorato e illuminato in una stanza buia. Sarò sempre il solito “minimalista”, ma un pochetto in più di rigore non avrebbe guastato.

IMDB | Trailer

3 Trackbacks

  1. By Vitaminic – E si ritorna in pista! on 5 ottobre 2011 at 15:12

    […] in ambito festivaliero, abbiamo parlato di Terraferma, il film di Emanuele Crialese che ha vinto il Premio della Giuria a Venezia, un mese fa. Crialese […]

  2. By Extreme Moviegoing | A Day in the Life on 13 dicembre 2011 at 12:36

    […] Vasco Rossi sparato a volumi indegni, be’, è stata dura. Eppure sono riuscito a scriverne, sull’altro blog. Del film, eh. Condividi:MoreLike this:LikeBe the first to like this […]

  3. […] equo e solidale – Terraferma, di Emanuele Crialese – E ora dove andiamo?, di Nadine Labaki – Le nevi del Kilimangiaro, di Robert […]

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