Cave of Forgotten Dreams in 3D, Werner Herzog, 2010

Tra le varie prelibatezza del programma di quest’anno del Milano film Festival, c’è stata l’attesissima proiezione del documentario Cave Of Forgotten Dreams , diretto nel 2010 da Werner Herzog. La particolarità del film è quella di essere in 3D. Dal fondo delle classe si alza la voce dello scalmanato della 3°C, Sandro Tirappugni: “Minghia prof, ma lei è veramente un anzianotti! Oggi i film in 3D li fanno tutti!”. Sandro Tirappugni ha un Sandro Tirappugni ha visto tutti i film in 3D usciti dal 2009 (data che fissiamo come riscoperta di questa tecnologia) ad oggi. Il suo “prefe” è The Final Destination. L’ha visto per ben tre volte. Sandro Tirappugni non conosce Werner Herzog. Normale quindi che il Sandro Tirappugni non si stupisca del fatto che Cave Of Forgotten Dreams sia in 3D. Ma la questione è un’altra. Mentre i segnali di stanca del 3D applicato ai blockbuster o ai filmetti da cassetta si fanno sempre più evidenti, il ritorno alla tridimensionalità sembra oggi interessare registi – mi si permetta la stupida semplificazione – più “colti”.

Wim Wenders ha girato Pina, il documentario su Pina Bausch. Quei pochi che l’hanno visto mi dicono meraviglie. Marco Bellocchio pare sia interessato a sperimentare con questo formato. E poi c’è Herzog, che a 69 anni si mette a sperimentare con il 3D. Non vi commuove la cosa? Ma che cuore di pietra avete, che a pensare a Werner che si mette lì a fare tricchete tracchete con il 3D, non vi viene neanche una lagrimina? Vergognatevi! Aridi buzzurri che non siete altro. Dispiace dirlo (nel senso che si rischia di apparire snob), ma grazie all’interessamento di questi personaggi, il 3D ridiventa interessante. Perché? Semplicemente perché ha una sua giustificazione. Non c’è solo perché “minghia prof, oggi tutti i film c’hanno il 3D!”. Non c’è solo perché se oggi fai Capitan America, non puoi fare a meno di avere una scudata che ti arriva in fazza. Werner Herzog lo fa per sperimentare. Il 3D in Cave of Forgotten Dreams diventa funzionale alla storia. Che storia? (Che storia…)

Siamo in Francia: il 18 dicembre 1994, lo speleologo e fotografo Jean-Marie Chauvet, insieme a Éliette Brunel e Christian Hillaire, scopre la Grotta Chauvet. Oltre ad essere di rara beltà, la grotta in questione ha una particolarità: “La grotta presenta pitture e incisioni rupestri di diversi animali quali bisonti, mammut rossi, gufi, rinoceronti, leoni, orsi, cervi, cavalli, iene, renne ed enormi felini scuri. Soli o ritratti in branco, nei colori resi disponibili dagli elementi naturali, gli animali ritratti assommano ad oltre 500 opere databili di circa 32 mila anni fa”. La copio da wiki che magari scrivevo della ciofecherie. Cosa importante da dire: la grotta è piena di disegnetti rupestri conservati in maniera incredibile grazie a strane condizioni atmosferiche che ci sono solo in quella grotta. Una scoperta incredibile, insomma. Werner Herzog, una volta venuto a conoscenza dell’esistenza di questa grotta, ha chiesto tutti i permessi di questo mondo ed è riuscito ad ottenere un permesso speciale per poter girare all’interno della grotta Chauvet. Con una troupe estremamente ridotta, Herzog ha ripreso da vicinissimo questi antichissimi disegni rupestri. E ha scelto di farlo in 3D. Per quale motivo?

Gli antichi uomini scimmia scendevano in questa grotta e, tra un mugugno e un altro, facevano i disegnetti. Sceglievano un punto di roccia che gli piaceva e poi si mettevano a disegnare gli animali che avevano visto o cacciato. Le pareti ovviamente non erano lisce come un foglio di carta (o uno schermo cinematografico), ma presentano rientranze, insenature e protuberanze. Elementi per altro che aumentano la loro visibilità a secondo del quantitativo di luce che li investe. Una volta finito, per una serie di giuochi di luce, per l’effetto che davano gli spigoloni e le rocce, dava l’impressione di essere in movimento. Una sorta di cinema (veramente) primitivo. Lo scopo di Cave of Forgotten Dreams diventa quello quindi di ricreare quello stupore che si provava un tempo di fronte a quelle opere d’arte. Il 3D funziona quindi come una macchina del tempo. Il suo scopo è di metterci in contatto diretto con la mente di quegli uomini che guardavano quei disgnetti. La sua funzionalità è quella di ricreare in noi quell’antico stupore, quella magia che animava i sogni. Qualche povero di spirito potrebbe vedere tutto questo come una quarantina di minuti di spigoli e roccette che ti finiscono in faccia, ma è gente che evidentemente non ha mai fatto dei bei sogni.

Oltre a tutto questo ci sono ottime interviste a molti degli scienziati e ricercatori che lavorano nel campo della speleologia e un finale su cui è meglio non dire nulla ma che è una sorta di summa del cinema di Herzog e che ha a che fare con i coccodrilli albini. Se esce e non lo andate a vedere in 3D, rubo una delle espressione preferite di Sandro Tirappugni, “siete degli scemipagliacci!”

IMDb | Trailer

One Comment

  1. Posted 10 ottobre 2011 at 15:25 | Permalink | Rispondi

    Ma esce? C’ho la bava alla bocca! Mi sto ancora maledicendo per essermelo perso al MFF.

    Oh poi la foto del bambino m’ha fatto sbragare :)

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