Blood Story, Matt Reeves, 2011

Fondamentalmente il post di questo film si potrebbe concludere qui, solo con quest’immagine. Ma c’è da fare i conti con la mia logorrea e con chi magari, guardando queste due immagini, non capisce di cosa stiamo parlando. Allora, procediamo con ordine. A sinistra vedete un fotogramma tratto dal film Let The Right On In di Tomas Alfredson, girato in Svezia nel 2008. A destra un fotogramma tratto dal suo remake americano, Let Me In (in italiano s’è scelto incomprensibilmente di cambiarlo in Blood Story, veramente senza un perché? No, veramente, voi avete un’idea del perché di questa scelta? Io, come Tiziano Ferro, non me lo spiegare) diretto da Matt Reeves. Sono due fotogrammi speculari tratti dalla stessa sequenza. Ora, chi ha visto i film ha probabilmente capito a che sequenza stiamo facendo riferimento. Tranquilliziamo però chi non li ha visti: quello che sta accadendo nel film non è rilevante ai fini del nostro discorso. Ci interessano di più i dettagli. Ci interessa molto di più notare che, mentre Lina Leandersson indossa una camicetta bianca, Chloë Grace Moretz sfoggia una T-Shirt dei Kiss, per la precisione quella del disco Destroyer. Non è una sottigliezza: è una piccola scelta scenografica, di costumi, che spiega come si sia approcciato il remake del film.

Ora, si passa sempre per antipatici, rompipalle e sfigati a fare discorsi del genere. Ma non è colpa mia. La colpa è solo vostra. Siete voi che pensate che siccome uno passa la vita a vedere film e sa che quel dato film cinese è identico a quello fatto quattro anni dopo da Scorsese, è un rompiballe. Siete voi che siccome uno ha visto a tempo debito l’originale di questo film, automaticamente lo immaginate convinto a voler difendere a spada tratta l’intoccabilità del piccolo film svedese. Siete voi che già mi vedete sulle barricate pronto a voler bruciare in piazza il remake americano prodotto dalle multinazionali del terrore. Niente di più falso. Tanto più che, in questo specifico caso, l’originale è circolato ampiamente sia negli Stati Uniti che – addirittura – da noi in Italia. L’avete visto Lasciami Entrare? Se la risposta è “no!”, è un problema vostro.

Insomma, il film di Alfredson conquista metà del pianeta e gli Stati Uniti, mentre uccidono con le loro mani dei piccoli bambini nicaraguensi indifesi, lo rifanno. Sai che scandalo.  Da queste parti non è che ci si esalta esponenzialmente al grado di esoticità del film. Com’è Blood Story? Uguale identico al film di originale. C’ha veramente un bel coraggio Matt Reeves a dire che lui non ha preso neanche in considerazione il film di Alfredson e che ha voluto girare un film più vicino al libro. Non è vero: Blood Story è identico a Let The Right On In. Questo è un bene o un male? Non è necessariamente un male. Il motivo è semplice: il film di Alfredson era un film splendido, unico, distante da tutto quello che per Hollywood è l’horror o il genere vampiresco. Lo stesso lo possiamo dire oggi per Blood Story, che però gioca proprio in quel campionato. Nel suo essere pedissequo, nel suo essere obbiettivamente una fotocopia, si pone comunque come un film unico e bizzarro se lo confrontiamo con quello che lo circonda. Certo, poi ci sono i colpetti bassi come “visto che siamo nel 1983 ci piazzo una bella maglietta dei Kiss”, ma tutto quello che conta non viene modificato. Rimane dunque un’inedita, spiazzante, tenera, tristissima ed impossibile storia d’amore. Se chiedte a me, meglio l’originale, ma il succo del discorso è “recuperate, gente. Recuperate.”

IMDb | Trailer

One Comment

  1. Posted 6 ottobre 2011 at 17:17 | Permalink | Rispondi

    Libro e film originale li ho adorati. Questa è l’ennesima recensione che leggo del remake e, a questi punti, penso proprio che lo guarderò, se non altro per poter farmi anche io una mia opinione.
    Dai fotogrammi, però, mi sembra sempre più evocativo il primo.

Pubblica un Commento

Required fields are marked *

*
*

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: