Speciale Nicolas Winding Refn, Pusher II, 2004

Nato a Copenaghen il 29 settembre 1970, Nicolas Winding Refn è in questo momento il capo del mondo. A dire il vero lo è da tempo, ma l’incoronazione vera e propria è avvenuta all’ultimo Festival di Cannes. Alla Croisette il nostro ha portato Drive, grazie al quale s’è portato a casa il prestigioso Prix de la Mise En Scène. Venerdì 30 settembre il film uscirà nelle nostre sale. Per scaldare i motori a modino, Seconda Visione vi offre uno ricco speciale su questo grande uomo di cinema. Ripercorreremo tutta la sua filmografia, un film al giorno.

Oggi è la volta di Paolo, folgorato sulla via di Pusher II.

Ora, che certa gente – tipo me – sia riuscita a usare per anni l’espressione “gangster movie” senza aver visto i film di questo individuo e soprattutto Pusher II è una vergogna. Cos’ha di particolare questo film che pure inizia come mille altri del genere con un criminale misero e pelato che esce di galera, continua tra cocaina, prostitute e furti d’auto e finisce in mezzo al sangue?
Intanto l’ambientazione: la Danimarca, l’ultimo paese al mondo in cui si pensa possa esistere un’emergenza criminalità, proprio per questo un fondale interessante. La macchina da presa sta stretta, non ricostruisce l’ambiente da cui le azioni nascono né il contesto che le giustifica. Niente società socialdemocratica protettiva ma arida, poliziotti corrotti o tossici che si vendono la zia per comprare il crack, insomma, ma piccoli criminali del tutto privi di charme che consumano relazioni autoreferenziali in spazi isolati tra loro (il garage, la casa di Kurt, il ristorante del party).
Poi un personaggio per cui fare il tifo con tutto il cuore. Tonny, interpretato da Mads Mikkelsen, è un perdente particolare: non è un eroe sfortunato che ha l’obbligo di riallinearsi alla propria moralità, come gli uomini di John Woo, né un enigmatico cavaliere alla Melville, né uno psicopatico che condensa e fa esplodere il male della società circostante. Tonny è un povero drogato/spacciatore che viene considerato da tutti un ritardato, che si guarda continuamente allo specchio, come se dovesse capire bene chi è, e che – siamo lontani anche degli esistenzialisti di Edward Bunker – non ha un destino che lo trascina da qualche parte. Il suo riscatto, sempre che ci sia, è un po’ come quello di Fantozzi al trentottesimo “coglionazzo” rimediato da Catellani: un colpo d’orgoglio che non prelude necessariamente ad alcun cambiamento.
Per chiudere, almeno una sequenza da antologia: la festa di matrimonio che conduce inesorabilmente al finale. Un locale atroce schermato da tendine, sposa e testimone che si chinano a raccogliere avanzi di cocaina buttati per terra, neonati che dormono mentre passa a tutto volume la eurodisco più ignorante della storia, il protagonista ripudiato dal padre che si rifugia nei bagni: una disperazione che non si riesce a raccontare e quindi va vista, anche doppiata in tedesco.

 Trailer|IMDB

One Trackback

  1. […] giovinezza rimprovera al vecchio pusher Milo (Zlatko Buric, già nei precedenti Pusher e Pusher II) i suoi metodi antiquati e il suo pessimo danese da slavo mai integrato. Ventiquattro ore nelle […]

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