Speciale Nicolas Winding Refn: Fear X, 2003

Nato a Copenaghen il 29 settembre 1970, Nicolas Winding Refn è in questo momento il capo del mondo. A dire il vero lo è da tempo, ma l’incoronazione vera e propria è avvenuta all’ultimo Festival di Cannes. Alla Croisette il nostro ha portato Drive, grazie al quale s’è portato a casa il prestigioso Prix de la Mise En Scène. Venerdì 30 settembre il film uscirà nelle nostre sale. Per scaldare i motori a modino, Seconda Visione vi offre uno ricco speciale su questo grande uomo di cinema. Ripercorreremo tutta la sua filmografia, un film al giorno.

Oggi il nostro FedeMC ci racconta di Fear X.

Oggi trattiamo il film meno visto e citato, almeno da noi, di Nicolas Winding Refn. Parliamo del misterioso Fear X, il film che doveva lanciare il talento del danese negli Stati Uniti e che invece poteva costargli la carriera. Dopo i successi in patria di Pusher e Bleeder, nel 2003 il regista viene scelto per portare su grande schermo una sceneggiatura firmata da Hubert Selby Jr., penna a cui dobbiamo romanzi come Ultima Fermata Brooklyn e Requiem For A Dream, entrambi portati con successo su grande schermo rispettivamente da Uli Edel e da Darren Aronofsky. Il cast è di prim’ordine: oltre al protagonista John Turturro si riconoscono infatti Deborah Kara Unger e il grande James Remar. Insomma gli ingredienti per un successo annunciato c’erano tutti e invece il film è stato un clamoroso flop. Parliamo di un vero e proprio disastro commerciale, colpevole di aver mandato in bancarotta il regista con un debito di un milione di dollari. Vediamo quali possono essere stati i motivi di un così ciclopico fail.

Partiamo dalla storia. Harry Caine (Turturro) è una guardia giurata in servizio in un grande magazzino. Proprio lì, poco tempo prima, è stata uccisa sua moglie, rimasta vittima di una sparatoria che è costata la vita anche a un poliziotto. Il colpevole è riuscito a scappare e l’omicidio è rimasto irrisolto. Harry è ossessionato dalle perdita dell’amata e passa le nottate a guardare e riguardare le videocassette del circuito di sorveglianza del grande magazzino, nella speranza di trovare un qualche indizio che lo aiuti a capire come mai sua moglie è stata uccisa.

Se è vero che Fear X può essere considerato a ragione il titolo più debole dell’intera filmografia di Winding Refn, è anche vero che ha più di un motivo d’interesse. Oggi il regista è giustamente considerato un autore con tanto di A maiuscola e, nei successivi  sette anni e cinque film diretti, ha dimostrato di maneggiare con estrema consapevolezza e disinvoltura generi e registri differenti. All’epoca invece, oltre ad essere sconosciuto al grande pubblico, era noto per due film sostanzialmente iperrealisti, diametralmente opposti a Fear X. Se per descrivere Pusher qualcuno ha usato l’aggettivo tarantiniano, qui siamo dalle parti del lynchiano. Sia chiaro, entrambi gli aggettivi sono usati piuttosto a sproposito, ma rendono l’idea. Fear X è il racconto di un’ossessione, di una detection che perde progressivamente di significato e che porta il protagonista in un mondo dove i confini tra ciò che è reale e non si fanno via via sempre più sfuocati o, per rimanere nel film, forse sarebbe meglio dire spixelati. Man mano che il racconto procede, si ha come l’impressione di un film che si chiude volutamente su se stesso, senza la minima voglia di venire incontro allo spettatore ma, al contrario, negandogli una rassicurante chiave di lettura. Registicamente si notano grosse differenze rispetto al passato: alla macchina a spalla e alla velocità stilistica dei film precedenti, si sostituisce la costruzione di un quadro estremamente statico e saturo. Forse proprio per questo Fear X è un vibrante di una personale energia oscura, ma con più difetti che pregi.

IMDb | Trailer

Pubblica un Commento

Required fields are marked *

*
*

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: