Speciale Nicolas Winding Refn: Bronson, 2008

Nato a Copenaghen il 29 settembre 1970, Nicolas Winding Refn è in questo momento il capo del mondo. A dire il vero lo è da tempo, ma l’incoronazione vera e propria è avvenuta all’ultimo Festival di Cannes. Alla Croisette il nostro ha portato Drive, grazie al quale s’è portato a casa il prestigioso Prix de la Mise En Scène. Venerdì 30 settembre il film uscirà nelle nostre sale. Per scaldare i motori a modino, Seconda Visione vi offre uno ricco speciale su questo grande uomo di cinema. Ripercorreremo tutta la sua filmografia, un film al giorno.

Oggi recuperiamo un vecchio post del nostro FedeMC: Bronson.

Prima di Valhalla Rising – drogatissimo film di fantascienza coi vichinghi di cui vi parleremo domani – Nicolas Winding Refn ha girato il suo film finora più ricco e ambizioso. Un biopic sul carcerato più pericoloso del Regno Unito, a.k.a. Micheael Peterson. Meglio conosciuto come Bronson. Domanda. Chi è veramente Michael Peterson?

Michael Gordon Peterson è nato a Aberystwyth, Galles, il 6 dicembre del 1952. Di buona famiglia, viene descritto dalla zia come “una ragazzo amorevole: sempre disposto ad aiutare il prossimo”. Grazie al suo fisico imponente, trova presto lavoro come forzuto presso il Circo della città di Luton, nel Bedfordshire. Contemporaneamente comincia a farsi notare come bare knuckle boxer, letteralmente “pugile a nocche nude”, l’originale forma di boxe, quella senza guantoni. Nel 1974, a 17 anni, viene arrestato per rapina a mano armata. Il bottino è di 26 pounds. La pena è di 7 anni. Durante la prigionia decide di abbandonare il suo vero nome per cambiarlo in Charlie Bronson, come Il Giustiziere della Notte. Ora, non vorremo smentire gli amorevoli resoconti della zia, ma Charlie Bronson non dev’essere proprio una personcina ammodo. Tant’è che ad oggi – dicembre 2009 – è ancora un prigioniero di classe A presso il penitenziario di massima sicurezza di Wakefield. Fanno 35 anni di prigione. Di cui 30 in isolamento. Come mai? Perché durante tutto questo tempo non se n’è stato certo con le mani in mano, ma ha preferito collezionare reati: aggressioni, ricatti, risse, minacce di cannibalismo… di tutto. Qualche esempio. Nel 1994, in una delle 120 prigioni in cui è stato, rapisce un secondino. Come riscatto chiede: una bambola gonfiabile, un elicottero e una tazza di tè. Nel 1998, tiene segregati due dirottatori iracheni e un terzo ostaggio. Insiste per farsi chiamare “Generale”. Vuole un aereo per Cuba, un Uzi, tante munizioni e un’ascia. Dice ai negoziatori che, a meno che le sue richieste non vengano immediatamente soddisfatte, si mangerà uno dei due iracheni. A un certo punto chiede a uno dei suoi prigionieri di colpirlo “very hard” con un martello. Nessuno osa. Charles Bronson decide allora di tagliarsi una spalla con un rasoio. Durante il processo, messo di fronte alle sue colpe, Charles si dichiara “As guilty as Adolf Hitler”. Altri sette anni di pena vinti. L’anno successivo tiene legato per due giorni un insegnante dell’istituto in cui si trova. Le sue richieste questa volta sono decisamente più modeste: due cheesbuger con patatine. Nel molto tempo libero a disposizione, si tiene in forma con un regime di 2,500 flessioni al giorno. Occupazione che gli ha dato lo spunto per pubblicare il libro Solitary Fitness, un volume in cui spiega come mantenersi in forma in ambienti angusti. Ha pubblicato 11 volumi di poesie e si è cimentato in molte forme d’arte, dalla scultura al disegno. Nel 2001 si è sposato con Sara Rehman, una donna musulmana che gli ha scritto dopo aver visto una sua foto su un giornale. Ma le cose non hanno funzionato. Si sono già separati e lei ha scritto due libri sul loro breve matrimonio, da cui lui non ne esce benissimo. Ha vinto 11 volte il Koestler Trust Award e al momento, proprio grazie al film a lui dedicato, gode di fama mondiale.

Insomma, una vita che sembra già Cinema. Nicolas Winding Refn però è riuscito a realizzare un biopic distante da quello che sarebbe potuto diventare in mano a un regista poco fantasioso. L’intento di Bronson non è tanto quello di raccontare l’avventurosa vita di un pazzo strampalato, quanto un tentativo di inquadrare psicologicamente un artista unico. Charles Bronson – un uomo narciso e vanitoso – ha evidenti qualità artistiche che si manifestano però non nella “creazione”, quanto nella “distruzione”. Il centro d’interesse della pellicola è il momento in cui Michael Peterson rinuncia alla sua identità e si trasforma in Charles Bronson, diventando un uomo votato all’Arte che raggiunge solo attraverso la violenza. Il film in sé quindi – dopo una prima e breve parte canonica – insegue diversi stili evidentemente debitori da altre forme d’espressione come la pittura, il teatro, la tanto temuta videoarte e soprattutto la musica. Come è stato già detto da molti, Bronson sembra in qualche modo in linea con l’idea di pop art perseguita da Kubrick in Arancia Meccanica. Refn – e un clamoroso Tom Hardy nella parte del protagonista – sono riuscito a rendere quello che poteva essere un normale racconto biografico un film libero e incredibilmente vitale.

IMDB | Trailer

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