A Dangerous Method, David Cronenberg, 2011

Lo so che siete venuti a vedere il film solo per questa scena. Mo' vi beccate due ore di battibecchi tra Freud e Jung

Partiamo con il piede sinistro. Quello sbagliato. Partiamo dalla mano dell’Autore. La mano di Cronenberg in questo film si riconosce da come gira il selling point di questo film. La scena che se l’avesse girata Tarantino, nei prossimi 5 anni avremmo avuto giovani filmaker citanti che riprendevano MITICHE scene in cui il loro cugino sculaccia la loro compagna di classe carina  del liceo che ha sempre voluto fare l’attrice.

La scena primaria (eh, eh, che doppio senso arguto e per pochi), quella che si vede anche nel trailer. Quella che era scritta nel soggetto. E solo quella c’era nel soggetto”

“Michael Fassbender prende a cinghiate sul culo Keira Knightley. E ha un monocolo!”

Il produttore l’ha letto e ha detto: “ok, abbiamo il film. Ora  costruiteci la ciambella intorno”.

Ecco: l’avesse girata Tarantino avremmo citazioni, l’avesse girata Faenza ci rotoleremmo in terra dal ridere, l’avesse girata Almodovar “Ah, quel provocateur”.

La gira Cronenberg e la depura da ogni erotismo, saranno il baffo e gli occhialini di Fassbender, sarà l’interpretazione della follia di Keira (io la chiamo così), sarà il fatto che vedere questa scena dopo dotto disquisizioni sulla psicanalisi la ammoscia, ma noi si preferisce attribuire la mancanza totale di senso erotico ed eccitazione al fatto che l’Autore non ha perso la mano, ma capace di vivisezionare i corpi allo stesso modo delle perversioni come faceva un tempo.

Allo stesso tempo, però, l’Autore è invecchiato. Capita a tutti. A Cronenberg da Spider in poi. È passato dall’essere un visionario dall’inconsapevole potenziale teorico, a letterario e teorico analista della propria visione del cinema (et del mondo, ça va sans dire).

La dura realtà della vita è che non si può fare Videodrome alla soglia dei settant’anni, e quindi è forse la scelta meno rischiosa, ma anche la più onesta, lasciare lo spazio della mutazione, alterazione, mutilazione ad altri che hanno imparato da lui, per mettersi a riflettere su quello che lo ha sempre mosso da Stereo in poi.

Qui non si vuole fare una difesa di ufficio di un vecchio amicone che ci ha regalato tante gioie (e La mosca, che sta nella mia personale top three dei film più disturbanti mai visti. In questa classifica ci sta Salò), anzi. Il film è vivamente sconsigliato. Piatto fino al midollo del quasi televisivo, cosa che non ti aspetteresti da Cronenberg, quasi con la voglia di dimostrare di saper fare del cinema “serio”. Quasi De Oliveira, per l’uso della parola. Tutta un’altra roba rispetto a quello che ci si aspetta. E le sorprese di solito fanno sempre piacere.

Diciamo che o si consiglia solo a quelli a cui viene un vago interesse – e siete pochi, lo so – a indagare il rapporto tra Freud e Jung e le ragioni personali e (soprattutto) teoriche della loro rottura. Misticismo vs. metodo scientifico, realismo vs. promessa del futuro, parapsicologia vs. dati riscontrabili. Padre geloso vs. figlio dotato ma sborone. A me ha intrigato, e me lo sono goduto, ma sicuramente per una buona mezz’ora ho pensato seriamente all’Alzheimer che colpisce i registi ad un certo punto della carriera.

Gli altri motivi per vederlo sono quelli che potrebbe raccontarvi un paladino del cinema di qualità: attori, sceneggiatura (in alcune batture, quasi perfetta, con la capacità di tratteggiare il rapporto tra i due con due salaci scambi in croce: il pragmatico, invidioso, patriarca Freud e il narciso, arrogante e ariano Jung).

Ecco, se dieci anni fa uno mi avesse detto “Ah, l’ultimo Croneberg: Che attori, ma che sceneggiatura ad orologeria” gli avrei riso in faccia. E adesso vado allo specchio a ridermi in faccia.

La coerenza è un pregio? Il fatto che l’oggetto di tutti i suoi film diventi man mano sempre più verboso e meno sanguinolento, sempre più dialogante e meno mutante, può essere considerato un pel più in pagella? Io nella mia materia glielo do, anche se so benissimo che sulla valutazione finale ci sono delle cose che non contano più di tanto. Tanto più che la piega che aveva preso negli ultimi film, anche History of violence e La promessa dell’assassino mi sembrava un’involuzione incapace di esplodere in qualcosa. Ecco, in questo film sembra che la riflessione sul corpo e altre cronenbergate varie non cerchi rifugio nel letterario (Spider) o nel genere (gli altri due) ma faccia, metacinematograficamente, una talking-cure. Un film sotto psicanalisi insomma, che può legittimamente non interessare.

Cosa ci si ricorda di La promessa dell’assassino: una scena, la lotta nella sauna. Spettacolare, virtuosa e assolutamente capace di attrarre attenzione anche allo spettatore più impegnato a limonare/pensare alle bollette.

In questo caso, il paradosso della scena potente è che è talmente potente sulla carta che diventa dimenticabile, che era talmente erotica da raccontare che diventa una parola tra le 200 mila che vengono scambiate.

Insomma, Croneberg si mette a parlare e fa sempre il solito discorso, un pochino più alto, un pochino (leggi: molto) più verbalizzato.

Nessuna scatola cranica che esplode, nessun corpo deformato (se non nell’interpretazione perfettamente e virtuosamente fastidiosa di Keira – ciao, Keira, punish me) ma tante parole. Ben scritte, ma sempre parole.

Io non riesco a dire di esserne contento, ma non riesco a dire nemmeno di esserne deluso. Rimango vagamente interessato, do una pacca sulla spalla a David e gli dico “Ah, formidabili quegli anni in cui le teste esplodevano. Adesso siamo qui e giochiamo a bridge con la teoria”.

Ah, per chi non se ne fosse mai accorto,Viggo Mortensen è enorme.

Trailer|IMDB

3 Trackbacks

  1. By Vitaminic – Dottori on 12 ottobre 2011 at 15:50

    […] redazione, però, si è divisa ed è stato chiamato per parlarne al telefono Manu, autore anche del post sul film sul nostro […]

  2. […] filodrammatica – Scarlett Johannson per The Avengers – Keira Knightley per A Dangerous Method – Margherita Buy per Magnifica presenza – Rachel McAdams per Midnight in Paris – Laura Chiatti per […]

  3. […] Attrice filodrammatica Keira Knightley per A Dangerous Method […]

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