Contagion, Steven Soderbergh, 2011

Se la filmografia di Steven Soderbergh fosse analizzata in laboratorio, troveremmo questa legge, dedotta dalla sperimentazione: quando S. vuole divertire e divertirsi, riesce. Quando vuole fare l’autore  e solleva il sopracciglio, sarebbe da prenderlo a schiaffoni fino a farlo svenire. Questo Contagion sta al film catastrofico “classico” come gli Ocean’s stavano all’heist-movie d’antan. Nel mettere in scena, attraverso una serie di storie e personaggi, l’espansione di un misterioso virus tanto contagioso quanto pericoloso, il regista non fa altro che sciorinare, con grandissima professionalità, tutti i luoghi comuni del genere, appunto. Abbiamo quindi lo scienziato-simbolo (Laurence Fishburne), la scienzata-coraggiosa-che-però-schiatta (non vi diciamo chi è perché non vogliamo rovinarvi la sorpresa), il militare (il grandissimo Bryan Cranston di Breaking Bad), il protagonista “uomo qualunque” (Matt Damon), l’elemento di disturbo (il blogger d’assalto Jude Law), eccetera eccetera. Nulla di nuovo, insomma, se non una sobrietà maggiore di quella che si trova nei disaster-movies degli anni Settanta (decennio d’oro), più alcuni aggiornamenti e strizzatine d’occhio.

Se, però, le strizzatine d’occhio funzionano (che goduria avere Gwyneth Paltrow nel cast e farla morire orribilmente dopo dieci minuti di film: Janet Leigh ne sa qualcosa), alcuni aggiornamenti mica tanto. Uno su tutti, il personaggio interpretato da Jude Law. Appuntatevi questi elementi: YouTube, Twitter, clic, followers, verità, controinformazione. Scritti? Be’, non credo che le annotazioni di Scott Z. Burns, che ha sceneggiato il film, fossero più approfondite. Insomma, cascano un po’ le braccia quando Law dice che “la blogosfera vuole sapere”. Blogosfera? Mi sa tanto di “vediamo alla voce di Wikipedia”. C’è da dire, però, a difesa di Burns, che l’aspetto scientifico del film tiene bene. Ci sono, sì, le Spiegazioni, ma il sentore che uno scienziato a un certo punto dica “proteina recettore, come se fosse Antani, con quella molecola”, non c’è: butta via. Ci sono anche i cartelli che scandiscono i giorni di diffusione del virus influenzale: un modo per rimanere nei binari di genere, sfruttato però abilmente nell’ultima sequenza del film. Insomma, non è che non ci siano difetti e mettiamo tra questi anche il doppiaggio italiano del personaggio interpretato da Marion Cotillard: chiudendo gli occhi, si ha l’effetto straniante di pensare che si sia materializzata sullo schermo l’ispettrice Clouseau.
Contagion, comunque, rimane un buon prodotto di intrattenimento: ha la durata e il ritmo giusto, il finale che ci si aspetta, attori che usano la loro professionalità al meglio, così come fanno tutti quelli della troupe.

IMDB | Trailer

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  1. […] da debolezza umana. Questa serie è interessante, perché fa quello che tentano George Clooney e Steven Soderbergh, però […]

  2. […] da debolezza umana. Questa serie è interessante, perché fa quello che tentano George Clooney e Steven Soderbergh, però […]

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